Nouveau Realisme

Agli inizi degli anni sessanta, mentre in America va diffondendosi il New Dada, in Europa prende forza il suo corrispettivo movimento artistico, denominato Nouveau Realisme, con rappresentanti come Arman, Cèsar, Daniel Spoerri, Tinguely e Mimmo Rotella. Questi amano introdurre nelle loro opere oggetti usati e consunti, oggetti di scarto come lattine e scatolette di alimenti, ritagli di indumenti, piatti rotti e tutto ciò che è sotto i nostri occhi nella vita quotidiana.

Questo è uno dei più significativi movimenti artistici degli anni sessanta, derivati dalle dada-avanguardie dei primi anni dello scorso secolo, nelle quali si legge la ferma volontà di ritornare alla dissacrazione della cultura tradizionale: è la reazione europea al New Dada d’oltre Atlantico, anch’esso di origine dadaista che, sviluppandosi, diverrà più tardi Pop Art.

Dal momento che negli anni cinquanta si stava diffondendo l’influsso dell’Action Painting di Jackson Pollock in Europa, per le regole che dominano la storia in genere e quindi anche quella dell’arte, ritroviamo nel Nouveau Realisme alcune forme di contagio nel senso della valorizzazione che l’artista dà all’oggetto e sulla possibilità di modificarne, anche in modo sconvolgente,  le sue principali caratteristiche.

Con questa insolita  azione, l’artista provoca l’effetto di “disassemblage” e l’oggetto, radicalmente modificato, non viene soltanto trasfigurato nell’opera, ma anche sottoposto ad azioni devastatrici, proprio come fa la società che distrugge i valori morali. Un oggetto impetuosamente compresso, ad esempio, sta a significare la volontà del sistema di comprimere la libertà delle singole persone. L’oggetto portato fuori dal suo contesto naturale, nobilitato dalla pittura dadaista di Duchamp con eleganza e dignità propri di un’opera d’arte, con il Nouveau Realisme, diventa nella sua oggettività, elemento comune di consumo, di scarto, scomodo e degradante, cioè materiale da buttare via. Nell’insieme il movimento Nouveau Realisme lancia un chiaro messaggio che, pur essendo mordace e denigratorio, è carico di una maggiore drammaticità rispetto quella espressa dal Dadaismo, ed inoltre, è percorso da un impotente senso di disperazione di fronte ai problemi della società. L’opera vera e propria, cioè quella esposta al pubblico, perde gran parte del suo significato, assumendo un valore inferiore a quello dell’azione operativa (sia intellettuale che fisica) dell’artista.

Il termine Nouveau Realisme viene assegnato al movimento dal critico d’arte Pierre Restany, ma alcune fonti meno accreditate sostengono provenga dall’America, che sia stato associato per la prima volta all’opera di Robert Rauschenberg e Jasper Johns  e che si avvicina, sotto alcuni aspetti, alla Pop Art.

I padri fondatori del movimento, in maggioranza di origine francese, sono Arman, François Dufrêne, Yves Klein, , Martial Raysse, Jean Tinguely, Raymond Hains, Daniel Spoerri, Jacques de la Villeglé, Pierre Restany (critico d’arte), e a questi si aggiungono, in seguito, Mimmo Rotella, César, Gérard Deschamps (1961), Niki de Saint-Phalle e Christo (1963). Costoro sono convinti di ciò che essi definiscono la “singolarità collettiva”, nonostante l’assoluta libertà dei singoli linguaggi artistici, perseguono sempre un intento collettivo, la ricerca di uno schema del tutto nuovo per la raffigurazione della realtà.

Bibliografia:

“Manifeste des Nouveaux Réalistes”, Pierre Restany, Éd. Dilecta, Parigi, 2007.




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