Guido Reni: citazioni e critica nei secoli

(citazioni tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore)

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Come hanno parlato gli studiosi di Storia dell’arte di Guido Reni:

Guido Reni (Bologna 1575-1642), di formazione manierista stile Carracci, è considerato in questo periodo emulatore di Raffaello e maestro perfetto. Artista molto riflessivo e capace di riadattare a propria misura e con grande equilibrio lezioni contrapposte le une alle altre; egli dà una versione classicista stile Caravaggio con la Crocifissione di Pietro (1604-05, Musei Vaticani).

Gli olimpici affreschi romani (1608-10) hanno coronamento nell’Aurora (1612-14) del casino Rospigliosi e la restaurazione rinascimentale culmina nella Strage degli Innocenti (1611 -12, Pinacoteca di Bologna), nell’Atalanta e Ippomene del Prado  a Madrid (1618-19), nella Serie di Ercole per i Gonzaga. Le sue opere di carattere religioso aprono la strada  al Murillo mentre le versioni della Maddalena come vanitas testi emanano un leggero ma inquietante turbamento già avvertibile nella sovrana bravura di lavori come il Davide con la testa di Golia (Louvre 1604-05), che allo stesso tempo fa eco a Caravaggio sfidandolo.

Citazioni:

Guido Rena Bolognese vive et opera, che per essere nella perfezione dell’operare, e così nel colmo di sua gloria, e meglio tacere che dirne poco, rispetto al molto merito, sol dirò questo, che ha operato in Roma … Vive in età perfetto vigoroso da potere operare anco venti anni. E di costumi affabili piacevoli, e nato per la conversazione. Dicono alcuni che l’amano che sia troppo trascurato, e profuso nello spendere, ma questa è virtù da principe, facendo utile al pubblico, e danno a se stesso. G. Mancini, Trattato della pittura, 1619-21.

… S’oblighi l’Historico alla verità, il Pittore al naturale, e benché quella e questa siano una cosa sola, non è una sola la maniera di scriverla, o di dipingerla … Guido da Bologna e Michele Angiolo Caravaggio, quando la nostra ignoranza publicava già stracca la natura, uscirono alla luce del mondo con un modo nell’eseguire nuovo avantaggiandosi a gl’Antichi, l’uno con la forza del dipingere, l’altro con la nobiltà dell’aria … V. malvezzi, Introduzione al racconto de’ principali successi accaduti sotto il comando del potentissimo re Filippo IV, 1651.

… quello che successe alli due principali Moderni [Raffaello e Parmigianino] pare anco riconosciuto a’ nostri giorni a proportione nella persona di Guido Reni, il quale … compose anch’egli a forza di tempo, e di studiosa fatica conforme al proprio straordinario talento particolar maniera con idea veramente singolare, estratta dalle più rare bellezze in ordine alla quale non potendo allo spesso soddisfare, massime giunto nell’ultima età annullava più volte il principiato, e con gran fatica riducevai l’opere al desiato compimento … F Scannelli il microcosmo della pittura 1657.

 Guido non ebbe tutta la forza e il vigore che si vedono nei dipinti dei maestri: la sua pittura è assai più debole e delicata. Essendo di natura dolce e piacevole, cercò di far apparire nelle proprie opere grazia e dolcezza; si avverte così, in tutte le figure che ha dipinto, un non so che di nobile e di grazioso che lusinga i sensi ma che non prende veramente lo spirito … Ad ogni modo, di tutti gli allievi dei Carracci è stato il più felice, e ancor oggi si trova un’infinita quantità di persone che prediligono le sue opere al punto da preferire la delicatezza e la grazia che esse manifestano, alla grandezza e alle forti espressioni che appaiono in altre. Non che non ve ne siano, nelle sue, di molto studiate, e che non abbia raffigurato corpi in cui ogni muscolo è disegnato con molta sapienza … ma a ben considerare il suo genio e il carattere della sua attività nell’insieme, la mollezza e il languore prevalgono sul vigore e la fermezza … A Felibien 1666 1668.

… ciò che mi cagiona maggior stupore si è quello dell’essermi quest’Huomo [il Reni] mai sempre saputo concepire sì bell’arie di teste [nell’Assunto, di Genova], … ed oltre di questo le attitudini così decorate, quiete, e senza strepito di gesti parmi essere una virtù congenita di Guido. L. scaramuccia, Le finezze dei pennelli italiani, 1674.

… Queste dico [le opere della ‘prima maniera’] e simili furono delle più belle, se non tanto vigorose; perché molte altre si stimarono di più bassa maniera, ancorché poi si scuoprano ogni dì d’un più profondo sapere, di una inarrivabile finitezza … La Natività di N. Signore per Germania, e l’altra principiata per la Certosa di Napoli, e simili infinite fatte negli ultimi anni, ne’ quali osservasi mancare il primiero valore di ogni gran maestro, e dar nella fiacchezza.

