Citazioni e critica nei secoli su Leonardo

(citazioni tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore)

Ciò che gli studiosi di Storia dell’arte scrivono su Leonardo da Vinci:

Soleva [Leonardo] anco spesso, et io più volte l’ho veduto e considerato, andare la marina a buon’hora a montar su ‘l ponte, perché il Cenacolo è alquanto da terra alto : soleva (dico) dal nascente Sole sino all’imbrunita sera non levarsi mai il pennello di mano, ma scordatesi il mangiare et il bere, di contìnovo dipingere. (M. Bandello, “Novelle”).

Se ne sarebbe poi stato due, tre e quattro dì, che non v’averebbe messo mano, e tuttavia dimorava talhora una o due ore al giorno e solamente contemplava, considerava et essaminando tra sé, le sue figure giudicava. L’ho anche veduto (secondo che il capriccio o ghiribizzo lo toccava) partirsi da mezzogiorno, quando il Sole è in Leone, da Corte vecchia ove quel stupendo Cavallo di terra componeva, e venirsene dritto a le Grafie : et asceso sul ponte pigliar il pennello, et una o due pennellate dar ad una di quelle figure e di subito partirse ed andare altrove.      M. bandbllo, Novelle.

Le opere d’arte egregie quale ha lasciato in Italia, et maxime in questa città [Milano] Magistro. Leonardo da Vinci, vostro concittadino, hanno portato inclinazione a tutti che le hanno vedute, de amarlo singolarmente, anchora che non l’havessino mai veduto. Et noi volemo confessare essere nel numero di quelli che l’amavano prima che per presentia lo cognoscessimo. Ma dappoi che qua l’avemo manegiato, et cum experientia provato le virtute sue, vedemo veramente che el nome suo, celebrato per pictura, è obscuro a quello che meriteria essere laudato in le altre parte che sono in lui de grandissima virtute …  C. d’amboise, lettera da Milano ai rettori di Firenze, 1306.

… Un altro de’ primi pittori del mondo [Leonardo] sprezza quell’arte dove è rarissimo, ed èssi posto ad imparar filosofia. nella quale ha così strani concetti e nuove chimere, che esso, con tutto la sua scrittura, non saprìa dipingerla.   B. castiglionb, II Cartesiano, 1528.

Fu tanto raro et universale, che dalla natura per suo miracolo esser produtto dire si puote : la quale non solo della bellezza del corpo, che molto bene gli concedette, volse dotarlo, ma di molte rare virtù volse anchora farlo maestro. Assai valse in matematica et in prospettiva non meno, et operò di scultura, et in disegno passò di gran lunga tutti li altri. Hebbe bellissime inventioni, ma non colorì molte cose, perché si dice mai a sé medesimo, avere satisfatto, et però sono tanto rare le opere sue. Fu nel parlare eloquentissimo et raro sonatore di lira, et fu maestro di quella d’Atalante Migliorotti. Attese e dilettossi de semplici et fu valentissimo in tirari et in edifizi d’acque, et altri ghiribizzi, ne mai co l’animo suo si quietava, ma sempre con l’ingegno fabricava cose nuove.  anonimo gaddiano, elaborazione del Libro di Antonio Billi, 1537 – 42

… nel vero la theorica sta ne l’intelletto, ma la pratica consiste nelle mani, et perciò lo intendentissimo Leonardo Vinci non si contentava mai di cosa ch’ei facesse, et pochissime opere condusse a perfettione et diceva sovente la causa esser questa: che la sua mano non poteva giungere allo intelletto. S. serlio, II secondo libro di perspectiva, 1551.

Leonardo fu pari in tutte le cose a Michel Agnolo, ma haveva un ingegno tanto elevato che non si contentava mai di ciò che faceva.                   L. dolce, Dialogo della pittura, 1557.

Veramente mirabile e celeste fu Lionardo … Laonde volle la natura tanto favorirlo, che dovunque e’ rivolse il pensiero, il cervello, e l’animo, mostrò tanta divinità nelle cose sue, che nel dare la perfezione di prontezza, vivacità, bontade, vaghezza e grazia nessun altro mai gli fu pari. Vedesi bene che Lionardo per l’intelligenza dell’arte cominciò molte cose. e nessuna mai ne finì, parendogli che la mano aggiugnere non potesse alla perfezione dell’arte nelle cose che egli s’imaginava … È cosa mirabile che quello ingegno, che avendo desiderio di dare sommo rilievo alle cose che egli faceva, andava tanto con l’ombre scure a trovare i fondi de’ più scuri, che cercava neri che ombrassero e fussero più scuri degli altri neri per fare che ‘1 chiaro, mediante quelli, fusse più lucido, ed in fine riusciva questo modo tanto tinto, che non vi rimanendo chiaro, avevano più forma di cose fatte per contraffare una notte, che una finezza del lume del dì; ma tutto era per cercare di dare maggior rilievo, e di trovar il fine e la perfezione dell’arte … Nell’arte della pittura aggiunse costui alla maniera del colorire a olio una certa oscurità, donde hanno dato i moderni gran forza e rilievo alle loro figure …  G. vasari, Le vite, 1568.

