Architetto-pittore Giulio Pippi, detto Giulio Romano

(Roma, 1499 [ma il Vasari riporta il 1495] – Mantova, 1 novembre 1546)

Madonna col Bambino
Sopra, un’opera dell’artista: Madonna col Bambino, 1522-1523, Galleria Nazionale di Arte Antica, Palazzo Barberini, Roma.

Biografia 

Giulio Romano è considerato un importante esponente del Rinascimento e del Manierismo. Anche da giovane, dato il suo versatile talento, fu un allievo spicco, tanto che divenne uno dei principali collaboratori di Raffaello Sanzio.

Giulio aiutò il celebre urbinate anche nelle grandi committenze come la decorazione in Vaticano (affreschi delle Logge e delle Stanze) e nella villa Farnesina. Elementi che portano all’autografia dell’artista in esame, dati gli articolati rapporti stilistici nei lavori di bottega, risultano insufficienti ad intercettare i singoli apporti in tali stesure: esiste infatti un insieme di opere realizzate da Raffaello – quelle in collaborazione con i suoi allievi – di dubbia assegnazione, tra le quali si ricorda il “Ritratto di Dona Isabel de Requesens”.

 Alla prematura morte del Sanzio, avvenuta nel 1520, Giulio ne ereditò – tramite testamento, assieme al collega Giovan Francesco Penni (1488 – 528), con cui collaborò per un lungo periodo – la bottega con tutti gli incarichi da evadere per le committenze. Il Pippi si occupò perciò subito (1520-1524) di coordinare i lavori per la decorazione di Villa Madama e di portare a compimento la già iniziata sala di Costantino delle Stanze Vaticane, di cui gli vengono assegnate diverse raffigurazioni, come ad esempio la “Battaglia di ponte Milvio” e la “Visione della croce”.

Dalle Vite del Vasari si ricava che, tra i suoi vari soggiorni di lavoro e di ricerca c’è da inserire quelli di Pozzuoli, Napoli e varie zone dello stesso regno, al seguito di dignitari pontifici di origine locale.

Secondo M. Ulino [L’Età barocca dei Grimaldi di Monaco nel loro Marchesato di Campagna, Giannini Editore, anno 2008, Napoli], il Pippi poté contemporaneamente studiare elementi classici della cultura greca e latina, che tanto appaiono in modo evidente nelle sue composizioni.

Dopo la collaborazione ai lavori con il suo celebre maestro (si ricorda, ad esempio, la decorazione del cortile di Palazzo Branconio a L’Aquila), arrivarono da Roma le prime importanti committenze di progetti autonomi di architettura: la Villa Lante sul Gianicolo per Baldassarre Turini da Pescia (dal 1518 al 1527), il palazzo Adimari Salviati (iniziato nel 1520) ed il Palazzo Maccarani Stati (dal 1521 al 1524). Nel frattempo l’umanista-letterato Baldassarre Castiglione, che si trovava nella capitale come ambasciatore di Federico Gonzaga di Mantova (allora marchese e futuro duca), indicava a questi il Pippi come un ottimo artista di corte. Giulio non accettò subito l’invito ma volle prima portare a termine i lavori che Raffaello aveva lasciato in sospeso. Nel 1924, nonostante i prestigiosi sviluppi della sua carriera artistica romana, decise di porsi al servizio nella corte della città lombarda. Come primo incarico si occupò della completa ricostruzione della villa di Marmirolo, a cui seguì la realizzazione di un casino alla periferia della città (una piccola isola sul Mincio allora chiamata Teieto, da cui l’abbreviazione odierna “Te”), dove il marchese Federico aveva le sue scuderie, per “accomodare un poco di luogo da potervi andare e ridurvisi tal volta a desinare, o a cena per ispasso” [dalle Vite del Vasari]. L’artista realizzò un maestoso edificio (attualmente Museo Civico di Palazzo Te) a metà tra il palazzo e la villa extraurbana, chiamando presso il cantiere, per le decorazioni pittoriche, numerosi pittori, tra cui si ricorda Raffaellino del Colle (1495 – 1566), uno degli ultimi discepoli diretti del grande maestro urbinate.