… E questa è quella che chiamano seconda maniera di Guido, che come perciò incognita anche, e forestiera, non giungerà che col tempo ad addimesticarsi, a farsi ben conoscere, e finalmente assodarsi nella comune affezione e concetto. Strillino pur a lor voglia i malevoli, che si conosceranno un giorno queste finezze per inimitabili … Piacerà però sempre a’ più dotti la seconda maniera, quanto la prima a’ più curiosi. Fermerà quella, ma insegnerà questa; e se di languida troppo, e delicata avrà nome presso la comune opinione, dagl’intendenti sarà esaltata per la più scientifica, e sovrana … C. C. malvasia, Felsina pittrice, 1678.

… [Guido Reni] fece per l’inanzi acquisto d’una maniera, che appagò generalmente il gusto de’ professori, e di quelli, che non hanno nella Pittura altro intendimento, che un semplice.

diletto, perché, essendo egli industrioso nell’operare con una certa maestria di pennello accompagnò a quella, vaghezza, e nobiltà, che si rendeva quasi agl’altri superiore. G. B. passeri, Li vite de’ pittori scultori et architetti, 1678.

… Ora per dire alcuna cosa dell’Ingegno, Erudizione e Sapere di Guido; egli aveva tutti li doni più desiderabili per divenire un gran Pittore, ma non minori furono li suoi studij per accompagnarli alle doti naturali … G. P. Bellori, Vite di Guido Reni, Andrea Socchi e Carlo Maratti, 1678.

… Ma non lasciamo per grazia inavvedutamente portarci a deteriorare la lode d’un Guido, che per essersi abituato a formar Idee sempre belle, nobili e delicate, mal potea forse talvolta guardarsi dal non ingentilirne, e nobilitarne alquanto più del dovere alcune di quelle, che più fierezza, e orrore rappresentar    C. malvasia, II cianuro di San Michele in Bosco, 1694.

… [il Reni] provò tutto, e si fermò infine a un modo di dipingere che potesse piacere a tutti. E invero la sua pittura è così grande, così facile, così aggraziata, che gli ha procurato una grande reputazione … Il pennello di Guido era leggero e pastoso, e questo pittore era talmente convinto che la scioltezza della mano fosse necessaria per piacere, che dopo aver talvolta faticato nell’esecuzione di un’opera, vi aggiungeva delle vigorose pennellate, per cancellare l’idea del tempo e del gran lavoro che essa gli era costata.  R de Piles 1699.

… quantunque le opere della seconda maniera di Guido non sieno di quella forza, che le prime, elle sono al pari bellissime, e d’ottimo gusto, e piaciono a tutti coloro che di pittura intendono, come cose delicatissime, e degne di qualunque lode … G. P. Gavazzoni zanotti, Dialogo … in difesa di Guido Reni …, 1710.

Guido Reni donato dal Cielo alla Città di Bologna l’anno Santo 1575, per un miracolo della pittura … Alla veduta d’un quadro del Caravaggio, tanto acclamato in Roma, per un dipingere furbesco, fiero, di gran tinta e di lume cadente, serrato, si prefigurò in contrario un tignere reale, dolce, e chiaro, col quale si fece un’apertura sì grande nel genio dei virtuosi, che Roma lo volle vedere, quanto ammiratrice dei suoi pennelli, altrettanto spettatrice delle ribellioni, che contro gli suscitarono il Caravaggio e i suoi aderenti … P. orlami», Abecedario pittorico, 1719.

un’Assunzione di Guido, mirabile, a quanto si dice [quella della chiesa di Sant’Ambrogio a Genova]. Ne chiedo perdono a Dio, ma, nonostante il mio amore per Guido, a tutta prima non ne fui molto soddisfatto; poi, avendola vista con una luce migliore, ho trovato la parte superiore del dipinto di una singolare bellezza … ch. de brosses,  1739-40.

La nobiltà e la grazia che Guido ha diffuso sui volti, i suoi bei drappeggi, uniti alla ricchezza delle composizioni, ne hanno fatto un pittore dei più gradevoli. Ma non si deve credere che sia giunto a questo senza essersi prima sottoposto a un intenso lavoro. Ci se ne accorge soprattutto nei disegni preparato ri di grandi dimensioni: ogni particolare è reso con assoluta precisione. Attraverso di essi si rivela un uomo che consulta continuamente la natura, e che non fa alcun assegnamento sul dono felice che egli ha di abbellirla.   P. J. mariette, Descriptioa sommaire Sei festini des grandi … 1741.

