La critica  sul pittore inglese William Hogarth

(citazioni tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore)

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Quello che hanno detto gli studiosi di Storia dell’arte su William Hogarth:

La vera passione di Hogarth è mostrare il lato difettoso e oscuro di ogni soggetto. Egli non ci da mai la faccia onesta della natura nella sua perfezione, ma ne coglie mirabilmente le deformità, esponendole allo scherno. La ragione di ciò è semplice : ogni cosa gli si fissa nella retina in tratti grotteschi, ed egli non ha mai sentito la forza di quel che i francesi chiamano ‘la bella natura’. “The North Briton”, 1762

Non ha mai saputo cogliere una sola idea di bellezza, di grazia o d’eleganza; di contro, in nessuna delle sue opere si è mai lasciato sfuggire la minima tara. Ecco il suo carattere autentico. Perciò è riuscito molto felicemente nell’umorismo, smarrendosi però in qualunque altra dirczione tentata. Questo deriva in una certa misura dalla sua mente, ma molto più dal suo cuore : invano il pubblico attese da lui una serie di stampe sul Matrimonio felice : il rancore, la malevolenza del suo spirito lo hanno distolto subito, con acredine e disgusto, da cose tanto piacevoli, facendolo insistere su altre di tono odioso, nelle quali beare il suo innato malanimo; e il fatto è ch’egli ricercò sempre queste ultime, perché concordi alla sua natura, con lo zelo più acceso e il fiele più implacabile.   J. wilkes, in “The North Briton”, 1762.

Spesso t’ho conosciuto, Hogarth, debole e vano, tu stesso idolo dei tuoi maldestri omaggi, per tutta l’uggiosa durata d’un giorno estivo, cicalando ore e ore con volgarissime frasi, mentre gli amici son tutti là, a bocca aperta e con gli [occhi spalancati, stupiti di sentire Hogarth che fa col suo chiacchierio l’elogio di Hogarth.  C. churchill, An Epistle to William Hogarth, 1763

tanto accurato indagatore dell’umanità, che nessuna delle sue caratteristiche gli sfuggì : tanto felice nell’esprimere i concetti con la forza della matita, che non ebbe rivali nel suo tempo e difficilmente avrà emuli nell’avvenire. I suoi pensieri erano talmente impegnati nella causa della verità e della virtù, che a ragione lo si può annoverare nella schiera dei migliori moralisti. Mentre perseguiva fedelmente la natura attraverso tutte le sue variazioni, ed esponeva con inimitabile bravura le infinite pazzie e i vizi del mondo, egli stesso era esempio di molte virtù, e quando ebbe rimproverato, istruito e divertito l’epoca in cui visse, riscuotendo il plauso e l’ammirazione universale, restituì gli straordinari doni di cui era stato fornito, e pagò il suo grande debito alla natura.   J. townley, Necrologio di W. Hogarth, in “The Public Ledger”, 1764.

Hogarth, … con tutto il suo straordinario talento, non aveva il dono di conoscere i propri limiti … Dopo aver trascorso la maggior parte della vita a osservare attivamente, diligentemente e, si può aggiungere, con successo le ridicolaggini del mondo, dopo avere inventato un nuovo genere di pittura drammatica, nel quale probabilmente non avrà eguali, ed essersi arricchito lo spirito d’una infinità di mezzi destinati a spiegare e a illustrare le scene domestiche e quotidiane che di solito erano (e che avrebbero dovuto sempre essere) il tema del suo pennello, questo pur mirabile artista tentò con molta imprudenza o, piuttosto, con parecchia presunzione, il grande genere storico, cui le sue esperienze precedenti non l’avevano per nulla preparato … È davvero un peccato che un artista tanto geniale abbia sprecato così inutilmente una parte della sua vita. Questo scacco ci insegni a non abbandonarci alla vana idea che un’improvvisa decisione possa rendere abile la nostra mano, trasformare la nostra mentalità.   J. reynolds, Discorso agli studenti della Reale Accademia di Londra, 1788.

Tutto, nei dipinti di Hogarth, ha vita e movimento in sé. Non solo l’interesse della scena non si arresta mai, ma ogni tratto, ogni muscolo è in piena azione; vi si sviluppa il senso preciso del momento, condotto al suo più alto grado, còlto istantaneamente e fissato per sempre sulla tela … Oltre all’eccellenza d’ogni singolo viso, il riflesso dell’espressione d’un volto sugli altri, il contrasto e la lotta degli impulsi e dei sentimenti specifici dei differenti attori della scena, come la collera, il disprezzo, il riso, la compassione, sono resi nel modo più felice e più vivo.   hazlitt, On Hogarth, in “The Examiner”, 1814.

