Memling Hans: citazioni e critica

(citazioni tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore)

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Ciò che gli studiosi di Storia dell’arte scrivono su Memling:

Al di sopra è posto questo Reliquiario così magnificato da Carle van Mander; è dipinto da J. Hemmelinck. La rifinitezza preziosa, il colore e la verità della natura imitata ne costituiscono tutto il merito: ma l’effetto è scarso e non si sfugge ad un’impressione di aridità [Catalogo, N. 15] … (J. B. Descamps)

Nel capitolo di questa casa si conservano due quadri curiosi: nel primo si vede la Vergine e il fanciullo Gesù, san Giovanni l’Evangelista, san Giovanni Battista, santa Barbara, santa Caterina e alcuni angeli; su una delle ante, quella a destra, si vede la Decollazione di san Giovanni; su quella a sinistra, un soggetto dell’Apocalisse: tutto è di una rifinitezza preziosa, il disegno è duro e senza verità, ma le teste sono ammirevoli: dipinto da J. Hemmelinck [Catalogo, N. 61.

Il secondo quadro rappresenta l’Adorazione dei Re; su un’anta è dipinta la Nascita di nostro Signore; sull’altra, il momento in cui venne presentato al Tempio: la rifinitezza è pari a quella di Mieres [Frans van Mieris] ; i drappeggi, di cattivo gusto, sono avvolti. C’è più intelligenza che in tutte le opere di quel tempo, molta delicatezza e carattere nei ritratti; il colore non ha sofferto alcuna alterazione. Anche questo è dipinto da J. Hemmelinck [Catalogo: N. 7].   J.- B. descamps, Voyage pittoresque de la Fiandre et du Brabant, 1769

Ora, benché [pittori come Van Eyck, Dürer e Holbein] siano tali da far epoca, non va trascurato il fatto che ai tempi d’ella vecchia pittura, sia tedesca, sia italiana, oltre ai grandi eminenti artisti che, certo, sono i più importanti per il graduale sviluppo dell’arte, ci furono anche pittori che produssero opere singole degne dei massimi, ma diverse da tutte le altre e peculiari, anche se l’attività degli autori non fu altrettanto energica ed efficace, sicché spesso caddero assai presto nell’oblio. C’è per esempio qui [a Parigi] un dipinto del vecchio pittore neeriandese Hemmelink, che rappresenta san Cristoforo col Bambino Gesù e alcuni altri santi in un paesaggio, e può stare senz’altro a fianco delle opere più eccellenti che la scuola tedesca può vantare [Catalogo, N. 12] …

Dal quadro centrale il paesaggio continua sulle parti laterali, ed è così quieto e verde, così tedesco e commovente: espresso con un sentimento della natura che non è facile trovare altrove. L’espressione amorevolmente onesta e gentile del viso di san Cristoforo, il libero respiro del paesaggio, il notevole capriolo [in uno dei portelli con sant’Egidio], il candore e la schiettezza dell’insieme: tutto ciò ci rammenta i migliori quadri dei vecchi tedeschi. Qualcosa ricorda anche Dùrer, ma senza alcuna aggiunta di caricature, e tutto appare assai più mite, perfettamente calmo e commovente; altrettanto significativo, ma più semplice e grazioso. I visi, a dire il vero, sono più spiccatamente tedeschi di quanto non sogliano mostrarsi nei più vecchi pittori neerlandesi… Questo dipinto potrebbe essere il modello di come s’hanno da trattare paesaggi ed eremi della storia sacra.   F. W. schlegel, Gemàldebeschreibungen aus Paris und den Niederlanden, in den Jahren 1902 bis 1804, 1805

Una domenica, andate al Museo. Troverete, a un certo punto della Galleria, il passaggio interrotto dalla folla assiepata davanti a un quadro: e tutte le domeniche davanti allo stesso quadro. Penserete che si tratti di un capolavoro. Niente affatto.

È una crosta della scuola tedesca: rappresenta il Giudizio universale. Il popolo ama guardare le smorfie dei dannati [Catalogo, N. 1 J .     stendhal, Vie de Haydn, Mozart et Métastase, 1814

Non è possibile farsi un’idea precisa della bellezza e perfezione di questi quadretti a olio eseguiti come miniature [Catalogo, N. 151; bisogna ammirarli di persona, e allora si dovrà certo ammettere che sono tra le opere più deliziose che l’arte abbia mai prodotto. Le figure sono bensì piccole, ma il disegno è molto più bello che nelle opere maggiori di questo maestro;

non v’è magrezza o alcunché di rigido o angoloso; i movimenti sono liberi, e l’espressione delicata delle teste supera in perfezione quasi tutto ciò che in questo maestro vi è di ammirevole. L’applicazione e la tonalità del colore, pur essendo morbide, sono anche robuste; le ombre nell’incarnato tendono al bruno, e i passaggi sono un po’ grigi.   J. D. passavant, Kunstreise durch England und Belgien, 1833

Per il disegno e il colore presi dal vero, per i molteplici studi, per la profondità e l’onesta diligenza, questo è il pittore più squisito di tutta la scuola. Ma quanto più sorpassa Jan van Eyck, tanto più rimane indietro nell’essenziale. Nessuno trasforma come lui la grandezza in tenerezza affettuosa, ne è altrettanto religioso e intimo, al di là del limite dove il pennello rischia di coprire l’anima.

