Rosso Fiorentino (Firenze, 18 marzo 1495 – Fontainebleau, 14 novembre 1540)

Madonna in gloria con putti, intorno all’anno 1517, tecnica ad olio su tavola, 111 x 75,5 cm., Ermitage, San Pietroburgo.
Madonna in gloria con putti, intorno all’anno 1517, tecnica ad olio su tavola, 111 x 75,5 cm., Ermitage, San Pietroburgo.

Giovan Battista di Jacopo, meglio conosciuto come Rosso Fiorentino, nacque a Firenze il 18 marzo 1495. Fu uno dei massimi esponenti degli “eccentrici fiorentini”, appellativo che bene calzava ai pionieri del Manierismo quale lui era.

Per molti anni frequentò la bottega di Andrea del Sarto ma molto spesso si ribellava ai canoni classicisti, adottati dal suo maestro, che già da tempo mostravano cenni di cedimento.

Partendo dalle equilibrate strutture compositive di quella scuola, spesso ne trasfigurava le forme manifestando la sua vera indole, abbastanza irrequieta.

Esiste un documento in cui si attesta che il pittore nacque a Firenze in data 18 marzo all’ottava ora nell’anno 1494 (secondo il calendario pisano, che corrisponderebbe al 1495 gregoriano), nel popolo di San Michele Visdomini.

Nel maggio dello stesso anno, nei sobborghi della vicinissima Empoli, nasceva Jacopo Carrucci (Pontormo), artista con cui Rosso Fiorentino passò gran parte del periodo formativo condividendo fatiche e risultati, spesso di straordinaria originalità.

Ritratto di giovane uomo, anni 1517-1518, tecnica ad olio su tavola, 82,4 x 59,9 cm., Gemäldegalerie, Berlino.
Ritratto di giovane uomo, anni 1517-1518, tecnica ad olio su tavola, 82,4 x 59,9 cm., Gemäldegalerie, Berlino.

L’appellativo di “Rosso” derivò certamente dal tono fulvo dei suoi capelli, come riportato sulle Vite del Vasari, dove, all’inizio della biografia, veniva ricordato come come persona di bell’aspetto, raffinata e gentile, dotata di charme, interessato a più attività, tra le quali la letteratura e la musica [Marchetti Letta, cit., p. 6].

È risaputo che il grande storico dell’arte si basò, oltre che sui ricordi raccolti dal Bronzino, su una sua conoscenza diretta del pittore in gioventù [Marchetti Letta, cit., p. 7].

Il primo documento a noi arrivato, relativo al Rosso, datato 1510, ci indica che all’età di soli quindici anni egli era già un qualificato pittore.

Altra testimonianza a noi pervenuta è una ricevuta di pagamento del 13 settembre 1513 in cui all’artista, all’epoca diciannovenne, veniva pagato il primo dipinto di cui si ha notizia, realizzato in collaborazione con Andrea di Cosimo Feltrini (Firenze, 1477 – Firenze, 1548). Trattasi di un importantissima committenza, uno stemma di Leone X (Firenze, 1475 – Roma, 1521) alla Santissima Annunziata in onore del papa mediceo eletto pochissimi mesi prima. Poco più tardi seguirono altri due pagamenti per l’esecuzione pittorica di altri stemmi.

Assunzione della Vergine, anni 1513-1514, ridipinto nel 1517, affresco, 385 x 395 cm., Santuario della Santissima Annunziata, Firenze.
Assunzione della Vergine, anni 1513-1514, ridipinto nel 1517, affresco, 385 x 395 cm., Santuario della Santissima Annunziata, Firenze.

Nello stesso periodo prese parte alla realizzazione di una cera con l’immagine votiva di Giuliano de’ Medici, allora duca di Nemour, per lo stesso santuario della Santissima Annunziata.

Si pensa che con tale gesto la famiglia de’ Medici abbia voluto solennemente ringraziare la Madonna per la riconquista di Firenze, dopo la restaurazione repubblicana.

Ancora uno stemma – questa volta realizzato per il cardinale Lorenzo Pucci, appena eletto – venne pagato tra l’ottobre e il novembre dello stesso anno.

Tra quella data e il giugno dell’anno successivo si registra il pagamento per la prima opera totalmente autografa a noi pervenuta: l’ “Assunzione della Vergine” nel Chiostrino dei Voti [Natali, cit., p. 17]. Probabilmente tale importante committenza pervenne su indicazione di Andrea del Sarto, che in quel periodo stava dipingendo gran parte delle lunette di quel chiostro.

Lo stesso Andrea affidò ai suoi migliori assistenti – Franciabigio, Pontormo e, per l’appunto il Rosso – la realizzazione delle restanti lunette [Natali, cit., p. 17]. Il particolare legame che il Rosso aveva con il santuario dell’Annunziata, secondo il Vasari, derivava dall’amicizia col frate “Maestro Giacopo”, ma risulta anche che l’artista avesse due fratelli frati, uno dei quali (Filippo Maria) esercitante la propria funzione all’Annunziata (l’altro era domenicano in Santa Maria Novella) [Natali, cit., p. 17].

Per il “Maestro Giacopo”, sempre secondo il Vasari, l’artista realizzò una “Madonna con san Giovanni Evangelista”, andata perduta, della quale si pensa esista un’antica riproduzione nel Musée des Beaux-Arts di Tours, nella quale il Bambino viene raffigurato di spalle, in un’articolata torsione verso il fruitore dell’opera: la sintesi stilistica delle forme si avvicina più alla pittura di Fra’ Bartolomeo che a quella di Andrea del Sarto [Natali, cit., p. 17].

Ancora il Vasari lo ricorda come uno degli artisti che studiò il cartone di Michelangelo, rappresentante la Battaglia di Cascina, pittore che senza dubbio influenzò gran parte della successiva generazione, compreso il Rosso, che ancor più brutalmente in tale occasione evidenziava il distacco dalle forme e cromatismi tradizionali [Natali, cit., p. 24].

Lo storico aretino ricordava anche un tabernacolo realizzato per i Bartoli nella zona di Marignolle, in cui il pittore incominciava a manifestare “certa sua opinione contraria alle maniere”. L’opera,  recentemente rintracciata (la pubblicazione risale al 2006) da Antonio Natali ha come soggetto una Madonna sul poggio del Santo Sepolcro con ai piedi un Cristo morto sorretto da san Girolamo e Giuseppe d’Arimatea. Si trova attualmente in pessimo stato di conservazione ma con ampie zone ancora leggibili [Natali, cit., p. 24]. In quel periodo il Rosso, che nelle Vite del Vasari viene ricordato come un artista “con pochi maestri”, pare che riscontrasse eguale interesse verso le tre scuole locali di quel periodo: quella di San Marco con Fra’ Bartolomeo e Albertinelli, quella dell’Annunziata con Andrea del Sarto e, probabilmente anche quella di Francesco Granacci (Villamagna di Volterra, 1469 – Firenze, 1543).

I rapporti di collaborazione con Andrea del Sarto vengono ricordati soltanto in qualche accenno dello storico aretino, come ad esempio nel caso della predella dell`Annunciazione di San Gallo, andata perduta, dipinta insieme al Pontormo [Natali, cit., p. 27]. Inoltre qualche rapporto collaborativo dovette esserci anche con Alonso Berruguete, un’eccentrico pittore spagnolo che in quel periodo soggiornava a Firenze [Marchetti Letta, cit., p. 7].

Comunque il Rosso si smarcò dall’apprendistato nel 1517.

(Continua nella pagina successiva)




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