La pittura del Masaccio

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Lo stile di Masaccio

Masaccio nella Cappella Brancacci: San Pietro risana gli infermieri
Masaccio nella Cappella Brancacci: San Pietro risana gli infermieri

Tommaso Giovanni di Mone Cassai detto il Masaccio, viene dal popolo e mantiene per tutta la sua vita artistica un chiaro stampo artigiano. Porta una grande innovazione ed un nuovo senso di libertà nella pittura fiorentina, nonostante la forte influenza esercitata su questa dal tardogotico, in gran parte della Toscana e certamente su Firenze, da Lorenzo Monaco (Siena 1370 – Firenze 1424).

L’innovazione del Masaccio riesce ad avere la meglio su quel linguaggio, vibrante e drammatico, spesso stridente ed astratto, ma integrato dalle pregiate peculiarità della pittura d’oltre Appennino (si ricordi ad esempio i soggiorni fiorentini di Cola da Camerino e Gentile da Fabriano) ricca di morbide sfumature, nonché piena di luminosità e di elementi naturalistici. La visione tardogotica tocca la vetta più alta con l’elegante ed idealizzata arte di Masolino (di cui il Masaccio ne è stato discepolo “assai distante”) che libera la pittura dai canoni gotici, preparandola al grande rinnovamento di Masaccio.

La Sant’Anna degli Uffizi

Sant'Anna, la Madonna col Bambino e angeli cm. 103 Uffizi di Firenze.
Masaccio: Sant’Anna, la Madonna col Bambino e angeli cm. 103 Uffizi di Firenze.

Con l’opera “Sant’Anna, la Madonna ed il Bambino” (Uffizi, Firenze), il Masaccio evidenzia una chiara ispirazione all’iconografia trecentesca. Soltanto in questo dipinto la pittura del Masaccio si avvicina a quella di Masolino, soprattutto nella realizzazione degli angeli, tanto che alcuni esperti ritengono che ci sia stata una piena collaborazione tra i due pittori. Si evidenzia nell’opera la ricerca di una forma più dura ed aspra, visibile soprattutto nelle figure in primo piano, come l’ampio bacino della Vergine, la dilatata massa volumetrica di Sant’Anna e il forte vigore fisico espresso dal Bambino. La linea, che scorre con decisione e fluidità, è costruttiva e lontana dalle intenzioni decorative, mentre il cromatismo con quella leggera tendenza rosata, propria della pittura gotica, è armonioso, morbido e luminoso.

Il Polittico di Pisa

Masaccio: Il polittico di Pisa
Masaccio: Polittico di Pisa: Madonna in trono col bambino e angeli, cm. 73 National Gallery di Londra

Nel polittico di Pisa il Masaccio torna a ricalcare la stessa via raggiungendo una maggiore costruttività, nonché una più decisa individualità, come si evidenzia nel largo trono, già regolato dalle norme dell’imminente grande Rinascimento, nell’espressione della Vergine preoccupata, abbattuta ed appassita, e del Bambino privo di atteggiamenti divini, che con umana goffaggine porta alla bocca alcuni chicchi d’uva.

Soprattutto nella decisa espressività delle figure è ormai grande la differenza della pittura di questo artista da quelle raffigurate, con mollezza ed imprecisione, dai pittori del Tardogotico. Anche la luce, che assume una forza maggiore e riesce a definire meglio le forme, porta verso una tendenza atta ad un rinnovamento, svolgendo una funzione stilistica.

Crocifissione (Gallerie Nazionali di Capodimonte Napoli
Masaccio: Crocifissione (Gallerie Nazionali di Capodimonte Napoli

Sempre appartenente al Polittico di Pisa è la Crocifissione (Gallerie Nazionali di Capodimonte Napoli), un’opera realizzata in una piccola tavola con un linguaggio tutto nuovo che riesce a conferire emozione, ampiezza e solennità alla stessa stregua di un affresco di vaste dimensioni. Il leggerissimo scorcio del Cristo ripreso dal basso, risaltato dai forti contrasti chiaroscurali e da giochi di luminosità, si staglia deciso sul chiaro sfondo con tutta la sua compostezza. Il suo corpo, nonostante le tensioni muscolari e la palpabile sofferenza, evidenzia una grande forza interiore. Nella parte bassa del quadro sta la Madonna, rigida e colma di forza morale, di fronte ad un San Giovanni afflitto dal triste evento ed alla Maddalena avvolta da un rosso manto che si dispera innalzando al cielo le braccia. Il cromatismo ben distribuito riesce a dare un forte senso di drammaticità al dipinto. 

La Trinità

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La Trinità, cm. 317 Santa Maria Novella Firenze

In Santa Maria Novella (Firenze), Masaccio, tra il 1426 ed il 1428, realizza la Trinità inserendola in un contesto decisamente brunelleschiano. La scena che raffigura il dogma della Trinità è descritta in una cappella che richiama i famosi “Archi di Trionfo” romani. La composizione è regolata da una perfetta degradazione prospettica le cui linee di fuga danno un senso di grande profondità. Al centro di una volta sorretta da colonne ioniche, sta il Cristo crocifisso, sostenuto e protetto da Dio Padre, una figura questa, esente dai rigorosi canoni della prospettiva data la sua non quantificabile essenza. In basso, in prossimità della croce, stanno la Madonna e San Giovanni Evangelista, mentre ai lati sono collocate le figure dei due committenti, che secondo una recentissima identificazione sono i coniugi Berto di Bartolomeo del Banderaio e Sandra, appartenenti alla borghesia fiorentina, popolaresca e mercantile. Il ritmo della composizione è ben cadenzato e le figure, frutto di una programmazione intellettualistica, si rafforzano cromaticamente nei primi piani per assumere una maggiore plasticità ed evidenza.




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