A parecchie delle sue opere maggiori manca la vera facoltà di commuovere. I suoi particolari sono così abbondanti che l’anima, rispecchi andovisi, non si riprende con la forza e la felicità di Jan; e anche la santità chiesastica scompare. La profondità non è appiattita, ma la devozione si fa più dolce, la fede più serena. La natura, in particolare, celebra una costante sagra di pace, e le chiese non chiamano solennemente, ma invitano alle funzioni con voce lusinghiera. Hemling esprime la felicità, più che il sacrificio dello spirito religioso: sopra ai suoi quadri si stende una pacata dolcezza. E se anche rappresentano dolori fisici e martiri spirituali che arrivano fino alla disperazione, non cercano però mai un’espressione energica. Scaturita più da un senso femminile che da spirito virile, la pittura cerca di tramutare la fedeltà e l’orrore in gentilezza.

La presentazione di situazioni e avvenimenti è narrativa; la composizione (e qui Hemling è pari al suo compito) è senza vuoti o sovrabbondanze, viva senza sforzi, chiara ed evidente, e soltanto per singoli oggetti piuttosto rigorosamente simmetrica.

Unicamente nei suoi ultimi lavori autentici Hemling elabora, a quanto pare, una sua propria e peculiare tendenza: e non solo abbandona, dovunque possa e gli sia lecito, l’ampia misura delle figure, ma narra leggende o storie bibliche con una grazia che nessun pittore uguagliò ne prima ne dopo di lui. Soltanto ora, forse, quell’intima religiosità che aveva dentro si fonde liberamente con la sua grazia innata: la sua fedeltà da ritrattista da meno nell’occhio, la diligenza non appare troppo faticosa, il minuto particolare non pregiudica più la vivacità. E, soprattutto, ormai avanti negli anni, egli riacquista un’altra volta quell’amabile innocenza che di solito è una prerogativa della gioventù, mentre qui, impiegando la sua esperienza e il virtuosismo, lavora con tanto maggiore sicurezza.    H. G. hotho, Geschichte der detitschen und niederlandischen Molerei, eine offeniliche Vorlesung, vol. II, 1843

Il gusto, il sentimento squisito di Memlinc potevano adattarsi alla natura come all’uomo. La luce prendeva talvolta, sotto il suo pennello, toni dorati che Claude Lorrain non è riuscito a superare; le sue acque profonde e trasparenti, i prati costellati di fiori, i boschi fitti, pieni di ombre misteriose, i bei cieli azzurri, appena velati da una foschia leggera, lo pongono all’altezza dei maestri olandesi. Le immagini della natura che egli traccia fanno spesso sognare più che la natura stessa. Il genio ha infuso in loro una grazia segreta, una suggestione ideale.

La poesia intima del focolare non era meno compresa dal nostro artista, ne era resa con minor felicità. C’è un’opera, dovuta al suo pennello, in cui una camera elegante ispira l’idea della calma e del benessere che sono propri della vita familiare: si vorrebbe rimanere lunghe ore nello studio e nella contemplazione … Anche se considerassimo i mobili, la tappezzeria, gli accessori di ogni genere che formano l’arredamento di questi intemi, li troveremmo ugualmente ben fatti. Un’anta dell’.Adorazione dei Magi, in possesso dell’ospedale Saint-Jean, a Brugge [Catalogo, N. 71, ci mostra, per esempio, una tavola ricoperta da un panno bianco ornato di frange, e sulla tavola un candeliere con un cero; ne Gerard Dow, ne Abraham Mignon, ne Van Huysum hanno mai dipinto oggetti inanimati con maggior talento.    A. michiels, in ch. blanc, Hìstoire des peintres de toutes lei écoles: École flamande, 1868

[Memling] dice ciò che vuoi dire con il candore dei poveri di spirito e di cuore, con la naturalezza di un fanciullo. Dipinge ciò che è venerato e creduto, e il come è creduto. Si astrae nel suo mondo intimo, e lì si rinchiude, si innalza e si effonde. Niente di ciò che appartiene al mondo estemo penetra in questo santuario spirituale immerso in una quiete assoluta: ne ciò che si fa, ne ciò che si pensa, ne ciò che si dice, ne — in alcun modo — ciò che si vede.