Un nome molto popolare, non solo fra gli artisti ma anche fra i profani, è quello di Hogarth, uno dei più notevoli artisti in fatto di comicità … Ho sentito dire spesso, a proposito di lui, che è “il funerale della comicità”: frase che, lo ammetto, può esser considerata spiritosa, ma che preferisco creder elogiativa; e da tale malevola definizione, deduco il sintomo, la diagnosi di un merito particolarissimo. Si noti bene che, in effetti, l’ingegno di Hogarth ha qualcosa di freddo, di funebre :

fa stringere il cuore. Brutale e violento, ma sempre preoccupato del senso morale delle sue composizioni, moralista innanzi tutto, le sovraccarica, come il nostro Grandville, di particolari allegorici e di allusioni, allo scopo di completare e rendere evidente il proprio pensiero. Accade invece talvolta, contrariamente all’intenzione di Hogarth, che essi ritardino e confondano la comprensione dello spettatore (stavo quasi per dire : del lettore). D’altra parte, come tutti gli artisti che si dedicano a molteplici ricerche, Hogarth possiede uno stile e un’attività abbastanza vari. Il suo procedimento non è sempre duro, calligra­fico e indiscreto allo stesso modo …   ch. baudelaire, Curiosités esthétìques, 1855.

La pittura di Hogarth è generalmente libera, d’un pennel-leggiare perentorio, un poco opaca, molle e sciolta, perché, spinta dall’urgenza d’esprimere, va diritta al fatto e non si preoccupa, come d’altronde quella di Goya, delle regole comuni. Hogarth era persona colta e profonda, ma anzitutto era un novellista, e non cercava effetti di stile, pur trovandone quando gli occorreva, sempre vivo. sorprendente, a forza d’emozioni intime, di vita e di verità. Non aveva né il tempo né l’intento di mettersi davanti al cavalletto per dimostrare abilità pittorica, per lottare di proposito con la luce, impegnarsi in un effetto cromatico e cercare un trionfo di tavolozza. Non è detto che l’abitudine del bulino abbia nuociuto alla sua pittura : sotto il bulino c’era un pennello. La sua prima preoccupazione fu invece il pensiero : la ‘pittura’ seguiva quando seguiva. L’esecuzione, sempre soddisfacente, è a volte energica; ma per esprimere tutto in una sola parola, dirò ch’essa non è sempre eguale quanto a profondità di pensiero.    M. F. feuillet de conches, William Hogarth, in ‘Gazette des Beaux-Arts”, 1868.

Nessuno, prima o dopo di lui, ha dipinto una storia com’egli l’ha fatto, ne presentato una parabola con una forza e un coraggio così autenticamente genuini. Senza mostrare ne orrore ne indignazione assoluti per il vizio, ne raffigurò il percorso con una mano che non si ritraeva davanti ad alcun dettaglio, che non esitava davanti ad alcuna catastrofe, mostrando tutto così chiaramente a un secolo che aveva bisogno di lezioni, che si può ‘leggerlo’ di corsa. Hogarth era naturale, veemente, caldo nello stile e nel temperamento; ma aveva un’intelligenza fredda, e portò a conclusione il proprio lavoro senza badare troppo agli impulsi del cuore. Davanti alle sue opere le persone volgari ridono e gli spettatori seri restano in silenzio, contemplando con occhio spesso spaventato questa straordinaria tragedia in cui manca la passione. Mai, però, spunta una lagrima, agli ‘appelli’ di Hogarth. È questo che lo condanna a restare eternamente bandito dal ciclo più eletto dell’arte.    A. oliphant, The Painter, m “BIackwood’s Magazine”, 1869.

Nonostante la pesantezza e le scorrettezze, egli ha conseguito più d’ogni altro artista al mondo, per mezzo del disegno, l’eloquenza del gesto, dell’attitudine, dell’espressione; ha reso cioè la fisionomia del viso e quella del movimento con un accordo talmente perfetto, che si possono intendere chiaramente i moti di cupidigia, odio, bassezza, sofferenza, istupidimento, dolore, follia, concupiscenza, terrore, gioia, miseria morale, miseria sociale che si agitano in queste anime buffonesche, in questi crani piatti o puntuti, in questi volti grassocci o smagriti, esangui o apoplettici, in questi corpi obesi come otri o striminziti come pinze, difformi, torti, segnati da tutte le malattie che, nell’uomo, possono colpire lo spirito e la bestia.    E. chesneau, La peinture anglaise, 1882.

