Pittore Francesco Granacci

(Villamagna?, Firenze, 1469 – Firenze 1543).

Giuseppe presenta il padre e i fratelli al faraone
Sopra, un’opera dell’artista: Giuseppe presenta il padre e i fratelli al faraone, Uffizi, Firenze.

Biografia

Il Granacci nacque, probabilmente a Villamagna, nel 1469.

Svolse la sua formazione artistica presso la bottega del Ghirlandaio, dove conobbe il giovanissimo Michelangelo Buonarroti, col quale strinse una sincera amicizia.

I due allievi ben presto si misero in luce e furono chiamati entrambi alla scuola di Lorenzo il Magnifico nel Giardino di San Marco.

L’artista in esame integrò talmente bene ciò che aveva appreso dal Ghirlandaio con i nuovi insegnamenti della scuola, tanto che per un lungo periodo il suo linguaggio pittorico non subì variazioni spontanee, né vistosi influssi di altri pittori, salvo nei suoi esordi quando fu assai vicino allo stile di Filippino Lippi. Per tal motivo molte sue opere sono di difficile collocazione cronologica.

Tra le prime opere giovanili che, come già sopra accennato, risentono gli influssi del Lippi, citiamo l’Adorazione del Bambino (oggi all’Accademia d’Arte di Honolulu), la Madonna in trono tra i Santi Michele e Giovanni Battista (attualmente custodita negli Staatliche Museen di Berlino) e le Quattro Storie di San Giovanni Battista (divise in vari musei internazionali: New York, Cleveland e Liverpool). In queste ultime, realizzate probabilmente per una committenza fiorentina, si evidenzia un’eccellente forza narrativa.

Nel 1508, insieme ad altri artisti, si recò Roma per aiutare Michelangelo nel trasferimento dei segni preparatori dai cartoni alle superfici della volta nella Cappella Sistina.

Al suo ritorno a Firenze il Granacci realizzò, su commissione del convento degli Agostiniani di San Gallo, una Madonna con Bambino fra i Santi Francesco e Gerolamo, attualmente custodita nella Galleria dell’Accademia della stessa città. Nello stesso periodo dipinse, per la Compagnia di San Benedetto Bigi, la Madonna della Cintola. Sempre nel capoluogo toscano, nel 1515, partecipò alla preparazione degli apparati artistici in occasione dell’imminente visita di papa Leone X a Firenze. Della stessa appartenenza cronologica sono le Storie di San Giuseppe (alcune agli Uffizi e altre nel Palazzo Davanzati), realizzate su commissione di Salvi Borgherini per la stanza nuziale del figlio. Partecipò alla decorazione anche il Pontormo, e in seguito, Andrea del Sarto ed il Bacchiacca.

La piena maturità Francesco la raggiunse intorno al 1519, quando riuscì a staccarsi dai vecchi stilemi orientandosi verso una più moderna ed articolata struttura compositiva, con nuove concezioni di spazialità e movimento. Appartiene a questo suo primo periodo di innovazione la Madonna col Bambino e San Giovannino (oggi custodita nel Museo di Arte Occidentale e Orientale di Odessa).

Poco più tardi subì l’influenza di Fra’ Bartolomeo – testimoniata dalla Sacra Conversazione di Montemurlo e dalla Madonna in trono tra San Sebastiano e San Francesco di Castelfiorentino – e del Perugino con la pala della Vergine Assunta (1525 circa), oggi conservata nella Galleria dell’Accademia fiorentina.

Nel frattempo la pittura del Granacci venne influenzata anche dai manieristi. Tuttavia esso rimase fedele al suo stile “classicheggiante” nelle opere di grande formato dando invece libero sfogo, con originalità e forza creativa, nelle rappresentazioni a dimensione ridotta.

Francesco Granacci morì a Firenze nel 1543 e fu sepolto nella chiesa di Sant’Ambrogio della stessa città.

Tra le sue opere più significative citiamo anche la Madonna in gloria (Firenze, galleria dell’Accademia) e la Pietà (Quintale, San Pietro).

Bibliografia:

A cura di Rosanna Caterina Proto Pisani, Museo di Santa Verdiana a Castelfiorentino, Polistampa, anno 2006, Firenze.




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