Immaginate, in mezzo agli orrori del secolo, un luogo privilegiato, una sorta di eremo angelico ideale, silenzioso e chiuso, in cui tacciono le passioni, i turbamenti finiscono, si prega, si adora, tutto si trasfigura, brutture fisiche, brutture morali, nascono sentimenti nuovi, come gigli spuntano ingenuità, dolcezze e una mansuetudine sovrannaturali: avrete così un’idea dell’ispirazione davvero unica di Memling e del miracolo che egli compie nei suoi quadri.   E. fromentin, Les Maìires d’autrefois: Belgique, 1876

II secolo XV è un’epoca di fermenti, di contraddizioni. Un realismo spesso inasprito fino alla violenza brutale, nella politica e nel pensiero ecclesiastico, accompagna fantasie mistiche e una tendenza a mortificare ogni istinto di autoconservazione. Forti correnti sotterranee in numerosi campi della vita politica e spirituale aiutano a capire quella mancanza di armonia. Il potere dei prìncipi borgognoni salito a livelli sovrumani cozza contro il sentimento borghese, anch’esso progredito e in possesso di una forza inaudita. L’arte di Memling rimane borghese, in contrasto con l’arte aulica di Jan van Eyck, ma soltanto di rado cade in una meschina grettezza. Egli approfondisce per suo intimo bisogno la tiepida religiosità che si manifestava allora nel culto di Maria. Sa mettere in versi melodiosi i singoli pensieri della prosa eyckiana senza però scendere a una vacua smania di rime ; trasforma la passionalità di Rogier in sentimentalità, ma senza sdolcinature; modera l’asprezza di Hugo van der Goes, ottenendo una bellezza severa; e toglie alla leggiadria d’un Bouts quello che ha di bambolesco. Le sue opere rappresentano il tentativo di sanare un dissidio di una grande epoca, posta davanti a nuovi problemi e nuove soluzioni. Lontano da ogni durezza e da ogni audace intervento, per un senso di superiorità personale, egli vinse entro i limiti che si era segnati: vincitore al quale i posteri (sia pure non trascinati a fervido entusiasmo) porgono volentieri l’alloro.   L. kaemmerer, Memling (Kunstler-Monographien, 39), 1899

Memling fu un vero artista, dotato di molto più sentimento di Jan van Eyck. Mentre le opere del grande maestro della tecnica suscitano stupore e inducono all’ammirazione, e la meravigliosa riproduzione dei più minuti particolari, malgrado, o piuttosto a causa della sua perfezione, finisce per stancare, più, invece, si studiano le opere di Memling, più si scoprono cose belle. Non vi è nulla di superfluo, nulla di forzato con cui egli abbia cercato di dimostrare la sua abilità di pittore; ne, d’altro canto, ha trascurato od omesso nulla per dare dignità e grazia alle sue principali figure. A queste ha dedicato la massima cura: l’abbigliamento e gli ornamenti rappresentavano per lui solo degli accessori da usare in modo da dar risalto alla dignità e all’aspetto delle sue figure, senza distogliere da esse l’attenzione.

Jan van Eyck e Memling furono entrambi dei coloristi, entrambi completamente dediti alla loro opera, entrambi ricercatori della perfezione; ma in realtà fra l’uno e l’altro c’era tutto un mondo diverso. Van Eyck, anche nei soggetti religiosi, risveglia in noi idee terrene; mentre Memling, anche nelle scene terrene, suscita in noi pensieri di cose celesti. Dai suoi dipinti risulta evidente che egli era veramente un uomo dal cuore umile e puro, il quale, quando le arti stavano per abdicare al compito di servire la Chiesa per soddisfare il gusto degli uomini, rimase devotamente fedele alla tradizione cristiana, e in tutta semplicità dipinse quello in cui credeva e che venerava, come gli capitava di concepirlo e di vederlo nelle sue meditazioni. Nelle sue opere non vi è affettazione, ne ricerca di novità, ne immistioni di idee pagane; egli rimase completamente estraneo alla corrente che già stava influenzando i fiamminghi sotto il cattivo esempio della corte borgognona. Certamente egli visse felice e sereno con sua moglie e i suoi figli, ignorando le scene brutali che avvenivano poco lontano e prestando poca attenzione a quanto si diceva o si faceva nel mondo. Non fondò nessuna scuola, ma nondimeno esercitò una considerevole influenza, non solo sui contemporanei, ma anche sugli artisti che vissero a Brugge durante il sedicesimo secolo; e senza dubbio si deve a ciò se, mentre la vecchia scuola si estinse completamente nelle altre città, le sue tradizioni sopravvissero a Brugge fino al diciassettesimo secolo.  W. H. J- weale, Hans Memling  1901.




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