L’impegno che il Pippi dedicò a Palazzo Te, durò una decina di anni ad iniziare dal 1525. Frequenti e pesanti furono le pressioni del marchese per una più spedita realizzazione, mentre il 2 aprile del 1530, all’artista veniva affidata la regia di una festa in onore dell’imperatore Carlo V, ospite di Federico II (già diventato duca), che si tenne nelle stanze e presso i cortili di Palazzo Te, a cui seguirono – nel 1926 – le nomine di prefetto delle fabbriche dei Gonzaga e di “superiore delle vie urbane”. Queste conferivano a Giulio Romano la sovrintendenza a tutte le produzioni artistiche della corte (dipinti, scultore e architetture) portando avanti un vastissimo cantiere, improntato a una fastosa opera decorativa, orientata al gusto della meraviglia, integrate con ingegnosa bizzarria. Tutto questo ebbe vistosi influssi anche nella già sviluppata cultura manierista delle corti d’Oltralpe.

Più tardi all’artista fu affidata la ristrutturazione del Palazzo Ducale dove eseguì, tra l’altro, il cortile della Cavallerizza ed alcune opere pittoriche.

Nel periodo 1530-40, dovette occuparsi di numerosi piccoli e grandi progetti, atti alla trasformazione della città secondo le ambizioni ducali.

Dalle Vite del Vasari risulta che Giulio Romano diventò un uomo ricco e potente. Infatti il suo stato economico gli consentì la realizzazione di un proprio palazzo (attualmente “Casa di Giulio Romano” in via Carlo Poma n° 18) nel centro di Mantova.

Più tardi fu chiamato in Vaticano come primo architetto della fabbrica di S. Pietro ma la morte, sopraggiunta nel 1546, gli impedì di svolgere tale importante compito.

Fu sepolto nella Chiesa di San Barnaba e la sua salma risulta dispersa dal 1737, quando, durante i lavori di ristrutturazione, la sua tomba fu profanata e distrutta.

Opere pittoriche di Giulio Romano:

  • Affreschi di Villa Farnesina a Roma.

  • Madonna col Bambino e san Giovannino, anno 1516 circa, tecnica a olio su  tavola, 29 x 25 cm, Parigi, Museo del Louvre.

  • Affreschi di Villa Madama a Roma.

  • Sacra Famiglia, anno 1518 circa, tecnica a olio su tavola, 147,4 x 116 cm, Madrid, Museo del Prado.

  • Santa Maria Maddalena sostenuta dagli angeli, biennio 1520-1521 circa, tecnica a olio su tela, 165,1 x 236,2 cm, National Gallery, Londra.

  • Madonna col Bambino e san Giovanni Battista, anni 1518-1523 circa, tecnica a olio su tavola, National Gallery of Scotland, Edimburgo.

  • Madonna col Bambino, anni 1520-1522, tecnica a olio su tavola, 195 x 77 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze.

  • Lapidazione di santo Stefano, anno 1521 circa, tecnica a olio su tavola, 288 x 403 cm, chiesa di Santo Stefano, Genova.

  • Sacra Famiglia, anni 1520-1523 circa, tecnica a olio su tavola, J Paul Getty Museum, Los Angeles.

  • Simboli degli Evangelisti, anni 1520-1525 circa, tecnica a olio su tavola, 22 x 22 cm, Kunsthistorisches Museum, Vienna.

  • Cristo in gloria, la Vergine, san Giovanni Battista e santi, biennio 1521-1522 circa, tecnica a olio su tavola, 134 x 98 cm, Galleria Nazionale, Parma.

  • Madonna col Bambino, biennio1522-1523, tecnica a olio su tavola, 37 x 30,5 cm, Galleria Nazionale di Arte Antica, Palazzo Barberini, Roma.

  • Circoncisione, biennio 1522-1523, tecnica a olio su tavola riportata su tela, 111,5 x 122 cm, Museo del Louvre, Parigi [Atlante dell’arte italiana].

