Tecnica della litografia

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Litografia

Dal greco lithos + ghafhé = pietra + scrittura.

La litografia in origine veniva realizzata da una matrice di pietra, soltanto in periodi successivi furono adottate anche lastre di materiale poroso come l’alluminio e lo zinco. La caratteristica principale di questa tecnica è che sulla matrice non viene eseguita l’incisione e che la sua superficie, dopo l’intervento dell’artista, rimane piana e senza graffi. L’invenzione di questo procedimento tecnico per la stampa, sul finire del XIII secolo, ha comportato una duplice rivoluzione nel campo delle arti visive: ha messo a disposizione di tutti i pittori, bravi e meno bravi, un facile mezzo incisorio, ed ha finalmente portato – con un elementare procedimento – il colore alla tecnica della stampa, dando un forte contributo allo sviluppo industriale della riproduzione artistica. La litografia venne subito sperimentata da grandi esponenti della pittura quali Daumier, Toulouse-Lautrec, Goya, Redon, per esplorarne le potenzialità espressive.

La tecnica

La tecnica della litografia si basa sul principio, già abbastanza noto fin dall’antichità, della repulsione fra sostanze grasse e l’acqua. Nel 1796 Aloys Senefelder (Praga 1771 – Monaco 1834)  prende in considerazione questo fenomeno per la realizzazione di un sistema di stampa. La matrice è una pietra calcarea “litografica” o “pietra di Senefelder” dalla struttura granulare, dove il granulo, più o meno fine, è regolare in tutto il suo volume. La pietra è composta da carbonato di calcio e viene squadrata a parallelepipedo con tutti gli angoli a 90 gradi e le grandi facce perfettamente parallele fra loro. Il perfetto parallelismo delle facce e lo spessore che deve essere non inferiore ai 6 cm. (generalmente tra i 6 ed i 12), contribuiscono ad ottenere una maggiore resistenza alla pressatura, diminuendo il rischio di rottura. La superficie che deve essere utilizzata viene granita fino all’asportazione di qualsiasi graffio o traccia di qualsivoglia natura.

  • Gli strumenti che l’artista utilizza non sono del tipo “da incisione” ma atti soltanto a lasciare impresso in superficie il segno grafico, quali il gessetto litografico, la matita litografica, l’inchiostro litografico da stendere con pennini, pennelli, tamponi, aerografo ecc. Dopo la realizzazione del disegno avviene la fase successiva che è l’acidazione.

  • Su tutta la superficie della pietra con il disegno realizzato dall’artista si passa del talco, quindi un velo sottile ma uniforme di mordente, una soluzione composta di acido nitrico diluito con acqua e gomma arabica.

  • Nelle parti non disegnate, cioè dove manca l’inchiostro, l’acido provoca la trasformazione del carbonato di calcio (esistente nella pietra matrice) in nitrato di calcio con proprietà idrofila, mentre nella parte protetta (quella disegnata) il carbonato di calcio trattiene l’inchiostro, essendo questo un materiale grasso.

  • Si fanno passare circa ventiquattro ore dall’acidazione, quindi si procede alla pulizia completa della piastra con essenza di trementina, compreso il disegno realizzato dall’artista. La piastra non presenta più nessuna visibile modificazione fisica ma risulta preparata chimicamente a ricevere e repellere l’inchiostro di stampa

  • Si passa al risciacquo della pietra con un abbondante quantità di acqua corrente.

  • Senza attendere che la lastra si asciughi completamente viene inchiostrata con un composto prevalentemente di sapone e nerofumo (inchiostro litografico) impiegando un rullo di caucciù. Soltanto alcune aree assorbiranno l’inchiostro, cioè quelle in carbonato di calcio.

  • Si passa alla torchiatura, dove l’inchiostro trattenuto dalle suddette aree verrà trasferito nel foglio.

  • Ad ogni tiratura verrà eseguita l’umidificazione e l’inchiostrazione della pietra.

  • La litografia monocromatica è pronta per essere fruita.

Se si vuole realizzare una cromo-litografia (litografia colorata), occorre decidere quanti colori impiegare, quindi preparare tante lastre con tanti disegni (tutti perfettamente accostabili) per quanti sono i colori dell’opera finale.




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