Opere di alto interesse del Ghirlandaio

(Firenze, 1449 – Firenze, 11 gennaio 1494)

(continua dalla pagina precedente)

Nel 1490 Ludovico il Moro (Vigevano, 1452 – Loches, 1508), duca di Milano, essendo a conoscenza della validità dell’ambiente artistico fiorentino, inviò un suo agente nel capoluogo toscano per alla ricerca di un un capace artista a cui affidare la commissione per una grande pala d’altare, destinata alla Certosa di Pavia.

Dopo un’attenta ricerca l’agente era in possesso di alcuni nominativi tra cui quelli di Domenico Ghirlandaio, Sandro Botticelli, Filippino Lippi e Pietro Perugino. A proposito del primo egli scrisse che era considerato il “Maestro sulle tavole di legno e ancor più bravo sulle pareti. Le sue opere hanno una buona aria. Egli è un uomo di esperienza a cui vengono commissionati numerosi lavori”. L’opera, che doveva rappresentare una Deposizione ed invece poi ebbe un tema diverso col “Polittico della Certosa di Pavia”, andò più tardi a Filippino Lippi, che non riuscì a realizzare per la sua precoce scomparsa (1504), e quindi a Pietro Perugino.

Sacra conversazione di Monticelli, anno 1483, tecnica a tempera su tavola, dimensioni cm. 168 X 197, Galleria degli Uffizi, Firenze.
Ghirlandaio: Sacra conversazione di Monticelli, anno 1483, tecnica a tempera su tavola, dimensioni cm. 168 X 197, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Mentre Domenico era occupato con il grande ciclo d’affresco nella Cappella Tornabuoni in Santa Maria Novella, che lo stava rendendo celebre, la sua bottega iniziava ad essere sommersa da numerosissime commissioni, soprattutto per grandi dipinti su tavola come le pale d’altare. Qui il maestro impiegava ancora la tecnica della tempera su supporti lignei, diffidando di quella ad olio, ormai consolidata nella pittura fiamminga, evitando così di avventurarsi in nuovi sentieri, nonostante il suo apprezzamento per l’arte nordica.

Sacra conversazione degli Ingesuati, anno 1484-86 circa, tecnica a tempera su tavola di quercia, dimensioni cm. 191 X 200, Galleria degli Uffizi, Firenze.
Ghirlandaio: Sacra conversazione degli Ingesuati, anno 1484-86 circa, tecnica a tempera su tavola di quercia, dimensioni cm. 191 X 200, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Tra le opere di alto interesse – generalmente, tranne alcune, tutte autografe – si evidenzia una serie di tavole realizzate per gli altari maggiori di alcune chiese di Firenze: la Sacra conversazione di Monticelli (1483, 168 X 197, Galleria degli Uffizi a Firenze), la Sacra conversazione degli Ingesuati (1484-1486, 191 x 200, Galleria degli Uffizi) e l’Adorazione dei Magi degli Innocenti (1488, 285 x 243, Galleria dello Spedale degli Innocenti, Firenze).

Destinati alla committenza privata si ricordano i ritratti e le composizioni come il  “Ritratto di Giovanna Tornabuoni” (1488, 76 X 50, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid) e l’Adorazione dei Magi Tornabuoni (1487 circa, tondo, diametro cm.171, Galleria degli Uffizi, Firenze). Infine i dipinti realizzati dalla bottega, tra i quali c’è anche la presenza della mano del maestro, inviati fuori gli ambienti fiorentini sono l’Incoronazione della Vergine di Narni (1486, 330 X 230, Museo Eroli, Narni) e l’Incoronazione della Vergine di Città di Castello (1486 circa, Pinacoteca comunale, Città di Castello).

Il Vasari, nei suoi attenti scritti, relativi alle biografie degli artisti, parlando del Ghirlandaio, poco disse della sua pittura su tavola, esaltando invece le sue risorse in fatto di mosaici, che aveva appreso nell’apprendistato presso la bottega di Alesso Baldovinetti (Firenze, 1425 – Firenze, 1499). Delle opere musive di Domenico, invece, si conoscono soltanto l’Annunciazione raffigurata nella lunetta della Porta della Mandorla nel Duomo di Firenze ed altri lavori non portati a compimento a causa della sua prematura morte. La prima, secondo alcuni studiosi, come esecuzione materiale, sarebbe stata eseguita dal fratello David.

Il pittore morì l’11 gennaio 1494 a causa delle “febbri pestilenziali”, contagiato mentre stava realizzando alcune opere per le città di Pisa e Siena. Fu sepolto nel cimitero di Santa Maria Novella, nel terzo avello di un un’arca nella parete destra (entrando nella chiesa). Sotto l’arco, secondo Quermann (cit. pag. 134), una volta appariva il suo ritratto ripreso al naturale.

Alla sua morte la bottega era, da oltre un ventennio, una delle più competenti e organizzate nell’ambito fiorentino.

A fianco del maestro lavoravano i fratelli David e Benedetto (il primo fungeva anche da imprenditore) ed il cognato Sebastiano Mainardi.

Tra gli aiuti più importanti si possono citare Francesco Granacci (Villamagna di Volterra, 1469 – Firenze, 1543) e Biagio d’Antonio da Firenze (1445-1510), che alcuni studiosi identificano invece con Giovan Battista il Vecchio, alias Giovan Battista Utili, conosciuto anche come Giovan Battista da Faenza (Faenza 1465/70 – Faenza 1516). Inoltre vi lavorava Bartolomeo di Giovanni (… – 1501), dal gusto acuto ed amante della pittura fiamminga, che collaborò negli affreschi della Cappella Sistina e che fu l’autore della predella dell’Adorazione dei Magi degli Innocenti [Micheletti, cit., pag. 30].




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