Fragonard

A. Jean-Honoré Fragonard

Pagine correlate: La critica del Novecento – Prima serie di opere – Seconda serie di opere.

Fragonard: Il gioco della mosca cieca.
Il gioco della mosca cieca.

Fragonard: A. Jean-Honoré Fragonard nasce a Grasse nel 1732 e muore a Parigi nel 1806. Acquista la sensibilità del linguaggio figurativo rocaille da Boucher e Chardin ma lo rinnova con una semplicità di forma e di tocco che, molto frequentemente, fa temere pericoli di troppo virtuosismo.

Egli arricchisce i toni con gamme cromatiche e con il marcato naturalismo dei maestri olandesi come Hals e Rembrandt.

Nelle opere di Fragonard, le figure a carattere libertino, i temi galanti, gli affascinanti paesaggi, le asimmetrie messe in risalto, le linee oblique in salita verticale, sono di un fascino straordinario e tra le più felici e libere conquiste dell’arte del suo periodo.

La critica (citazioni tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore):

Fragonard: Saffo ispirata da Cupido.
Saffo ispirata da Cupido.

Siamo soddisfatti dell’esecuzione accurata e dello studio che si notano nella figura accademica d’uomo dipinta da Fragonard; temiamo tuttavia che l’eccesso di cura raffreddi del tutto il fuoco che individuiamo in questo artista. La fatica si lascia intravvedere, e non vi si scoprono punto quei felici tralasciamenti, ne quella facilità di pennello che poco tempo fa egli portava forse all’eccesso, ma che tuttavia non bisogna perdere del tutto rettificandoli. Il colore non presenta quei toni freschi, buttati là dall’entusiasmo e che sono seguiti dal successo in un artista che ha studiato il proprio talento e che si abbandona consapevolmente ai moti del proprio ingegno. Tutto è fuso, tutto è leccato; è tempo che Fragonard acquisti fiducia nelle proprie capacità e lavori con più coraggio, ritrovando quel primitivo ardore e quella facilità che forse uno studio troppo serio ha costretti sino al punto quasi di distrugga.    Marigny, Lettera a Natoire, 11 ottobre 1759 

[…] Quale amatore, dando un’occhiata attenta e scrupolosa alle sue opere, non vi troverà tutto ciò che l’ingegno può immaginare eseguito con maggior grazia e spirito? Da un lato, i temi di fantasia sono trattati con un garbo e una piacevolezza tipici dell’immaginazione di Fragonard; dall’altro, nelle composizioni di carattere, si rivelano tutta l’anima e il sentimento che esige il tema impegnativo […]. Invitiamo i conoscitori e i curiosi, e soprattutto coloro che sono appassionati e protettori costanti dei progressi e della gloria della nostra scuola, a procurarsi il piacere di osservare in particolare e con cura queste opere, che sarebbero da sole sufficienti ad assicurare durevole reputazione a un artista; e noi non abbiamo alcuna esitazione nell’attribuire l’omaggio che ci permettiamo di rendere qui al merito di Fragonard, le cui qualità sono a ragione onorate e celebrate fra di noi. Catalogo di una vendita a Parigi, 17 dicembre 1787. 

