Giorgione: citazioni e critica attraverso i secoli

(citazioni tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore)

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Come hanno parlato di Giorgione gli studiosi di Storia dell’arte:

Giorgione è la primavera dell’arte veneta e della pittura mondiale; è la padronanza sostanziale del colore come mezzo autonomo d’espressione, è la pittura totale, a cui danno mano e cielo e terra; maturata attraverso l’esperienza di quasi un secolo e divenuta coscienza. Dopo aver superato il giambellinismo scolastico, e potenziato l’antonellismo di elezione, anche lo sfondo, rimasto fin allora quasi inerte spettatore delle vicende pittoriche, affidate alla figura e al paesaggio, diventa atmosfera;cioè una delle componenti essenziali del dipinto; elemento del dramma artistico, alla pari degli altri. Tutte le premesse della pittura sono così poste : quelle premesse fortunose che sono ancora alla base della nostra espressione e della nostra sensibilità.      G. Fiocco, Giorgione, 1941.

… Qual che sia il preciso tema del quadro [la Tempesta}, il senso che esso ci da è appunto questo, dell’innestarsi dell’uomo nella natura, del suo vibrare con essa, del suo divenire e del suo annullarsi nella medesima, secondo un concetto di naturismo che sta alla base dell’arte moderna. E poiché queste parole sono qui espresse in pittura per la prima volta, con la verginale fragranza delle idee che sbocciano dall’anima dei poeti, la suggestione che quest’opera esercita è assoluta …
Praticamente la Tempesta è l’opera più personale del Maestro, e quella che meglio esprime il suo stato d’animo imminente di fronte alla natura : e non soltanto per l’insolito concetto della figurazione, il quale appunto perciò è sembrato tanto più misterioso, ma proprio per il trattamento della materia pittorica. Qui il ductus è sciolto in ogni suo movimento : aderente alla fantasia dell’artista e alla realtà della natura da essa fantasia trasfigurata : in un continuo vibrare di linee, intese non già come contorni bensì come fluttuazioni motrici; in un adeguarsi di tono a tono, nella liquidità delle gamme preferite — dall’ocra alla terra rossa, dal verde pallido al turchino e allo smeraldo fondo …       A. Morassi, Giorgione, 1942.

… L’arte di Giorgione è certo complessa negli sviluppi, negli interessi estetici e nei valori culturali, tanto che ha potuto dar luogo, fin dal suo apparire, ad interpretazioni figurative diverse e contraddittorie ed a reazioni molteplici nel campo storiografico. Il gusto di Giorgione non è di carattere così esclusivista come quello del Tintoretto o del Carpaccio : dal nucleo d’ispirazione strettamente legato al colore ed alla luce, cioè al tono, scaturisce un getto sempre nuovo di fantasia, che magari s’indirizza su piani diversi. L’avidità culturale di Giorgione, che sottintende una partecipazione viva alle correnti del suo tempo, ha il dono, com’è dei geni, di realizzarsi ogni volta con un processo puramente fantastico e lirico, in un’opera d’arte perfetta. Ma intanto il risultato pratico di questa sensibilità sempre attiva è di spezzare, per quanto riguarda il campo inventivo, i vincoli della tradizione iconografica quattrocentesca, sia di quella religiosa come di quella profana. Nasce con Giorgione una nuova mitologia di rappresentazioni figurative, dove l’uomo è posto a contatto della natura, tanto che questa talvolta osa trasformarsi in protagonista; una nuova dignità arricchisce la psicologia dei personaggi, i quali, nel loro isolamento, si ricercano in profondità … La sua rivoluzione nel campo artistico non era solo trasformazione di soggetti, ma un rinnovamento totale della sensibilità figurativa.      R. Pallucchini, La pittura veneziana del Cinquecento, 1944.

