Citazioni su De Roberti: quello che hanno detto di lui

  Ercole de’ Roberti (Ferrara, 1451-1456 – Ferrara, 1496)

Quello che hanno detto di Lui (citazioni tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore)

I critici di Storia dell’arte hanno detto di Ercole de’ Roberti:

Le opere sue sono fecondissime di poesia, variate nelle invenzioni, e pienissime d’affetto.    C. laderchi, Descrizione della quadreria Costabili, 1838.

Le ricerche che affermavano il Mantegna e il Tura ebbero termine con Ercole nell’arte ferrarese: tutto si schiara, si nobilita, si illumina ; si perde l’involucro o classico o ferreo, e rimane come purificata la forza morale.   A. venturi, Storia dell’arte italiana, VII, 1914.

L’arte trabocca, dopo tanto e così severo ritegno, di umana tenerezza. N, barbantini, La pittura ferrarese nel Rinascimento, m “Nuova Antologia”, 1933.

Ercole non è soltanto pittore dinamico per i colori, ma anche per il segno rapido e nervoso, che ben dimostra l’impeto dell’ideazione del comporre e schizzare le figure in movimento, mentre il freno dell’arte lo costringe poi a calmare la foga, fino a raggiungere il perfetto equilibrio delle masse, e soprattutto a comporle entro la cornice armoniosa delle slanciate architetture, che rispondono a un perfetto criterio statico.   F. filippini, Pittori ferraresi del Rinascimento in Bologna, 1933.

Corrono gli anni dal 1469 al ’76 o poco più avanti. E per tutto si imprime la prima forma di Èrcole, che sull’immaginativa ingrifata del Tura, sulla rusticana terribilità del Cossa, va fondando il suo personale e disperato cubismo; in alto senso decadente, come doveva pur essere dopo precedenti già tanto spericolati […]. Nelle azioni umane poi, un repertorio così ricco di moti, di arresti, di pause, di spezzature; così fiammante e crudele, da traboccare genio da ogni verso. Un’eleganza quasi perniciosa e attoscata; un mondo dell’anticristo; un senso tanto più beffardo del perituro, di quanto l’attimo è più colpito a segno. Che incantesimo, e che tragedia senza lacrime.   R. longhi, Officina ferrarese, 1934.

L’esasperato contorno del Tura, tridimensionalmente esaltato, si articola in una composizione e figurazione “cubizzata”, instabile, movimentata; il “sistema prospettico” di Cossa, risolto sempre nella strutturazione architettonica saldamente e severamente, delimitato e racchiuso con precisione e chiarezza dall’effetto luminoso sempre uniforme, qui si sfalda e si rompe […]. La luce, non più cristallina e diffusa, acquista nel de’ Roberti modulazioni di ritmo efficacissime e variabili; da luce artificiale, astratta, diviene naturale, a sfumature ombrate e penombrate. Anche il colore abbandona la smagliante metallica forza per assumere tonalità varie, mutabili, fuggevoli: ora limpide e fredde, ora violente e carnose, sempre armonicamente fuse in un ritmo compositivo equilibratissimo.    F. cologni, Itinerari del tempo antico dell’arte: C. Tura, F. Cossa, E. de’ Roberti, 1961.

La tecnica pittorica di estrema finezza, riflette l’aspirazione a sciogliere la saldezza plastica e il rigore ferrarese del disegno in modulazione pittorica. I colori hanno una luminosità preziosa, e tuttavia Roberti ha cercato di attenuare la vivacità coloristica del Cossa con lievi ombre e delicate lumeggiature […]. La dolce, solenne malinconia del sentimento accomuna il Roberti alla sensibilità del Perugino, di Leonardo, del Francia e del Costa. Nell’ambiente emiliano il Roberti appare come un maestro di transizione:

Al suo temperamento inquieto ogni soggetto si presenta come cosa nuova, cosicché nel corso dell’esecuzione pittorica egli si allontana dal progetto originale, fissato nel disegno, per attingere la forma definitiva attraverso un tormento tutto moderno, raggiungendo raramente omogeneità di stile.  E. ruhmer, Èrcole de’ Roberti, in “Enciclopedia Universale dell’Arte”, XI, 1963.




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