Fragonard: La lettura
La lettura

Un genio di virtuosismo, tale è Fragonard pittore; egli risplende nell’abbozzo, è un maestro nella prima stesura, nella preparazione, quando improvvisa Grazie e ninfe, quando fa uscire ondeggianti nudità dalla tela che egli tocca a volo. Dalla pittura a olio diluita, dalle sgraffiature della pasta secca che sembrano guidare le rigature di un pettine nel senso di tutti i muscoli, dalla polvere di pastello di cui sembra spolverizzare e lustrare i toni, dal maquillage adorabile della sua pittura ombreggiata d’azzurro, escono fiori di carne, parti di corpi di donna, un irraggiarsi di pelle bionda che hanno il fascino, la dolcezza, l’armoniosa sonnolenza di un antico arazzo di Beauvais : è il bianco diffuso, la fusione nebbiosa dei toni, il loro annientamento che lascia a una trama di seta soltanto il ricordo, la pallida e deliziosa memoria dei colori. Pittura morente, spirante, e come dissella, piena della carezza ricercata dalle decadenze artistiche e dalle più squisite corruzioni. Talvolta nei suoi corpi femminili Fragonard fa passare un ricordo di Rubens attraverso lo splendore di Boucher : allora […] sono corpi vivi, sanguigni, immersi nel sole; corpi ove il pennello giustappone, senza fonderli, il vermiglione, il blu di Prussia, il giallo cromo per creare la luce, l’ombra e il riflesso di un braccio; corpi in cui il gomito è fatto di un tratto di vermiglione fluttuante in un riflesso di puro giallo d’oro; corpi cui il pittore trafigge la pelle dei rossi, dei bruni, dei verdi dello scorticato, dei toni segreti di una cosa che vive. Perché questo è il miracolo di Fragonard; l’autore di teneri schizzi che partorisce sogni con la sua tavolozza di nuvole, e da alle carni il riflesso bluastro o verdastro dei corpi visti attraverso l’acqua, e fa di quelle donne nude dei fiori sommersi; questo stesso Fragonard si getta improvvisamente nei toni vivi, il rosso papavero, lo zolfo, il verde; si lascia trasportare in una gamma chiassosa, infiamma i suoi colori, trapassa di lampi la tela, e con quella mano che un attimo prima scivolava e scorreva, tratta lo spessore del colore in modo tale che la traccia del pennello resta come il segno della stecca nell’argilla. In questo stile ha lasciato schizzi di un brio e di un calore ineguagliati, trattati cosi rudemente da far pensare al cucchiaione di cui Goya si serviva per i suoi affreschi; dichiarazioni di un pastore a una pastorella dal colore bruciato, dalla solidità che ricorda il bassorilievo ; angoli di interni traforati da un azzurro cielo, da un blu crudo che trapassa una boscaglia fulva  furiosi embrioni di quadri in cui si ritrovano il sole dei veneziani, i rossi sordi, i bruni potenti del Bassano. E. e J. DE Goncourt, in Gazette des Beaux Arts”, 1865

Non cerchiamo in lui un innovatore o un caposcuola. Pittore amabile, non ha la pretesa di guidare ne di insegnare. Il suo solo scopo è di piacere. Abbandonandosi al suo facile estro, produce opere d’ogni genere, il più delle volte gaie, talora sentimentali, ma sempre di colore delicato e raffinato, riflessi esatti dei gusti e dei costumi contemporanei. […] Arrivava a tempo per essere adottato da una società avida di piaceri e di divertimenti, da un’aristocrazia amica delle arti, alla quale piacevano i temi frivoli. Vezzeggiato dai fermiers généraux che gettavano oro a piene mani per abbellire le loro dimore o soddisfare i loro capricci, Fragonard fu anche il decoratore accreditato dei salotti delle dame alla moda, il provveditore delle sale della Guimard e della du Barry. Fu anche, accanto a Greuze ma con minore tensione drammatica e affettazione sentimentale, il pittore di temi campestri resi poeticamente e pregni di un sentimento finissimo della famiglia. Ma […] soprattutto quando si occupa della donna lo si sente nel suo vero ambiente : la donna, di cui traccia così vivamente la figura, di cui conosce tutte le rotondità e le snellezze. Se Boucher era il pittore delle Ninfe, Fragonard lo fu dell’Amore e del bacio.  R Portalis, Honoré Fragonard Sa vie et son auvre 1889

Un’anima aperta alla vita e che la vita vuole esprimere tutta intiera; un’arte sapiente e agile, che nasconde la propria scienza facendo sfoggio del proprio virtuosismo; una tecnica sicura, incomparabile nello schizzo, pari alle più abili nell’elaborazione; un’immaginazione ricca e profonda che da un lato si accosta alla fantasia decorativa di Boucher. dall’altro alla intima osservazione di Chardin; che può scegliersi i temi nella volgarità di un Baudouin e farli accettare dalla gente perbene, ed è capace anche di salire con un volo sicuro sino a regioni della poesia in cui Watteau sembrava senza rivali; tutte le grazie di un genio che riflette un’epoca elegante, sognatrice, sentimentale, sensuale, familiare e sincera; tutto lo spirito di un’epoca, tutto lo spirito francese sulla punta di un pennello… Tale è Fragonard, figlio della Provenza e di Parigi, uno dei maggiori pittori del suo secolo, e quello che ne ha lasciato l’immagine più completa. P. de Nolhac  Fragonard, 1906

