Itinerario critico di Giotto: citazioni degli studiosi

(citazioni tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore)

Come hanno parlato gli studiosi di Storia dell’arte di Giotto:

Credette Cimabue nella pintura tener lo campo, e ora ha Giotto il grido, sì che la fama di colui è scura.   Dante, Divina Commedia (Purgatorio), 1310.

… il più sovrano maestro stato in dipintura che si trovasse al suo tempo, e quegli che più trasse ogni figura e atti al na­turale …     q villani, Cronica, 1340.

… ebbe uno ingegno di tanta eccellenza, che niuna cosa da la natura, madre di tutte le cose e operatrice col continuo girar de’ cieli, che egli con lo stile e con la penna o col pennello non dipignesse sì simile a quella, che non simile, anzi piuttosto dessa paresse, intanto che molte volte nelle cose da lui fatte si truova che il visivo senso degli uomini vi prese errore, quello credendo essere vero che era dipinto.

E per ciò, avendo egli quella arte ritornata in luce, che molti secoli sotto gli error d’alcuni che più a dilettar gli occhi degl’ignoranti che a compiacere allo ‘ntelletto de’ savi dipignendo intendevano, era stata sepulta, meritamente una delle luci della fiorentina gloria dirsi puote …  G. boccaccio, Decameròn, 1350 C.

… tabulam meam sive iconam beatae Virginis Mariae, operis locti pictoris egregii, … cuius pulchritudinem ignorantes non intelligunt, magistri autem artis stupent.  F. petrarca, Epislolae de rebus familiaribus, 1361.

Da questo laudabile uomo … uscirono chiarissimi rivoli di pittura; i quali essa pittura rinnovata, emulatrice della natura fecero preziosa e piacevole.    F. villani, De origine civitatis Florentiae et eiusdem famosis cicibus, 1381 e.

… rimutò l’arte del dipingere di greco in latino, e ridusse al moderno; et ebbe l’arte più compiuta ch’avessi mai più nessuno.  C. Cennini, Libro dell’arte, 1390.

Di quinci veggiamo innanzi a Giotto la pittura morta; e maestra di figure da ridere da lui rilevata, e da’ suoi discepoli mantenuta, e ad altri data, esser venuta ad essere in molti quanto più può degnissima.      M. Palmieri, della vita civile 1440.

Fecesi Giotto grande nell’arte della pictura. Arrecò l’arte nuova, lasciò la rozeza de’ greci … Vide Giotto nell’arte quello che gli altri non agiunsono. Arecò l’arte naturale e la gentilezza con essa, non uscendo delle misure. Fu peritissimo in tut­ta l’arte, fu inventore e trouatore di tanta doctrina la quale era stata sepulta circa d’anni 600.   l. ghiberti, Commentarii, 1450.

lile ego sum, per quem pictura extinta revixit, cui quam recta manus, tam fuit et facilis. Natura- deerat nostra; quod defuit arti :
plus licuit nulli pingere nec melius. …
Denique sum Jottus, quid opus fuit illa referre?
Hoc nomen longi carminis instar erit.    A. poliziano, epitaffio di Giotto, 1490.

II pittore avrà la sua pittura di poca eccellenza, se quello piglia per autore l’altrui pittura; ma s’egli imparerà dalle cose naturali farà bono frutto, come vedemo ne’ pittori dopo i ro­mani, i quali sempre imitarono l’uno dall’altro e di età in età sempre mandare detta arte in declinazione. Dopo questi venne Giotto fiorentino il quale, non stando contento a imitare l’opera di Cimabue suo maestro, nato in monti solitari cominciò a di­segnare … e dopo molto studio avanzò non che i maestri del­la sua età, ma tutti quelli di molti secoli passati.   Leonardo, Codice Atlantico; 1500.

