Biografia vita artistica e pittura di Pontormo

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Alla ricerca di un linguaggio diverso da quello tradizionale

Sempre dalle Vite del Vasari appare un ritratto assai entusiasta e promettente del giovanissimo Pontormo, che viene descritto come un bambino prodigio nella pittura. A tal proposito anche anche grandi come Raffaello e Michelangelo riconobbero la straordinaria capacità del Carrucci prevedendogli una splendente carriera artistica. Proprio per questa ragione, secondo il Vasari, l’artista si allontanò dai “buoni modelli” della pittura per rincorrere spregiudicate sperimentazioni, allora incomprensibili, che lo stesso studioso aretino riteneva bizzarre, fuori luogo ed eccessive.

Attualmente il giudizio del Vasari viene largamente messo in discussione dagli studiosi di Storia dell’arte, che vede tale periodo come la fondamentale incubazione di una nuova maniera stilistica, staccata dalla tradizione e prettamente anti-classica [Marchetti Letta, cit., p. 18].

Tra i dipinti che testimoniano meglio tale cambiamento di rotta nella produzione di quegli anni, certamente primeggiano le quattro tavole con rappresentate le Storie di Giuseppe ebreo (“Giuseppe venduto a Putifarre”, “Giuseppe in Egitto”, il “Supplizio del fornaio”, “Giuseppe riceve richieste d’aiuto dai fratelli”), databili intorno al triennio 1516-18, facenti parte di un ciclo pittorico assai più vasto destinato alla decorazione dalla Camera nuziale Borgherini, a cui parteciparono anche Andrea del Sarto, il Bacchiacca (1494 – 1557) e Francesco Granacci (1469 – 1543). In queste opere si evidenzia una rottura con gli schemi della tradizione classica, con scene assai affollate e scandite in un’articolazione spaziale più complessa. Infatti a quei tempi incominciavano a circolare in Italia le stampe nordiche raffiguranti le varie opere dei grandi artisti, tra le quali spopolavano quelle di Albrecht Dürer, il pittore-incisore tedesco che ebbe il coraggio di rifiutare la tradizione prettamente italiana nella strutturazione della figura intorno ad un fulcro centrale, ubicando i personaggi agli angoli della stesura pittorica, ma abilmente raggruppati e coordinati così da guidare – giocando sulle particolari pose ed atteggiamenti delle stesse figure – l’occhio del fruitore attraverso un’efficacissima dilatazione spaziale. Sviluppò inoltre un cromatismo più acceso e luminoso, con mezze tinte alquanto inusuali [Marchetti Letta, cit., p. 18].

Dalla famiglia de’ Medici nella villa di Poggio a Caiano

Cosimo il Vecchio de’ Medici, cm. 86 x 65, Galleria degli Uffizi, Firenze
Pontormo: Cosimo il Vecchio de’ Medici, cm. 86 x 65, Galleria degli Uffizi, Firenze

Nel 1519 su committenza di Leone X (Firenze, 1475 – Roma, 1521) e del cardinale Giulio di Giuliano (Firenze, 1478 – Roma, 1534), futuro Clemente VII, tramite Ottaviano de’ Medici, il Pontormo prese parte alla decorazione del salone della residenza di Poggio a Caiano.

Per celebrare le glorie della famiglia medicea l’intellettuale vescovo comasco, Paolo Giovio, aveva elaborato un programma relativo alle glorie dei personaggi del casato, abilmente integrati nella storia romana. Presero parte alla realizzazione degli affreschi anche Andrea del Sarto e Franciabigio (1482 – 1525), che raffigurarono – ognuno per conto proprio – due episodi di vaste proporzioni in due pareti, ma proprio in quel periodo, nel 1521, la morte di Leone X provocò la sospensione di tutte le attività nella villa [Marchetti Letta, cit., p.32].

Vertunno e Pomona, cm. 461 x 990, Villa Medicea, Poggio a Caiano.
Pontormo: Vertunno e Pomona, cm. 461 x 990, Villa Medicea, Poggio a Caiano.

A Pontormo toccò decorare una lunetta, con una raffigurazione ispirata alle Metamorfosi di Ovidio con “Vertumno e Pomona”, un tema tutt’altro che storico-celebrativo. Anche qui l’artista si dimostrò all’altezza nel proporre un rinnovamento del linguaggio tradizionale, ubicando le due divinità ai lati e nella zona inferiore, popolando il resto della stesura con figure disposte con eleganza ed armonia attorno all’oculo [Marchetti Letta, cit., p.32].

(segue nella pagina successiva)

Bibliografia: “Pontormo, Rosso Fiorentino”, Elisabetta Marchetti, Letta, Scala, Firenze 1994.




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