Agli inizi [Fragonard] lusinga ancora le abitudini degli amatori d’arte, abituati a un mestiere minuzioso […]; ma, via via che si conquista autorità e che la sua vita stessa si fa più densa di piaceri, dei giochi dell’amore e dell’avventura, via via che si sente più veramente padrone del suo pennello e della sua ispirazione, il suo stile si amplia : e si avvolge allora di una imprecisione vaporosa che ingigantisce l’ardente sensualità dell’artista e la riporta a un sogno poetico. Egli fa uso di un tratto più largo che coglie l’impressione in tutta la freschezza del colore e in tutta la spontaneità del movimento. Rinuncia deliberatamente a quella tecnica serrata e per così dire troppo compiuta che aveva ereditato dai maestri da lui più amati per produrre soltanto prodigiosi schizzi, più perfetti e più veri dei quadri più compiuti. In possesso del proprio mestiere, penetrati i segreti delle scuole, analizzate tutte le tavolozze da vero discepolo dei bolognesi, di Ludovico Carracci che voleva si prendesse la grazia del Correggio, il colore di Tiziano, il movimento di Michelangelo, allargò quella formula, mescolando agli italiani i maestri fiamminghi, olandesi, spagnoli e francesi, e, assimilatane tutta la scienza, si abbandona alla propria ispirazione lirica, alla fantasia tecnica della sua natura così meravigliosamente dotata. […] In realtà questo artista voluttuoso è innanzitutto un poeta. Insieme a Watteau è uno dei due grandi poeti del XVIII secolo, come giustamente ebbero a scrivere i Goncourt. Poeta della carne, poeta del desiderio, certo, ma nondimeno poeta. Se è vero, come disse Taine, che “la poesia è una filosofia”, è proprio la febbre che Fragonard mette nel tradurre l’epicureismo istintivo della sua natura che innalza il tema frivolo e conferisce un accento personale a quella sensualità ossessiva. G. Grappe, Fragonard peintre de l’amour au  XVVV siècle, 1913

[…] L’apporto veramente personale [di Fragonard] al comune tesoro dell’arte francese consiste forse nel movimento. Prima di lui la pittura del nostro paese presentava una certa staticità : credeva di rincorrere la vita e spesso riusciva a raggiungere soltanto l’effetto. Quando riusciva a destare la poesia, ad esempio con Poussin, Lesueur o Watteau, era sempre grazie alle ninfe caserecce, alle belle dame e ai pigri cavalieri. Se si elevava al livello della storia, tutti i suoi eroi sembravano recitare su un palcoscenico o sfilare in corteo. […] Persino nei ritratti e nei gruppi di famiglia regnava un che di rigido e di compassato : anche i bambini stavano in posa La preoccupazione per la dignità e spesso pure per l’etichetta si era sostituita al gusto dell’intimità. A tanta lentezza, a questa semiresurrezione della ieraticità. Fragonard, senza filosofare su ciò che faceva, oppose una pittura dinamica di cui egli fu la punta di diamante. In tutti i generi che affrontò, introdusse l’agitazione, e poiché nulla, dopo la parola, è suggestivo quanto un atteggiamento o un movimento, divenne il più suggestivo dei pittori, la più eloquente delle persone che non parlano. Osserviamo le sue pitture libertine. Molti altri ne hanno prodotte: ma quale inerzia regna nei guazzi di Baudouin e in certi disegni liberi di Boucher! In queste opere anche le ninfe più scatenate sembrano obbedire docilmente a un imperioso : “Non muovetevi!”. Con Fragonard, invece, tutto si muove e si commuove. Egli non mostra mai ciò che avviene : per mezzo di scorci arditi, di gesti e se necessario anche di tumulti, annuncia ciò che succederà. Si potrebbe dire che abbia fatto proprio il precetto enunciato da Demostene riferendosi all’eloquenza : “Azione, ancora azione, sempre azione!”. L. Guimbaud) Fragonard, 1947

