La biografia e la pittura di Domenico Ghirlandaio

(Firenze, 1449 – Firenze, 11 gennaio 1494)

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Le tipiche decorazioni di affresco nei monasteri fiorentini erano mirate alla valorizzazione del refettorio con una grande raffigurazione del Cenacolo.

Ultima Cena, anno 1486 circa, affresco su muro, dimensioni cm. 400 X 800, Convento di San Marco, Firenze.
Ghirlandaio: Ultima Cena, anno 1486 circa, affresco su muro, dimensioni cm. 400 X 800, Convento di San Marco, Firenze.

Al Ghirlandaio fu più volte assegnato l’incarico per tale impresa nel giro di pochissimo tempo, a partire dalla “Ultima cena” realizzata nel 1476 nella Badia di Passignano (Abbazia di San Michele Arcangelo), per continuare più tardi con quelle di Ognissanti (1480) e  di San Marco (1486). Se quella di Passignano appare alquanto rigida nella struttura prospettica della stanza in cui si svolge la scena,  che richiama il Cenacolo di Andrea del Castagno (1450 circa) in Sant’Apollonia, nei due impianti successivi, assai strutturalmente simili, l’episodio è inserito in una spaziosa loggia con le stesse aperture e con le lunette che attorniano gli appoggi strutturali della volta. In queste ultime due raffigurazioni gli aspetti drammatici della scena si presentano piuttosto limitati, indirizzandosi verso una narrazione assai più contenuta ma sempre scorrevole e serena. Giuda, come vuole la tradizione, è raffigurato fuori dal gruppo dei dodici apostoli, apparendo seduto sul lato opposto della tavola, ripreso di schiena, a destra di Gesù e Giovanni che dorme appoggiato a lui. Qui si evidenzia piuttosto la particolare cura del dettaglio, derivata da un attento studio dal vero degli oggetti che arricchiscono la tavola e la stanza, come tanto l’autore amava nella pittura dei maestri fiamminghi, allora attivi Firenze.

Nel 1481, su proposta di Lorenzo il Magnifico, vennero convocati   da papa Sisto IV alcuni artisti fiorentini per la grandiosa decorazione della Cappella Sistina, una chiamata che portò finalmente la riconciliazione tra il Vaticano e Firenze, interessando in particolare la famiglia de’ Medici. Insieme al Ghirlandaio partirono per Roma Cosimo Rosselli, Sandro Botticelli, e il Perugino, ormai divenuto fiorentino d’adozione, che probabilmente, come si ricaverebbe da documentazioni certe, si trovava già da tempo nella capitale. Ogni pittore portava con sé un consistente numero di assistenti, tra i quali anche artisti che sarebbero diventati celebri poco dopo, come il Pinturicchio, Luca Signorelli, Piero di Cosimo e Filippino Lippi. Il tema della monumentale decorazione doveva essere una celebrazione del papato con la raffigurazione delle Storie  di Mosè e di Cristo, poste a confronto per confermare il proseguimento del messaggio divino ripreso poi attraverso la legge giudaica nella figura di Cristo, che a sua volta lo trasmise a Pietro, primo pontefice. L’impresa a cui partecipò il Ghirlandaio, riguardante il primo gruppo di pittori (sopra citati), fu intrapresa senza intoppi ed in modo assai spedito, tanto che nel 1482, era già stata portata a totale compimento.

Vocazione dei primi apostoli, anno 1481, affresco su muro, dimensioni cm. 349 X 570, Cappella Sistina, Città del Vaticano.
Ghirlandaio: Vocazione dei primi apostoli, anno 1481, affresco su muro, dimensioni cm. 349 X 570, Cappella Sistina, Città del Vaticano.

Al Ghirlandaio furono affidate le realizzazioni degli affreschi con la Vocazione dei primi apostoli e la Resurrezione. Quest’ultima, purtroppo, che risultava già danneggiata ai tempi di Vasari, fu ridipinta totalmente nel tardo Cinquecento.

Assai più difficile è invece l’assegnazione del “Passaggio del Mar Rosso”. Inoltre i pittori realizzarono il ciclo dei primi trenta papi sui i riquadri delle Storie di Mosè e di Gesù, taluni attribuiti al Ghirlandaio, ma varie ridipinture che seguirono non permettono specifiche valutazioni di autografia. La Vocazione dei primi Apostoli è un’eccellente composizione, di alta qualità pittorica dove l’artista conferì nuova solennità, non più ritrovata nelle future creazioni. L’impostazione strutturale, le vesti, il cromatismo e gli atteggiamenti di alcune figure richiamano la scena del “Tributo” (Cappella Brancacci) di Masaccio, considerata come opera di riferimento della pittura del primo Rinascimento fiorentino, che anche Domenico volle studiare, stando agli scritti del Vasari. La coloristica, viva e luminosa, conferisce efficacemente la morbidezza negli incarnati e si armonizza altrettanto felicemente nei toni delle vesti all’ultima moda dei contemporanei. La maestria dell’artista, che si evidenzia soprattutto nella ritrattistica, raggiunse con quest’opera, per la prima volta, alte valenze di profondo realismo, dopo i primi esperimenti del ciclo in Santa Maria Assunta (1475), diventando una delle sue peculiarità più celebri e apprezzate. Da Roma egli portò con sé moltissimi disegni, bozzetti e studi di monumenti antichi, che più tardi vennero spesso da lui impiegati come prezioso repertorio per le imprese future.

Tornato a Firenze Ghirlandaio si trovò letteralmente sommerso dalle committenze, con una bottega che ormai era diventata il principale punto di riferimento della più agiata e colta borghesia locale. Tra le prime composizioni commissionate al suo rientro ci fu un affresco in Santa Croce con la raffigurazione della Storia di san Paolino, di cui, forse, rimasero alcuni frammenti riguardanti l’intelaiatura architettonica nella navata sinistra, vicino alla tomba di Michelangelo Buonarroti. Nel 1482, mentre egli già stava concludendo il contratto per la decorazione della Cappella Sassetti in Santa Trinità, gli fu commissionato dalla Signoria di Firenze – a lui, al Botticelli, al Perugino e Piero del Pollaiolo – il ciclo di affreschi nella Sala dei Gigli in Palazzo Vecchio. L’intera realizzazione dell’opera, che doveva essere affidata a più artisti, scelti tra i maggiori attivi a Firenze, fu invece assegnata soltanto a Domenico. La decorazione, eseguita nella parete ad oriente, doveva comprendere un’Apoteosi di san Zanobi e un ciclo di uomini illustri (si veda anche l’altra raffigurazione di uomini illustri), venne invece largamente realizzata dagli assistenti di bottega, a causa del contemporaneo impegno del Ghirlandaio in Santa Trinità. Lo scarso pregio pittorico delle composizioni si evidenzia principalmente nella scena centrale dell’Apoteosi, mentre nelle due raffigurazioni delle lunette con gli Uomini illustri dell’antichità, in alcune zone, si sprigiona una forte energia derivante dalla probabile presenza della mano del maestro.

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