… Pochi pittori hanno avuto tanta considerazione come Guido, e pochi l’hanno altrettanto meritata. Se non ha conferito alle proprie figure la completezza e la verità di quelle dei Carracci e del Caravaggio, se non ha messo nei propri dipinti altrettanto fuoco e altrettanta passione, vi ha profuso assai più grazia e nobiltà. A. D’Argenville,  1745-52.

II genio di Guido non era ne molto vivace ne molto grande;

egli non riusciva allo stesso modo in tutti i temi. Siccome aveva più nobiltà, dolcezza e grazia che forza e nerezza, gli si addicevano più degli altri i soggetti devozionali e teneri. Ha disegnato con correttezza e con grazia … M. dargens, 1752.

Guido non è sempre uguale a se stesso, ne nel disegno ne nell’esecuzione: ei conosceva la bellezza, ma non sempre la raggiunse. Il suo Apollo della famosa Aurora … è ben lungi dall’essere una bella figura, e in confronto dell’Apollo di Mengs … nella villa Albani è come un servitore accanto al padrone. La testa del suo San Michele arcangelo è bella, ma non ideale … J. J. wihckelmann* Dissertazione sul potere del sentimento del bello nell’arte …. 1763 (ed. italiana, 1831).

… Guido, non avendo saputo scegliere soggetti adatti alle proprie idee e capacità, o, se si vuole, sforzandosi di mantenere il bello anche dove non è possibile mantenerlo, è riuscito molto male nell’intento. Le sue figure sono spesso inserite in temi che richiedevano un’intensa espressività; ma la Giuditta, la Salame … e persino la Strage degli innocenti non presentano più intensità della Venere …             Reynould  Discourses (1769-91), 1821.

… ad essi Carracci vediamo il restauramento della pittura; e dalla loro scuola uscirono il celebre Guido, pittore di molto merito, facile ed elegante, che sarebbe stato un altro Raffaello se avesse avuto migliori principii …        

[Guido Reni] si attenne molto da principio a quel forte che gradiva la sua scuola, ma temperavalo con più tenerezza che ella non solea; e a poco a poco gradatamente crescendo in questa, giunse dopo alquanti anni a quel delicato che si era prefisso. Quindi più che altrove in Bologna ho udito distinguersi la prima maniera di Guido dalla seconda; e quistionarsi qual delle due sia migliore. Ne tutti si arrendono alla decisione del Malvasia, che pronunziò essere la prima più dilettevole, la seconda più dotta.

In questi cangiamenti non perde mai di veduta la facilità, che tanto alletta nelle sue opere; e sopra tutto volle distinguersi nella cura della bellezza, specialmente in teste giovanili, ove a giudizio di Mengs, superò ogni pennello. L. lanzi, Storia pittorica dell’Italia, 17».

… Tiarini fu più dotto di Guido, Tintoretto di Paolo; ma Paolo e Guido hanno universalmente la palma sopra Tintoretto e Tiarini per quel non so che di geniale e di nobile, che die loro la natura, e che con tutti gli studi che uno fa non riesce mai ad imparare …          Algarotti lettere varie, ed. 1792.

… La Grazia attrasse Guido, ma fu la grazia studiata del teatro: le sue forme femminili sono compendi di bellezza antica atteggiate in attitudini languide, ammantate di abiti voluttuosi … il suo colore varia con lo stile: talvolta fuso e armonioso, talvolta vigoroso e severo, talvolta piatto e insignificante …  H. R. Fussli,  1801.

… decisamente, [il Reni] ha una sensibilità mozartiana …  stendhal, Journal, 1811.

… In questo firmamento appaiono sempre nuovi astri, ch’io non so calcolare e che mi fanno smarrire la strada: i Carracci, Guido Reni, il Domenichino, tutti forti in un più tardo e più felice periodo artistico … Un grande ostacolo alla pura contemplazione e all’immediata intelligenza di questi dipinti sono i soggetti per lo più insulsi … Così, mentre da un lato ti tratten­gono l’ingegno divino di Guido Reni e quel suo pennello che avrebbe dovuto dipingere soltanto ciò che di più perfetto si possa vedere nel mondo, ecco tu insieme vorresti distogliere gli occhi da certi soggetti così orrendi e idioti …

Il grande dipinto di Guido Reni nella chiesa dei Mendicanti è senza dubbio quanto di più perfetto un artista possa dipingere, ma insieme quanto di più assurdo gli si possa commettere

ed affidare …                          W Goethe, Italiesische Reìse, 1816-29.