  • Madonna col Bambino e sant’Anna (Madonna della Gatta), anno 1523 circa, tecnica a olio su tavola, 171 x 143 cm, Gallerie Nazionali di Capodimonte, Napoli.

  • Madonna col Bambino e san Giovanni Battista, anno 1523 circa, tecnica a olio su tavola, 126 x 85 cm, Galleria Borghese, Roma.

  • Donna allo specchio, 1523-1524, tecnica a olio su tavola (attualmente su tela), 111 x 92 cm, Museo Puskin, Mosca.

  • Pala Fugger (o Sacra Famiglia e committenti), biennio 1523-1524 circa, tecnica a olio su tela, Santa Maria dell’Anima, Roma.

  • Due amanti, biennio 1523-1524 circa, tecnica a olio su tavola (attualmente su tela), 163 x 337 cm, Ermitage, San Pietroburgo.

  • Santa Margherita, anno 1528 circa, tecnica a olio su tavola, 185 x 117 cm, Louvre, Parigi.

  • Nascita di Bacco, anno 1530 circa, tecnica a olio su tavola, J Paul Getty Museum, Los Angeles.

  • Ritratto di Margherita Paleologa [Royal Collection], anno 1531 circa, tecnica a olio su tavola, 115 x 90 cm, Hampton Court, Richmond upon Thames.

  • Adorazione dei pastori e santi, periodo 1532-1534, tecnica a olio su tavola, 275 x 212 cm, Museo del Louvre, Parigi.

  • Plutone sul carro, anni 1532-1536 circa, tecnica a olio su tela, 92 x 62 cm, Kunsthistorisches Museum, Vienna.

  • Affreschi di palazzo Te a Mantova, tra i quali quelli nella Sala dei Giganti, anni 1532-1535.

  • Affreschi nella Sala di Troia, anni 1536-1540, Palazzo Ducale, Mantova.

  • Trionfo di Tito e Vespasiano, anno 1537, tecnica a olio su tavola, 120 x 70 cm, Museo del Louvre, Parigi.

Opere di architettura:

  • Villa Lante a Roma.

  • Palazzo Maccarani Stati a Roma.

  • Palazzo Te a Mantova.

  • Casa di Giulio Romano a Mantova.

  • Villa Gonzaga-Zani a Villimpenta.

  • Duomo di Mantova

Disegni:

  • Progetto per il cortile del Palazzo Branconio dell’Aquila (andato distrutto) a Roma, anno 1518 circa, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi, Firenze.

  • Allegoria delle Virtù di Federico II Gonzaga, periodo 1531-1534, (inchiostro marrone, gesso nero e lumeggiature bianche), 24,9 x 31, cm, J. Paul Getty Museum, Los Angeles.

  • Vittoria, Giano, Crono e Gea, anni 1532-1534, (inchiostro marrone e gesso nero), 37,4 x 31,7 cm, J. Paul Getty Museum, Los Angeles.

  • Nascita di Bacco, 1533 circa, (inchiostro marrone e gesso nero), 25 x 40,6 cm, J. Paul Getty Museum, Los Angeles.

  • Bambino nudo con braccia aperte, gesso rosso su carta bianca, 27 x 20,9 cm, Galleria degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, Firenze.

Bibliografia:

  • Frederick Hartt, Giulio Romano, New York, Hacker Art Books, 1981

  • Ernst H. Gombrich et al., Giulio Romano: saggi, Milano, Electa, 1989.

  • Archivio di Stato di Mantova, Giulio Romano. Repertorio di documentazioni, curate da Daniela Ferrari con l’introduzione di Amedeo Belluzzi, anno 1992, Roma, tomi 2, pp. LIV, 1302 (Fonti XIV), con una vasta integrazione bibliografica precedente (1a, 1b, 2a, 2b).

  • Stefania Massari, Giulio Romano pinxit et delineavit, catalogo della mostra di Mantova, Fruttiere di Palazzo Te, 11 settembre-21 novembre 1993, Roma, Palombi, 1993.

 




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