… Bene è vero, che come i poeti discrivono ancora il di fuo­ri, così i pittori mostrano quanto più possono il di dentro, ciò è gli affetti, e il primo che ciò anticamente facesse questo … fu Aristide Tebano, e modernamente Giotto.    B. varghi, Lezione nella quale si disputa della maggioranza dell’arti, 1546.

… divenne così buono imitatore della natura che sbandì af­fatto quella goffa maniera greca, e risuscitò la moderna e buona arte della pittura, introducendo il ritrarre bene di na­turale le persone vive; il che più di duegento anni non s’era
usato •••      G. Vasari, Le vite, 1568.

… [si trovano ad Assisi] molte pitture a fresco della mano di Cimabue Fiorentino e di Giotto … [pittori] di que’ tempi an­dati, ne’ quali ancor bambina avvolta in fasce se ne stava la Pittura, per dover poscia doppo il corso di 400 anni in circa divenir Gigantessa ne’ nostri giorni.    L. scaramuccia Le finezze de’ pennelli italiani, 1674.

… Egli scoprì tanto, anzi tanto s’inoltrò nella pratica di que­ste eccellenze, che fece stupire tutta quella età … essendo ch’ei mostrasse alcun principio del modo di dar vivezza alle teste con qualche espressione d’affetto, d’amore, d’ira, di timore, speranza e simili; s’accostasse alquanto al naturale nel piegar de’ panni, e scoprisse qualcosa dello sfuggire e scortare delle figure, e una certa morbidezza di maniera, qualità al tutto di­verse che per l’avanti.    F. baldinucci, Apologià a prò delle glorie della Toscana, 1677

Oggi le pitture di Giotto si riguardano. Ma non s’ammira­no, o se l’ammirazione vi s’induce accade in ordine al gran progresso che a fatto l’arte.  F. L. del migliore, Riflessioni e aggiunte alle ‘Vite’ … del Vasari, post 1681

… ne deesi negare che Giotto non alzasse maggior grido d’ogni altro in quell’età; ma che sia rimasto nella tromba della
fama egli solo, e che di più d’altri ne pur si sappia il nome, chiarissima è la ragione perché di lui e degli altri toscani fu scritto, e di quei dell’altre città non fu scritto.   S. maffei, Veruna illustrala, 1732.

… I lavori di Giotto, successore di Cimabue, sono parec­chio meglio, quantunque assai cattivi … Questo gran maestro, tanto esaltato in ogni storia dell’arte, oggi non sarebbe accet­tabile nemmeno per dipingere un’insegna. Eppure, nei suoi scarabocchi, si scorge un certo ingegno, del talento.    C. de brosses, Lettres familtìres ecrites d’Italie, 1739-40

Giotto fece dei quadri che ancor òggi si vedono volentieri.   voltaire, Essai sur Ies moeurs, 1746
Cimabue stesso a paragone di Dante è un miserabile arti­sta, e poco meno l’è Giotto a paragone di Petrarca. Ma Dante e Petrarca eran uomini addottrinati dagli antichi d’ogni ma­niera, laddove Giotto e Cimabue non vedevano fuorché pit­ture e sculture rozzissime, e non aveano scoperte statue greche o romane, come fecero poscia Raffaello e Michelangelo.    S. bettinelli, Del Risorgimento d’Italia, 1775.

Ed io più mi compiaccio di que’ colli torti, che Giotto e Simone [Martini] diedero alle loro figure … che non di quelli affettati che il Parmigianino diede alle sue … [Giotto] nel picciolo supera Simone … ma Giotto a vicenda non è pari a Simone nel fare grande, e variamente composto … [Le figure di Simone] hanno le proprietà di chi è svegliato e comincia ad agire : mentre quelle del pittor fiorentino sono per lo più tra il sonno e la vigilia, o nello stato di chi siede affaticato, o sta ritto per forza.         G della Valle, Lettere sanesi sopra le belle arti, 1785.