… dopo avere anche intonato nei Tre filosofi, e nel Tramonto Dona dalle Rose … i primi accenti del classicismo cromatico che spiegherà poco dopo Tiziano giovane, si butta finalmente alle mezze figure ‘senza disegno’, colore soltanto, e crea il sensuale naturalismo dei suoi ritratti mossi in un pretesto d’azione, come V Autoritratto in figura di David, il Guerriero col paggio che gli affibbia l’armatura e altri simili che certamente esistettero e appartennero agli ultimi mesi del maestro e furon cosa quasi moderna, quasi Caravaggio, quasi Velàzquez, quasi Manet.       R. Longhi, Viatico per cinque secoli di pittura veneziana, 1946.

… Se si considera che tutte le opere … di Giorgione sono state compiute in un periodo inferiore a dieci anni, la meraviglia per la differenza di intenti e di tecnica si fa anche maggiore.
Perciò la critica moderna ha tentato di distribuire parecchie pitture ad artisti diversi : Tiziano, Sebastiano del Piombo, Palma e anonimi. Le attribuzioni a Tiziano per le ultime opere di Giorgione potrebbero sostenersi sotto un aspetto puramente tecnico, come si è detto, ma non sotto quello espressivo. Per i medesimi motivi a maggior ragione rimangono esclusi Sebastiano e Palma. E conosciamo troppo l’attività pittorica a Venezia nel principio del Cinquecento per supporre che un anonimo potesse creare capolavori degni di essere attribuiti a Giorgione. Non rimane che ritenere che la diversità delle opere di Giorgione sia inerente al suo stile. Cioè, partito dal gusto di maestri quali Bellini e Carpaccio, egli si è avviato incertamente in diverse direzioni, verso la finezza lineare come verso il tocco pittorico, bruciando in pochi anni le tappe che la pittura veneziana ha percorso in un secolo, improvvisando volta a volta tutto, eccettuato il suo modo di sentire ch’è la sua costante. Ne si dica che Giorgione sia stato più poeta che pittore, anzi proprio perché più poeta degli altri egli ha creato una nuova civiltà pittorica e una nuova visione del mondo. Ne meravigli che un giovane tra i venticinque e i trenta anni, nel compiere questo portento, abbia avuto i suoi momenti di incertezza, di ritorni su sé stesso, di slanci subitanei e di stanchezza. Solo uscendo dai modi tradizionali della critica dello stile, si può giungere alla comprensione della personalità di Giorgione e intendere come abbia profittato di Leonardo e forse di Raffaello, nello stesso tempo che di Hieronymus Bosch; e abbia partecipato alla cultura filosofica del suo tempo, e al modo di sentire la natura espresso da poeti come Giovanni Fontano, Giovanni Cotta e Tacopo Sannazzaro.    L. Venturi, Giorgione, 1954.

Quel raccoglimento intimo delle singole figure, quella sospensività di ogni movimento, quel silenzio sono tutte espressioni del sentimento di Giorgione, in opposizione a quello di Tiziano. Questo esuberante artista nelle prime opere ricerca movimento, gesto eloquente, modelli popolani, drappeggi sovraccarichi, giochi di luce prodotti se non altro da nuvole vaganti, composizioni affollate. … Qui, invece, regna la calma, il concentramento spirituale, il senso spaziale, l’armonia dei ricchi e intensi Colori.            P Gamba, II mio Giorgione, in “Arte veneta”, 1954.

II segreto di Giorgione — al quale tanti misteri e segreti si sono attribuiti — consiste semplicemente nel vedere ‘tutto’ lo spettacolo del mondo come una ‘non tangibile’, ma esclusivamente ‘visibile lontananza’; nel ridurre ‘tutta’ la rappresentazione a ‘puro colore’. E con ciò la pittura diventa veramente e solamente ‘pittura’, rinuncia cioè a qualsiasi pretesa di emulare e di simulare la scultura o peggio di offrire una equivalenza, piuttosto che una immagine, della realtà; supera così l’equivoco rinascimentale della imitazione illusiva della natura, per la quale, seppur qualche valore hanno anche il colore ed il moto (l’insistenza del Vasari sulla bravura di rappresentare quasi il respiro della vita e il tepore della carne), l’impegno preminente resta pur sempre quello del ‘rilievo’     L. Coletti, Giorgione. 1955.

