Citazioni critica a Masaccio dal 1864

(citazioni tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore)

 Ciò che gli studiosi di Storia dell’arte scrivono su Masaccio

Come Michelangiolo, anche Masaccio sembra che durante i suoi concepimenti faccia astrazione da quanto lo circonda, per trovare nella sua mente l’espressione e la forma più acconcia a rappresentare il pensiero e l’azione delle figure da lui ritratte. … trascurò per un soverchio studio della realtà quella nobile armonia di disegno e di proporzioni che tanto abbiamo ammirata in Giotto. (Cavalcaselle).

E mentre cercava di aggiungere quello che si riscontra manchevole nelle opere del grande riformatore dell’arte, fece perdere alle stesse creazioni alcune di quelle grandi qualità … subordinò l’espressione del sentimento all’amore plastico della forma e alla sua verità anatomica. E la diversità dei due metodi, che pur segnano nell’arte due grandi periodi, può essere riassunta in breve, fondandosi il primo nella prevalente ricerca del sentimento sulla realtà della forma; e il secondo, nella studiata rappresentazione del realismo della forma in confronto all’espressione ideale. G. B. Cavalcaselle – J. A. Chowe, Storia della pittura in Italia (1864), 189…

… Masaccio, come disse ottimamente Delaborde, ha dunque O inerito di essersi preoccupato non soltanto, come è stato asserito, delle realtà feriali, ma di aver compreso, meglio di tutti i suoi predecessori, le condizioni in virtù delle quali cedeste realtà possono diventare degne dell’arte …  E. Muntz, Histoire de l’Art pendant la Renaissance, 1889

… In quest’opera [la Trinità in Santa Maria Novella di Firenze] regna la piena concentrazione di un quadro centrale. La stretta collaborazione delle tre arti sorelle, architettura, plastica e pittura, la severità della costruzione, l’indipendenza di tutte le figure, il circolo chiuso dintorno, sono qualità che non tutti sono in grado di apprezzare … In verità, la cappella della Trinità di Santa Maria Novella è il primo esempio di quest’arte dello spazio, il principio di una serie di evoluzioni di cui la fine è segnata dalla Disputa e dalla Scuola di Atene [di Raffaello, nelle Stanze vaticane].  Schmarzov 1895-99

Giotto rinato, che muove dal punto in cui la morte ne aveva fermato il cammino, facendo proprio all’istante tutto quanto era stato conseguito durante la sua assenza e approfittando delle nuove condizioni, delle nuove richieste: immaginatevi un simile evento, e comprenderete Masaccio.

Giotto lo conosciamo già, ma in che consistettero le nuove condizioni, le nuove richieste? I cieli medievali si erano aperti e disgiunti e un nuovo orizzonte e una nuova terra erano apparsi, già abitati e gustati dagli spiriti più eletti. Ivi nuovi interessi e nuovi valori prevalsero. L’oggetto di maggior pregio consisteva nella facoltà di dominare e di creare; quello di massimo interesse, in tutto ciò che rendesse più agevole all’uomo la conoscenza del mondo nel quale viveva e il suo potere su di esso. B. berenson, The Fiorentine Painter of the Renaissance, 1896

Masaccio non vuole da noi un’ammirazione riposante e felice; egli esige il rispetto e forse il terrore.  A. peraté, in Ricordo delle onoranze rese a Masaccio in S. Giovanni Valliamo, 1903

Masaccio sapeva che la prospettiva ha soprattutto lo scopo di dare una sensazione più netta della struttura dell’opera d’arte, che essa è un mezzo per formarne l’inquadratura, per sostenere il raggrupparsi delle figure, per dare all’occhio un’immagine chiara dei diversi rapporti di grandezza e distanza; e che il suo ultimo fine è di rafforzare l’unità dell’opera e di trasmetterne la sensazione armonica allo spettatore. Perciò, nei dipinti sicuramente suoi, si osserva una simmetria di composizione e un equilibrio delle varie parti … J. mesnil, Masaccio et lei debuti de la Renaissance, 1927

… un drammatico stile di rilievo dove la tradizione era sommersa e riassunta in una convinzione d’esistenza e di potenza che l’arte classica medesima non aveva giammai sognato; di fronte a che il mondo trecentesco crollava come una casupola di cartone. Una frettolosa e inaudita prepotenza personale aveva trascinato un pugno di uomini panneggiati all’apostolica a intavolare le prime battute della vita dopo il diluvio, sopra il terreno ancor madido e di fronte a una natura avvilita e quasi cancellata dal cataclisma. Si riesciva con terrore ad intendere sopra chi avesse a esercitarsi una così tonante energia … Masaccio era la rivelazione ineffabile di una nuova naturalezza, quasi sciolta dall’assoggettamento a un principio stilistico, ma, in grado di produrne, come la natura stessa, infiniti. A Masaccio non si chiedeva una regola per ben comporre o ben colorire, ma quasi di voler rivelare il segreto dell’esistenza corporea in una lirica nobilitata dall’azione.

Masaccio fu il pittore della volontà umana. Ne altri pittori furono, nel rivelarla, pari a lui perché egli sempre rimase aderente alla vita per dominarla e riformarla col suo stile senza mai andare a riposarsi sulle nuvole dell’astrazione. Lo stesso Michelangiolo può, al confronto di lui, sembrare monotono, quasi schiavo della sua terribilità. II chiaroscuro, in una trasformazione di quello medievale, fluido com’è, da luogo ad un effetto atmosferisco, precorritore di ulteriori sviluppi; e quasi assorbe la linea di contorno, di cui avvertiamo la sostanziale funzione di delimitazione formale e di moto contenuto della figura, senza che assuma una propria evidenza, per l’iniziarsi della mirabile sintesi masaccesca che a linea e a chiaroscuro congiunge luce e colore. … Nella pittura di Masaccio, se il colore crea con la luce talora rapporti tonali, fondendosi con questa e col chiaroscuro, concorre in primis con essi a costruire la forma; la qual cosa avviene in piena coerenza con le ricerche plastiche dell’artista, coincidenti con le aspirazioni del mondo fiorentino.

Per esprimere il suo concetto di stoica umanità, egli ha accentuato al massimo il senso plastico; … quella plasticità esclude … ogni particolarismo anatomico e di costume … Proprio a causa di quella pesante, elementare plasticità, superatrice d’ogni contingenza, lo spirito delle immagini si manifesta come si manifesta: contenuto e appassionato; convinto dell’onnipotenza divina e consapevole di sé; sicuro su questa terra, come chi domina un suo dominio; volto al cielo, come chi sa d’essere immortale.  M. pittaluga, Musacelo, 1935

… se mai vi fu artista ad uscire già armato e deciso dal cervello della pittura, questi fu Masaccio. Per tanto una preistoria pittorica masaccesca non ha senso … Ma hanno senso invece, e quanto, i precedenti mentali dello spazio brunelleschiano e di una certa vitale crescenza donatellesca … Dal primo all’ultimo tempo degli affreschi del Carmine lo spirito di Masaccio cresce insomma e matura tremendamente solo sopra se stesso, “senza armature”, come soltanto cresceva lì accanto la cupola del Brunelleschi ; sia pure col più grande stupore dei babelici operai del Duomo di Firenze, e degli operai poco meno babelici della storia dell’arte. R. longhi, Fatti di Masolino e di Masaccio, in “Critica d’arte”, 1940.




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