[…] Fragonard praticò per i privati la pittura di genere, più conforme ai suoi gusti. Da quel momento banchieri, ministri delle finanze, gran signori, attrici famose e’ regie amanti lo bombardarono di commissioni, ed egli decorò di soggetti galanti i “boudoir” e le alcove delle dimore di quei libertini. Nelle sue opere ricorda Watteau, continua Boucher ma con maggiore realismo. Invece di frequentare l’Olimpo, sceglie i suoi modelli intorno a sé. Tra i ragazzini nell’età ingrata che si rubano baci di nascosto […], tra gli adolescenti avidi di eterna felicità […] o occupati in giochi che ben presto non saranno più innocenti […]. Un certo pudore trattiene questa ardente gioventù anche dove i gesti sono provocanti. Essa prova tanto timore quanto piacere nella tenera emozione delle passioni nascenti. A differenza dei musicisti di Watteau, che si attardano in gruppo a prolungare un misurato piacere già perduto, gli innamorati di Fragonard si nascondono ai loro compagni e da solo a sola folleggiano in silenzio. Lontana da loro l’idea di una morte prossima: furbi e sani, approfittano dell’occasione presente. Il pittore si diverte anche a spettacoli più sottilmente attraenti: voli indiscreti sull’altalena […], scherzi di birichini o di amorini paffuti a ragazze nude […], visite attese di amanti […]. Tuttavia, più amorale che immorale, nei temi scabrosi riesce a evitare di essere indecente. […] In quadri pieni di intenso movimento, Fragonard racchiude tutta la foga di un Rubens. Dipinge come pensa, con spontaneità e col sorriso sulle labbra. La maniera ricorda quella di Boucher: lo stesso splendore, la stessa armonia, sebbene su toni più freddi. La pennellata, che è sempre più leggera e vaporosa, ottiene con poca materia gli effetti più vasti: prima degli impressionisti, qualche tocco improvvisato gli bastò per rendere il contatto degli esseri e delle cose con l’atmosfera in cui sono immersi.  J. Villain, Fragonard, 1949

Ultimo venuto fra i grandi pittori francesi del secolo XVIII. Fragonard ha preso, a ciascuno, di essi, il meglio : a Boucher il fascino delle nudità galanti e la sana sensualità, a Chardin il ritegno discreto e l’amore per l’oggetto familiare. a Greuze la dolcezza delle scene domestiche. Le sue feste galanti sono la continuazione di quelle di Watteau i suoi paesaggi sono altrettanto belli di quelli più celebri e meglio riusciti di Hubert Robert, i suoi ritratti hanno un brio che Tocqué o Aved potrebbero invidiargli; le sue ultime opere, infine, l’In vocazione all’Amore, il Sacrificio della rosa, sono già tutte pervase d’un romanticismo alla Prud’hon. E tuttavia questo eclettico che praticò tutti i generi — pannelli decorativi, quadri storici, paesaggi, animali, ritratti, soggetti galanti, allegorie, quadri di genere e d’intimità, illustrazioni di libri — e tutte le tecniche : pittura a olio, miniatura, pastello, tempera, acquerello, sanguigna, carboncino, seppia, acquaforte, incisione —, questo geniale toccatutto resta se stesso, libertino o romantico, canzonatore o languido, tenero o fervente, ma sempre straordinariamente giovane, vivace, appassionato. Egli impersona la poesia, la grazia, l’ardore, la vita stessa. L. Guerri Brion Fragonard, 1952

“Un genio di virtuosismo” diranno di lui i Goncourt: e proprio in questo consiste anche per noi il fascino di Fragonard, nel fatto cioè che sappia elaborare i suoi quadri conservando loro l’aspetto e la freschezza di un’improvvisazione. Egli sa godere voluttuosamente della “evaporazione delle forme”, ma non per questo è meno sensibile al ritmo della composizione. Le sue tele, realizzate briosamente con rossi splendenti e con profondi toni ruggine, ci trasmettono, attraverso le notazioni suggestive e il tocco grasso e saporoso, la nozione di tutto ciò che Fragonard ha dato alla sua epoca e, un secolo più tardi, all’Impressionismo e a Renoir, che sarà il suo erede spirituale. Questa audacia nella preparazione dell’impasto, ricco e abbondante, non spaventa soltanto i Goncourt, e ai suoi tempi ci si fa volentieri beffe del “divino Frago e dello stile impastato, ben montato della sua pasticceria”. J. Bouchot Saupique Catalogo dell’ “Exposition Fragonard” a Besancon, 1956.




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