Se Cimabue fu il Michelangiolo di quella età, Giotto ne fu il Raffaello. La pittura per le sue mani ingentilì in guisa, che ne verun suo scolaro, ne altri fino a Masaccio lo vinse, o lo uguagliò, almen nella grazia … La simmetria divenne per lui più giusta, il disegno più dolce, il colorito più morbido : quelle mani acute, que’ piedi in punta, quegli occhi spauriti, che teneano ancora del greco gusto, tutto divenne più regolato.    L. lanzi, Storia pittorica della Italia, 1789.

Delle proprie capacità d’inventore e compositore fornisce esempi che possono ancora oggi essere studiati con profitto dall’artista desideroso di eccellere …    W. Y. ottley, Thè Italian School of Design. 1808-23.

Nei più antichi esempi delle pitture dell’età moderna, come in quelli di Giotto … sono evidenti questa complessità, questa varietà e questo carattere simbolico, più pienamente sviluppati nelle più possenti opere di Michelangiolo e di Raffaello.  S. T. coleridge, Generai Character of the Ghotic Mind in the Middle Aee, 1818.

Mai egli è stato superato nella grandezza e nella verità del­l’idea, nel severo, continuo nesso di una singola rappresenta­zione o di una serie di rappresentazioni …   J. D. passavant, Ansichten uber die bildenden Kunste … in Toscana, 1820.

Pur riconoscendo in Dante le grandi qualità d’animo e di spirito, saremo assai agevolati nella valutazione delle sue opere, se terremo presente che proprio ai tempi suoi, nei quali visse anche Giotto, l’arte figurativa risorgeva nella sua forza natu­rale. Anch’egli fu dominato da questo genio della significazio­ne fisico-immaginativa; e fissava con tanta chiarezza gli oggetti con l’occhio della sua immaginazione, da poterli rendere con netti Contorni …             W. Goethe, Dante (Italienische Litteratur), 1826.

… [Egli ha] se non del tutto abbandonato, almeno posposto la tendenza dei predecessori a elaborare nobilmente caratteri sacri e divini, e nell’avere per contro rivolto la pittura italiana verso l’espressione dilazioni e di affetti, nei quali, secondo l’es­senza del monachesimo, il burlesco trovava posto accanto al patetico … Date queste circostanze, non so a cosa tendano alcuni che propongono d’esaltare con tutte le loro forze le diret­tive e la produzione di Giotto, come le più eccelse nell’arte nuova.         C. F. rumohr, Italienische Forschungen, 1827.

Giotto mutò la maniera di preparare i colori fino allora usata, e mutò il concetto e le direttive della rappresentazione pittorica. Egli si attenne al presente e alla realtà; e le figure e gli affetti da lui impresi a esprimere confrontò sulla vita che gli si agitava intorno. Assieme a tali disposizioni, si dette la felice congiuntura che non soltanto, ai tempi di Giotto, i co­stumi divennero più liberi e la vita si fece più gaia, ma inter­venne il culto di nuovi santi, fioriti in tempi prossimi a quello in cui visse il pittore. Tali santi, in particolare, furono prescelti da Giotto, spinto dalla propensione per l’immediato presente. Nel contenuto stesso della sua pittura fu così implicita la natu­ralezza delle figure corporee, la presentazione di caratteri defi­niti, di azioni, passioni, situazioni, atteggiamenti e movimenti. A causa di questa tendenza venne tuttavia perdendosi, relativa­mente parlando, quella grandiosa, sacra austerità, posta a fon­damento nei gradi maggiori dell’arte precedente. Il mondano prese posto e si estese; e, secondo lo spirito del tempo, anche Giotto, accanto al patetico, accolse il burlesco.    G. G. F. hegel, Vorlesung ùber die Aesthetik, 1829.

Robuste, anzi grandiose, ma per niente graziose mi sem­brano le opere di Giotto.      J. G. quandt, in Geschichte der Molerei in Ilalien … von L. Lanzi, 1830.

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