Hogarth è essenzialmente inglese : audace, schietto, virile; e mai si compromette con la moda o i capricci. Quando trattò la miseria e l’offesa, le affrontò a viso aperto, senza curarsi della loro repellenza; e in tutte le sue opere dalle quali si deve trarre una morale, questa è sempre nobile e salutare. Nelle opere umoristiche è irresistibilmente comico; quando si aderge a censore, è di una verità terribile; quando crea un carattere, questo è sempre umano e completo, un vero rinesso dell’epoca in cui visse. I tempi e i costumi possono anche cambiare, ma la sua umanità rimane la stessa.     J. ireland, Hogarth Illustrateli, 1891-98.

La qualità suprema di Hogarth pittore è la perfezione con cui riveste d’espressione artistica idee di per sé non essenzialmente pittoriche. Egli conciliava con l’arte un fine esterno ad essa — i puristi direbbero estraneo — con una maestria che pochi hanno eguagliato e nessuno ha superato. La sua azione è intensamente drammatica, e tuttavia avrebbe potuto essere concepita sotto la spinta della sola ispirazione pittorica. L’invenzione non si affievolisce mai, e ciò nonostante non si sa se il suo primo impulso si debba considerare estetico o didattico, tanto la fusione è completa. Aggiungete che era un artigiano completo : voglio dire che il suo scopo era strettamente determinato dalle qualità della materia che lavorava, e che raggiungeva tale scopo. I grandi ritrattisti che operarono dopo di lui sollevarono l’arte in voli più arditi e diedero al ‘mestiere’ uno splendore che esorbitava dalla sua portata; ma Hogarth li supera tutti per l’assoluta comprensione della gente fra cui viveva, e dell’intimo legame che il genio poteva stabilire fra la loro vita e l’arte.     W. armstrong, in William Hogarth di A. Dobson, 1902.

Alcuni artisti sono riusciti a cogliere semplici scene umori-stiche, o effetti isolati di passione e d’orrore; ma nessuno ha saputo combinare le due cose con altrettanta abilità, ne trasportarle da una tela all’altra con la sicura maestria di questo drammaturgo del pennello. Prendere una pecca sociale, uno scottante vizio alla moda, e presentarli severamente a cuori induriti; immaginarli con vivacità e dar loro corpo impiegando tutte le risorse d’un realismo che non indietreggia davanti a niente; strappar loro tutti i paludamenti convenzionali con cui si mascherano; sondarli sino in fondo e metterne a nudo l’azione segreta e vergognosa che giunge alla fine inevitabile; rappresentarli con inesauribile ingegnosità, con lo humour più acuto e felice; ornarli con estrema profusione di accessori fantastici e di particolari suggestivi; aver coscienza, nei momenti più gravi, di come il grottesco confini col patetico e la risata strana e disarmonica di Mefistofele percorra la storia più triste : ecco i suoi doni, ecco la sua vocazione in cui fino ad ora non ha avuto rivali.    dobson, William Hogarth, 1902.

Non era illustratore di libri (i testi ch’egli illustrò sono talmente banali di fronte all’opera sua!), ma uno di quei grandi artisti che traggono solo dalla propria arte il mezzo di rendere immortali i testi illustrati : in questo senso egli fu moderno. Si può pensare, infatti, che sia stato mosso da ciò che anche oggi viene talora definito ispirazione. Per quanto popolare possa essere, egli ha questo in comune con i moderni che partono da Rembrandt: il meglio delle sue opere può essere capito solo da pochi eletti.        j meier-grafe, William Hogarth, 1907.

Tutto considerato, è ben difficile dare un equo giudizio sulla sua opera di pittore. Dopo i suoi mirabili ritratti ch’egli non sembra aver apprezzato nel giusto valore, dopo le ‘pitture morali’ e gli ‘aneddoti’ nei quali si abbandona al proprio spirito caustico, dopo gli sviamenti nella pittura storica, ch’egli non capì e nella quale l’ombra del Correggio lo faceva sembrare ancor più fragile, si potrebbe credere che la sua personalità non sia enorme. Eppure colui che ha dipinto la Venditrice di gamberetti, il Maresciallo Wade, Lord Lovat, il Ritratto della sorella, Miss Feritori, i Sei domestici, Sarah Malcoim, ci appare un grandissimo pittore, cui a ragione è stato attribuito il titolo commovente e prezioso di ‘padre della pittura inglese.    l. R. antral, Hogarth, 1931.




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