La Scuola di Raffaello Sanzio

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(Raffaello) della La Trasfigurazione, Roma Pinacoteca Vaticana
(Raffaello) della La Trasfigurazione, Roma Pinacoteca Vaticana

Raffaello nell’ultimo periodo cambia visibilmente la sua armonica e pacata visione,  che diventa audace ed accentata, con scorci appariscenti, giochi di luce ed ombra, mentre nel figurativo gli atteggiamenti dei personaggi si caricano di vigore e di una nuova espressiva dinamica.

Tutto questo il Sanzio può permetterselo perché il suo aperto genio, che conosce a fondo tutte le esperienze pittoriche del suo periodo – dalla costruttività dei pittori toscani al colorismo di quelli veneti – gli dà modo di conciliare la sua indole calma e serena con l’eleganza del Quattrocento e con la potenza corporea cinquecentesca. Ma la nuova maniera, che viene assorbita dai suoi allievi in modo non del tutto perfetto, contribuirà invece a creare nocumento all’immagine del maestro.

Un grande esempio è la stessa Trasfigurazione, che Raffaello non riesce a portare a compimento per la sua immatura scomparsa, la quale evidenzia appunto questa tendenza, soprattutto nella parte inferiore che ne rende squilibrata la composizione perché soverchiante rispetto a quella superiore, dove con genuina delicatezza del maestro è collocata la figura divina. Infatti il comparire nei primi piani di quelle grosse ed accentuate figure presso lo spaventato fanciullo, pur rispettando il contesto tematico, sembra allontanarlo dal quello pittorico. Nonostante tutto, la Trasfigurazione viene considerata uno dei maggiori capolavori di Raffaello. La parte inferiore, che viene portata a termine da Giulio Romano, non ha perciò quello spirito poetico che si respira  nella parte alta dell’opera.

Gli allievi di Raffaello Sanzio

Giulio Pippi (Roma 1499 – Mantova 1546), meglio conosciuto come Giulio Romano, che rimane comunque un significativo personaggio del Rinascimento. Allievo di Raffaello, viene soprattutto influenzato dalle pitture di Michelangelo come evidenziano i suoi affreschi nel Palazzo del Tè a Mantova, dove i materializzati concetti decorativi propri della pittura di Raffaello vengono amplificati nelle forme, tanto che appaiono affette da gigantismo.

Giovan Francesco Penni (Firenze, 1488 – Napoli, 1528), detto il fattore, è un pittore fiorentino, che finisce la sua attività artistica a Napoli. Aiuta attivamente Raffaello in varie opere ma ha uno stile pesante che si evidenzia nella parte bassa dell’Incoronazione di Monteluce (1525, attualmente conservato nella Pinacoteca Vaticana) realizzata in collaborazione con Giulio Romano.

Giovanni Da Udine (Udine, 1487 – Roma, 1564) si dimostra come un brioso decoratore (oltre che stuccatore) negli affreschi di Villa Madama e nell’appartamento Borgia in Vaticano (volta della sala dei Pontefici) che realizza con la collaborazione di Pierin del Vaga. Ma è attivo anche nel Veneto e soprattutto a Venezia dove lascia vistose testimonianze nel Palazzo Grimani (1539).

Pietro Bonaccorsi, conosciuto come Pierin o Perin del Vaga (Firenze 1501 – Roma 1547), coadiuvante di Giovanni da Udine in alcune sue opere, porta avanti l’arte di Raffaello con grande disinvoltura negli affreschi del Palazzo Andrea a Genova ed in altre decorazioni di importanti edifici pisani.

Polidoro (Caldara) da Caravaggio (1500-1543) e Maturino Fiorentino, sono coautori di due bellissimi paesaggi pieni di vitalità ed animati da armoniose macchiette (San Silvestro al Quirinale). Come Raffaello si ispirano all’Antico e come quello di Raffaello è il loro gusto, soprattutto nella decorazione.

Baldassarre Peruzzi (Siena, 1481 – Roma, 1536) famoso anche come architetto, scenografo e perfetto quadraturista nelle prospettive architettoniche della Farnesina. Sente l’influsso di Raffaello in tutte le sue forme nonostante non sia suo allievo, ma formatosi da una dottrina pinturicchiesca. Nelle sue tarde opere l’influsso raffaellesco aumenta soprattutto nel gusto dell’Antico (Augusto e la Sibilla nella La Chiesa di Santa Maria in Portico a Fontegiusta, Siena).

Infine merita un accenno Marcantonio Raimondi (Sant’Andrea in Argini 1480  – Bologna 1533?/34), il più importante incisore del Rinascimento che con la sua grafica divulga efficacemente l’arte di Raffaello.




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