… In Guido Reni … l’abitudine a dare alle figure uno sguardo e un’aspirazione volti al cielo è diventata una maniera …; io preferisco la Vergine quando è raffigurata … con gli occhi fissi sul Cristo bambino. Quest’aspirazione, questo slancio, questo sguardo verso il cielo si avvicinano al sentimentalismo moderno …   G. W. hegel, Vorlesungen ùber die Aesthetik …. 1837-42

… La religione deve essere e sempre è stata il fondamento e lo spirito informatore di ogni vera arte. Mi assale una collera disperata quando sento che Eastlake compera dei Guido per la National Gallery … Spero che facciate del vostro meglio per far cessare questi acquisti di Guido e di Rubens. Rubens può insegnarci molto sull’arte autentica, ma c’è una grande quantità di opere sue nel paese, e per Guido non c’è neppure questa scusa … J. ruskin. Modern Painters 1844-75.

… una testa di Cristo e altre cose di Guido in cui, nonostante l’espressione, la grande abilità del disegno è ancor più sorprendente …     Delacroix, Journal, 1853.

Quanti aspetti diversi scorgiamo in Guido Reni, non solo in relazione ai suoi vari periodi, ma certe volte nello stesso dipinto! Fra tutti i pittori moderni egli è il più compreso del concetto della bellezza pura, e della sua Aurora si può forse dire, con un giudizio piuttosto sommario, che in tutta la pittura del Sei e Settecento essa sia l’opera che più si avvicina alla perfezione:

ma le Ore non sono tutte di forme belle, e come anche l’Apollo non reggono al confronto con l’unica figura veramente mera­vigliosa, che è quella dell’Aurora stessa.  J. Burckhardt, Der Cicerone, 1855.

… Il suo modo di interpretare il naturalismo del Caravaggio o lo stile monumentale di Annibale Carracci era tale, che il senso elementare o quello rivoluzionario dell’uno o dell’altro sembrano quasi paralizzarsi. Non senza ragione quell’ultima propaggine del Manierismo romano che fu Giuseppe Gesari si entusiasmò per il giovane bolognese. Egli credette di riconoscere in lui una possibilità di liberarsi di incomodi scalatori di gloria, facendo giocare contro di essi un genio in ascesa, ma nell’intimo fortemente conservativo. L’irresistibile incanto del Reni era ed è riposto nel sensuale fascino della sua cantilena, in una dolcezza musicale, soltanto a lui propria e perciò inimitabile, della quale sono impregnate le sue creazioni. La maniera con la quale egli colloca l’una accanto all’altra due figure differenziate di finissimo sentimento, il modo con cui lascia cadere frusciando una veste, la maniera con cui per mezzo di una semplicissima curva compositiva egli riesce a far risuonare e vibrare tutta una grande superficie figurativa, tutto ciò ha nella sua indescrivibile sicurezza e logicità qualcosa di addirittura sonnambulesco. Rarissimamente si troveranno nei suoi quadri pensieri grandi e nuovi, soluzioni inaspettate e audaci di un problema artistico lungimirante, ma soltanto un quotidiano rapporto con la tradizione: composizioni frontali sim-metriche, teorie di figure a rilievo, e in genere ogni specie di semplici giustapposizioni. Solo che non sta qui la vera e propria creazione artistica del Reni, ma in quell’alto senso della bellezza e in quella musicalità del sentire che nobilitano ogni linea, ogni movenza, ed ogni motivo del panneggiare …   H. Voss, Guido Renis romische Jahre, in “Der Spiegel”, 1923.

… E molto ci sarebbe da dire su Guido, più che il tempo

non mi conceda. Accentare per esempio il desiderio, in lui acutissimo, di una bellezza antica, ma che racchiuda un’anima cristiana. In questo, Guido non si appaga dell’ottimismo provvisorio e miracolistico del barocco. Talvolta ritorna inconsciamente a partiture arcaiche come nel famoso paliotto, diviso in due piani, della Pinacoteca; talvolta si arbitra a credere che nella Niobe possa esprimersi tutto il dolore del mondo; più spesso, da vero pittore e poeta, escogita gamme paradisiache, contrappunti sempre più trepidi del tocco, digitazioni sempre più lievi; ed è allora che i suoi vecchi eremiti sembrano immaginazioni da valle di Giosafat; vecchie larve in aria d’argento, sotto gli angeli soffiati in rosa e biondo, entro un polverio di paradiso; un anelito ad estasiarsi, dove il corpo non è che un ricordo mormora­to, un’impronta; un movente quasi buddistico, che bene s’accorda con l’esperienza tentata da Guido di dipinger sulla seta, a somiglianza, appunto, degli orientali.

È noto che gran peso abbiano avuto le gamme paradisiache di Guido, nella formazione delle cosidette ‘maniere ideali’ del Settecento, tanto deprecate dei critici più sodi di quel secolo; e con buona ragione se spesso erano giocate soltanto in astratto. senza più lume di sentimento. R. longhi, Momenti della pittura bolognese, 1935.




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