I moti del Vinci sono della nobiltà dell’animo, della facilità, della chiarezza d’imaginare, della natura di sapere, pensare et fare, del maturo consiglio, congiunto con la beltà delle faccie, della giustitia, della ragione, del giuditio, del separamento delle cose ingiuste dalle rette, dell’altezza della luce, della bassezza delle tenebre, dell’ignoranza, della gloria profonda della verità, et della carità regina di tutte le virtù. Così Leonardo parea che d’ogni hora tremasse, quando si ponea a dipingere, e però non diede mai fine ad alcuna cosa cominciata, considerando quanto fosse la grandezza dell’arte, talché egli scorgeva errori in quelle cose, che a gli altri pareano miracoli. Leonardo nel dar il lume mostra che habbi temuto sempre di non darlo troppo chiaro, per riservarlo a miglior loco et ha cercato di far molto intenso lo scuro, per ritrovar li suoi estremi. Onde con tal arte ha conseguito nelle faccie e corpi, che ha fatti veramente mirabili, tutto quello che può far la natura. Et in questa parte è stato superiore a tutti, tal che in una parola possiam dire che ‘1 lume di Leonardo sia divino. G. P. Lomazzo, “Idea del tempio della Pittura” 1590.

L. Davinci [sic] aveva un modo di dipingere assai rifinito, e applicava i colori stendendoli con molta uniformità …, il che costituiva una caratteristica sua particolare. Infatti, per quello che ho potuto vedere, sembra che le luci e le ombre siano per così dire soffiate, immerse, fuse, perdute assieme, e gran parte delle sporgenze dei corpi molto rettificate, specie quelle piccole, come si può osservare in diverse opere sue, e soprattutto in due : la Gioconda e una Flora, già nel ‘cabinet’ della defunta regina madre Maria de’ Medici. Tuttavia, una parte delle sue opere, tra quelle che ho visto, hanno sempre qualcosa della maniera del Perugino, di Giovanni Bellini e di molti dei vecchi pittori …, a mio parere assai più pregevoli. A. bosse, Sentimens sur la distinction des diverses manieres de peinture …, 1649.

Le grandi idee che aveva della perfezione e della bellezza delle cose hanno fatto sì che volendo terminare le proprie opere al di là dell’estremo limite delle possibilità dell’arte, Leonardo abbia tracciato figure che non sono affatto naturali. Ne segnava infatti fortemente i contorni, indugiava a ritoccare le più piccole cose, e metteva troppo nero nelle ombre. Ma non mancava di far risaltare le proprie capacità nel disegno e nell’accordo delle luci, mediante le quali egli riusciva a dare a tutti i corpi un rilievo che inganna la vista … A. félibien, Entretiens sur les Vies et les Ouvrages des plus excellents Peintres Anciens et Modernes, 1666.

… quest’opera [il Cenacolo] mi parve bella, ma di una bellezza maschia, ferma e severa, che in Francia si è poco portati ad apprezzare. J. P. grosley, Nouveaux Memoires sur l’Italie et les italiens par deux gentiishommes suédois, 1764.

Leonardo da Vinci era nato prima del Buonarroti, e avea sortito un genio men risoluto, e men vasto, ma più gentile … Tenne due maniere, l’una carica di scuri che fanno mirabilmente trionfare i chiari opposti; … l’altra più placida e condotta per via di mezze tinte … In ogni stile di lui trionfa la grazia del disegno, la espressione dell’animo, la sottigliezza del pennello.      L Lanzi in Storia pittorica della Italia 1792.

… sebbene genio universale, Leonardo si rivela grande soprattutto quale pittore. Regolarmente e perfettamente formato, appariva, nei confronti della comune umanità, un esemplare ideale di essa. Come la chiarezza e la perspicacia dell’occhio si riferiscono più propriamente all’intelletto,’ così la chiarezza e l’intelligenza erano proprie dell’artista. Non si abbandonò mai all’ultimo impulso del proprio originario impareggiabile talento e, frenando ogni slancio spontaneo e casuale, volle che ogni proprio tratto fosse meditato e rimeditato. Dalle ricerche sulle pure proporzioni sino alle figure straordinarie e contraddittorie dei mostri più ibridi, tutto doveva risultare naturale e razionale. W. goethe, Italienische Reise, 1816-29.