La giovanile freschezza dell’invenzione si sposa …, in questa opera fondamentale [la Pala di Castelfranco], a imponenti novità figurative. Immerse nella vibrante atmosfera d’una natura non architettata a modo di scenografia, come nei dipinti quattrocenteschi, ma vivente come spazio colorato, le figure si muovono con una sicurezza che fa presagire tutto lo sviluppo che porterà poi dai Filosofi al Fondaco dei Tedeschi. In questa rin­novata circolazione di forme, viene naturalmente a dominare il colore, non più inteso come riempitivo di superfici limitate da segni lineari o da piani plastici, ma effuso in una spazialità nuova, che ha gli stessi caratteri del verso libero della canzone cinquecentesca. Così, quella che era stata una scoperta prematura di Giovanni Bellini e di Antonello, e forse soprattutto di Vettor Carpaccio — cioè il valore atmosferico del colore, inteso nel suo continuo variare di toni — diviene il mezzo espressivo dei modi di Giorgione, nella Pala di Castelfranco. È qui il suo fascino straordinario, come di melodia bassa, di accordi soavi, superando tutta quella grammatica quattrocentesca, che ormai non poteva che suonare convenzionale agli stessi suoi inventori.    T. Pignatti, Giorgione. 1955.

Quell’entrare nel mondo della natura e nel mondo dell’animo umano, senza timori e senza ostacoli; quell’accostarsi, direi abbandonarsi, alla visione contemplativa dell’intero Universo :
qui sta appunto la conquista dell’artista. Che poi tale mondo sia stato realizzato con una pittura vibrante di luce, trepidante, viva anch’essa, questo è il secondo dono che il pittore ci ha dato. Quindi alla domanda se davvero Giorgione sia grande, come già i suoi stessi contemporanei intuirono e come sempre è stato ritenuto, bisognerebbe rispondere che lo è anche di più. È vero che le sue opere sono poche, e talune incerte; è vero che le discussioni su di esse continuano e continueranno forse per sempre. Ma una cosa è sicura : egli ha spalancato le porte di un mondo pittorico, quello che più compiutamente è nostro. Ha indicato il cammino alla pittura moderna : voglio intendere da Tiziano a Renoir.    P. Zampetti, Postille alla Mostra di Giorgione, in “Arte veneta”, 1955.

… Quello che possiamo tentare di ricostruire, in quest’ultima testimonianza dell’arte di Giorgione [la Nuda dell’Accademia di Venezia, dal Fondaco dei Tedeschi], è determinante non solo per la fase finale della sua pittura, ma per l’influenza che ebbe nel suo tempo ed oltre il suo tempo. È la logica conseguenza di tutto il cammino intrapreso, della visione altissima del proprio ideale d’artista, anche se ai contemporanei apparve come ‘novità’. E in questo senso il lacerto dell’Accademia è più di una testimonianza. È la certezza che una rottura era avvenuta con la tradizione e che una svolta decisiva viene data per la conquista dell’arte moderna. Con la sicurezza del genio Giorgione ha risolto, nella ‘maniera grande’, il più grave dei suoi problemi, quello che lo accomuna a Michelangelo: la visione dell’uomo dominatore ormai nella natura, anche se prigione a sua volta di un fato di dolore,   P. Della Pergola, Giorgione 1957.

Molto spesso si è voluto vedere nei dipinti di Giorgione lo svilupparsi di un racconto che in realtà non esiste o che è assunto soltanto come pretesto … Il fatto è che in Giorgione si manifesta quello scadere dell’importanza del soggetto, a vantaggio dell’espressione artistica, che anticipa tutta l’arte moderna.         L. Venturi, Giorgione, in “Enciclopedia universale dell’arte”, VII, 1958.

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