L’arte pittorica di Leonardo da Vinci

Pittura di Leonardo

 (segue dalla pagina precedente):

Leonardo: L'Adorazione dei Magi
Leonardo: L’Adorazione dei Magi, Uffizi, Firenze

L’ “Adorazione dei Magi“, uscita incompiuta dalla bottega di Verrocchio ma attribuita a Leonardo, ha tutte le caratteristiche di un’opera interamente realizzata.

La luminosità che scaturisce dal gruppo mediano, collocato come per rispettare una forma piramidale, si propaga irradiando e creando in quelle umane presenze – psicologicamente varie ma colme di comune fervore – un’atmosfera carica di drammaticità.

Qualche albero inserito nei vai piani scandisce la profondità, e al di là della capanna ci sono le rovine di una classica architettura, dove con grande animazione stanno combattendosi figure colme d’intensa vitalità.

L’elemento luministico è la caratteristica principale di questo grande capolavoro, ma occorre osservare anche un altro elemento di novità che riguarda la struttura compositiva mediana, cioè quella della forma piramidale che soltanto la mente di Leonardo poteva partorire, e che sarà un utile riferimento per i pittori del Tardo Rinascimento (si veda anche il Rinascimento).

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Anche il San Girolamo custodito nella Pinacoteca Vaticana ha lo stesso pregio stilistico, analoghe atmosfere di luminosità ed ombre ed è analogamente incompiuto.

Sul dipinto nessun critico ha avanzato dubbi circa la paternità dell’artista nonostante non si conosca esattamente la cronologia prima del 1845, quando papa Pio IX lo acquistò al prezzo di 2500 franchi dagli eredi di un cardinale addetto alla custodia delle opere d’arte nei Musei Vaticani.

La prima versione della Vergine delle rocce (custodita al Louvre), viene commissionata a Leonardo ed ai fratelli Evangelista ed Giovanni Ambrogio de Predis (1455 – 1509).

La realizzazione dell’opera viene concordata il 25 aprile del 1483 con la Confraternita della Concezione in San Francesco Grande a Milano.

Alla  prima versione ne seguirà una seconda (Vergine delle rocce attualmente nella Galleria Nazionale di Londra) dove avrà una parte attiva Giovanni Ambrogio de Pedris (sulle due ali del trittico), autore dei due angeli suonatori che l’accompagnano.

La Vergine delle rocce (cm. 123), Parigi museo del Louvre
La Vergine delle rocce (cm. 123), Parigi museo del Louvre

L’opera (1° versione) viene eseguita tra il 1483 ed il 1486 ma seguiranno molte vicende tecniche e burocratiche, variamente riportate che avranno termine soltanto nel 1506, dopodiché la fortuna di questo capolavoro sarà grandissima. Anche qui si respira quel profondo sentimento che abbiamo notato nell’Annunciazione (Uffizi, Firenze), dove rivediamo la vegetazione prodigiosamente inserita nell’ambiente roccioso dello sfondo, ed i fiori con erba nei primi piani. È di grande efficacia la contrastante luce crepuscolare che crea quell’ambiente da sogno, dove vengono collocate con poetica armonia le quattro figure idealizzate: la Vergine, il Bambino, San Giovannino e l’Angelo.

Leonardo: Vergine delle rocce di Londra
Leonardo: Vergine delle rocce di Londra

L’Ultima cena del refettorio nel Convento di S. Maria delle Grazie a Milano viene commissionata da Ludovico il Moro e realizzata da Leonardo tra il 1495 ed il 1497.

L’opera, che non è un affresco, è una derivazione di altre precedenti composizioni realizzate dai pittori fiorentini Andrea del Castagno, Taddeo Gaddi e Ghirlandaio; qui però vi è una diversa disposizione dei vari personaggi – tre a tre – ed una corrispondenza di masse architettoniche che si allontanano dalla rigorosa regolarità delle suddette fonti fiorentine.

Lo sfumato si combina in una bigia atmosfera crepuscolare, dove gli apostoli, in preda di una forte agitazione, apprendono dalla voce di Gesù che uno di loro lo ha tradito.

Leonardo: il Cenacolo
Leonardo: il Cenacolo, cm. 880, Convento di S. Maria delle Grazie Milano

Osservando l’opera ci si accorge che tutte le figure sono illuminate dalla luce che proviene da sinistra, meno quella di Giuda che rimane in ombra.

Nel Cristo non si nota nessuna agitazione, anzi è statico e perfettamente figurato come una divinità, in contrapposizione all’imperfezione umana carica di passioni che scuotono gli apostoli. La scena si svolge in un ambiente interno – come dentro un tabernacolo – dove, sullo sfondo, attraverso le tre ariose finestre, appare un mite e collinoso paesaggio, illuminato da un cielo che riecheggia la quieta e serena anima di Dio.




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