Aveva quel colorito malinconico e tenero, ricco di ombre, senza splendore nei colori brillanti, che trionfava nei chiaroscuri e che, se non fosse esistito, avrebbe dovuto essere inventato per un sinule soggetto (il Cenacolo). H Beyle Historie de la peinture en Italie 1817.

… è più realista dei suoi predecessori che riconoscono il dominio della realtà, per essere poi di nuovo libero e sublime come, nei secoli, pochi artisti hanno saputo essere. J. burckhakdt, Der Ciceroni, 1855.

Leonardo da Vinci, specchio profondo e oscuro

in cui angeli incantevoli, con un dolce sorriso

denso di mistero, appaiono all’ombra

dei ghiacciai e dei pini che racchiudono il loro paesaggio.   ch. baudelaRe, Les fleurs du mal, 1857.

Quasi contemporaneo del Ghirlandaio, condiscepolo di Lorenzo di Credi e del Perugino … lascia a un tratto la pittura tradizionale del ‘400; e giunge senza errori, senza debolezze, senza esagerazioni, e quasi d’un balzo, a quel naturalismo giudizioso e sapiente, lontano del pari dall’imitazione servile e da un ideale vuoto e chimerico. Cosa strana! Il più metodico degli uomini, quegli che fra i maestri di quel tempo si è occupato di più dei metodi di esecuzione, che li ha insegnati con tanta precisione che le opere dei suoi migliori allievi sono ognora confuse con le sue, quest’uomo, la cui ‘maniera’ è così caratteristica, non ha ‘rettorica’. Sempre attento alla natura, consultandola senza tregua, non imita mai se stesso; il più dotto dei maestri è anche il più ingenuo, e nessuno dei due emuli suoi, Michelangelo e Raffaello, merita quanto lui tale elogio.  E. delacroix, Journal, 1857-63.

Fra tutti’gli artisti s’innalzò per là forza, l’elevatezza e la nobiltà del suo talento, fino alla sintesi dell’idealismo e del realismo … Nessun artista penetrò come Leonardo così addentro ai misteri della scienza … Purtroppo l’attività dell’esecuzione non corrispose in lui alla grandezza delle concezioni, e il disordine apparente nel quale ci ha lasciato il frutto delle proprie meditazioni e intuizioni fu causa che dai contemporanei e dai posteri non gli venisse resa la giustizia dovuta. A. E. Rio, L’art chrétìen, 1861.

Non c’è forse al mondo un esempio di genio così universale, inventivo, incapace di contentarsi, avido d’infinito e naturalmente raffinato, proteso in avanti, al di là del suo secolo e di quelli successivi. Le sue figure esprimono una sensibilità e uno spirito incredibili; traboccano d’idee e di sensazioni inespresse. Vicino ad esse, i personaggi di Michelangelo non sono che atleti eroici; le vergini di Raffaello non sono che placide fanciulle, la cui anima addormentata non ha vissuto. Le sue, sentono e pensano con ogni tratto del viso e della fisionomia; ci vuole un certo tempo per stabilire un dialogo con loro : non che il sentimento che esse esprimono sia troppo poco definito; al contrario, esso scaturisce dall’intero aspetto, ma è troppo sottile, troppo complicato, troppo al di fuori e al di là del comune, impenetrabile e inesplicabile. L’immobilità e il silenzio di esse lasciano indovinare due o tre pensieri sovrapposti, e altri ancora, celati dietro quello più lontano; si intravvede confusamente questo mondo intimo e segreto, come una delicata vegetazione sconosciuta sotto la profondità di un’acqua trasparente.  H. taine, Voyage en Italie, 1866.

Altri artisti furono incuranti del plauso presente o futuro, quasi dimentichi della persona loro, o perché anteponevano finalità morali o politiche alle finalità dell’arte; in Leonardo quella solitària cultura della bellezza sembra invece essersi mutata in una specie d’amore di sé e in noncuranza per tutto ciò che nell’opera d’arte non sia l’arte stessa. Dai segreti recessi di un temperamento singolarissimo egli trasse strani germogli e strani frutti, rimasti ignoti fino allora; e per lui l’impressione trasmessa, l’effetto prodotto, contavano come finalità per se stessi : come una finalità perfetta. La Gioconda è il capolavoro di Leonardo nel senso più vero; l’esempio rivelatore dei suoi modi di pensare e di operare; e in fatto di suggestività soltanto la Melancholia del Dùrer le può esser paragonata, con la differenza che nessun confuso simbolismo turba l’effetto della sua, misteriosa, profonda e piena di grazia … Ella è più vetusta delle rocce tra le quali siede; simile al vampiro, fu più volte morta e conobbe i segreti della tomba; fu abitatrice di mari profondi e ne raccolse le luci declinanti; trafficò per strani tessuti con mercanti d’Oriente; e, come Leda, fu madre d’Elena di Troia, e, come sant’Anna, fu madre di Maria; e tutto fu per lei non altro che suono di flauti e di lire, e solamente ha vita nella delicatezza con la quale i mutevoli lineamenti s’improntarono ed ebbero colore le palpebre e le mani. L’immaginazione di una perpetua vita che accolga tutte insieme migliaia di esperienze, è di antica data; e la filosofia moderna ha concepito l’idea dell’umanità come elaborata su essa e come somma di tutti i modi di vita e di pensiero. Così, certamente, monna Lisa potrebbe essere considerata come forma della immaginazione antica, come simbolo dell’idea moderna.           W. Pater “Studi nella storia del Rinascimento” 1873.

Assetato di verità, egli chiede alla natura tutti gli elementi della sua opera che combina con ardimento, secondo i suggerimenti della fantasia. La penetrazione della sua mente non si dissocia dalle sue squisite sensazioni, dalle sue emozioni raffinate e sottili. Le intuizioni passano senza intervallo nella sua mente e le idee nel suo cuore. I sogni di tutti gli uomini sono vaghe forme, fluttuanti immagini, ma il suo sognare è un sorgere di chiari pensieri che egli di colpo possiede. Il genio non ha in lui nulla di comune con la pazzia, ma è salute, manifestazione di uno spirito potente, somma equilibrata e felice di tutte le umane facoltà. Il segreto delle sue opere sta in tale filtrata mescolanza di osservazione e di fantasia, di analisi e di emozione, di natura e di spirito : psicologica realtà di un uomo il quale sa che lo spirito, presente in ogni luogo, deve in ogni luogo manifestarsi. G. séaille», Leonard de Vinci, l’artiste et le savant, 1892.

… Tranne che in Velàzquez, e forse, nelle opere migliori, Rembrandt e Degas, è inutile cercare valori tattili stimolanti e persuasivi come nella Gioconda; a parte Degas, non si ritrova suprema maestria di movimento, come nell’incompiuta Epifania degli Uffizi; e se Leonardo è rimasto indietro quale pittore della luce, nessuno — come nella Vergine delle rocce — seppe suscitare col chiaroscuro sensi altrettanto acuti di mistero e religioso sgomento. Si aggiunga un istinto della bellezza e del significativo che solo lontanamente fu emulato … Leonardo è l’unico di cui si possa dire, e in senso assolutamente letterale: nulla toccò che non tramutasse in bellezza eterna Si tratti della sezione d’uri cranio, della struttura di un’erba o di un’anatomia di muscoli : col suo istinto della linea e del chiaroscuro, li trasfigurò per sempre in valori che creano vita … … Per quanto grande come pittore, non fu meno famoso scultore, architetto, musicista ed estemporaneo … La pittura significò per lui così poco, da doverla, considerare appena un modo d’espressione eventualmente impiegato da un uomo di genio universale, quando non aveva occupazioni più gravi, e quando soltanto la pittura gli serviva a esprimere ciò che altre cose non avrebbero potuto : il significato spirituale più alto, attraverso il più alto significato materiale.  B. berenson, Thè Italian Painters of the Renaissance, 1896.

Di tutti gli artisti del Rinascimento Leonardo è stato quello che più ha goduto delle forme di questo mondo. Tutto lo avvince : la vita del corpo e le passioni umane, le forme delle piante e degli animali, e la vista del ruscello che, tra le acque chiare come cristallo, lascia trasparire nel fondo i sassolini. L’unilateralità dei pittori che s’occupano soltanto della figura gli è incomprensibile … Egli è il nobile pittore nato, sensibile a tutto ciò ch’è delicato. È attratto dalle mani sottili, dal fascino dei tessuti trasparenti, dalla pelle delicata; e in modo particolare gli piacciono poi i bei capelli morbidi, ondulati. Nel Battesimo del Verrocchio ha dipinto un paio di ciuffi d’erba che rivelano subito la sua mano : nessuno possiede un sentimento simile per la bellezza naturale delle piante … Sente il fascino pittorico della superficie delle cose, ma non dimentica la fisica e l’anatomia. Doti che sembrano escludersi sono in lui riunite : l’instancabile osservazione, l’indagine comparativa di uno scienziato e la sensibilità più sottile di un artista. Non si contenta mai di avvicinarsi come pittore alle cose nella loro apparenza esteriore : con lo stesso appassionato interesse scandaglia la struttura inferiore e le condizioni di vita di tutti gli esseri. È il primo artista che abbia studiato sistematicamente le proporzioni nel corpo degli uomini e degli animali e si sia reso conto dei rapporti meccanici, nell’andare, nel salire, nel sollevare pesi e nel portare oggetti; ma anche quello che ha scoperto le più lontane caratteristiche fisionomiche, meditando coordinatamente sopra l’espressione dei moti dell’animo. Il pittore è per lui il chiaro occhio del mondo, che domina tutte le cose visibili. H. wolfflin, 1899.

Leonardo comincia dal di dentro, dallo spazio mentale, e non dalle linee di un contorno bene aggiustato, per finire (quando rifinisce e non lascia invece i suoi dipinti incompiuti) effondendo la sostanza del colore come un soffio che investe la concezione dell’immagine corporea propriamente detta, assolutamente indescrivibile. I dipinti di Raffaello si adagiano in ‘piani’ dove si compartiscono i gruppi armoniosi, e uno sfondo limita l’insieme con molta misura. Leonardo non conosce che lo spazio unico, vasto, eterno, in cui — per così dire — si vedono le figure planare. Il primo offre nell’ambito dell’immagine una somma di oggetti individuali e contigui; il secondo, una porzione d’infinito     O. splengler 1917.

Ciò che Leonardo suggerisce quando disegna, attua quando dipinge : aria luce, moto. È un compito che da secoli si chiede al colore, e Leonardo non ha colore. Trovò a Firenze un colore vivace, atto a rendere preziosa una superficie solida. Lo rifiutò perché non si curava della superficie solida. Troppo il suo occhio vagava per i larghi orizzonti delle valli distese, interrotte da colline, limitate da montagne. Che cosa poteva significare una superficie solida per una visione lontana di larghi orizzonti? Era bene adatta a definire un corpo umano veduto vicino. Ma l’occhio di Leonardo voleva vedere lontana anche la figura umana. Da vicino ogni cosa sembra sia ferma; l’oscillamento perenne dell’atmosfera rende leggera, come librata a volo, ogni cosa lontana. E la pace della sera, quando la penombra avvolge gli animi e le cose, da all’orizzonte una vibrazione lenta ininterrotta. Penombra, atmosfera, moto fisico di ogni molecola dell’universo, vibrazione spirituale sperduta nel sogno, incertezza lontana di masse che si penetrano a vicenda; tutto egli converse nella figura umana … Forma senza forma. E colore senza colore. Visione cromatica della forma, attuazione formale del colore.  L. venturi, La critica e l’arte di Leonardo da Vinci, 1919.

Indubbiamente, soprattutto agli inizi dell’attività, lo scultore rivaleggiava in lui col pittore. Fu fiorentino sino al midollo, benché più sagace, più duttile, più intelligente dei suoi predecessori. Più tardi, s’interessò ai problemi pittorici via via che andava approfondendo quelli scientifici; dal che deriva la presenza, nella sua arte, di tendenze nuove e di tratti sconosciuti nei suoi contemporanei. Il passaggio dai dettagli precisi, dai contorni netti, alle gradazioni del chiaro-scuro, alla corposità dello sfumato, riassume una tendenza generale nella pittura del Rinascimento; ma ciò che attorno a Leonardo non si attuò che in due o tre generazioni, in lui divenne maturo nello spazio di venti o trent’anni. Nessun artista è stato più pronto nell’assimilare le forme espressive ereditate dal passato e nel crearne di nuove; nessuno ha saputo meglio di lui costringere la forma a diventare il veicolo vivente della sua idea artistica. Ancora un aspetto dell’energia fiorentina si ritrova nel suo accanimento a cogliere in ogni cosa i punti salienti e i tratti caratteristici : la nota fondamentale, per così dire, dell’arte di Leonardo, è essenzialmente fiorentina; ma egli saprà trovare armonie di una ricchezza prima di lui sconosciuta nell’arte del suo paese. O. Siren, Léonard de Vinci, 1928.

Nel Rinascimento unificatore delle attività umane, arte significò scienza, arte significò verità di vita : vi prese figura e grandezza Leonardo, assuntore dell’epico sforzo dell’arte italiana per la conquista dell’universale : lui che contrappose entro di sé l’ondeggiante sensibilità dell’artista alla profonda ragione dello scienziato, lui poeta e maestro. A. venturi, L’arte di Leonardo, in “Enciclopedia italiana”, XX, 1934.




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