Biografia, pittura e vita artistica di Signorelli

(Segue dalla pagina precedente)

Quello che hanno detto gli studiosi della Storia dell’arte su Luca Signorelli

Intorno ai cinquant’anni Signorelli, nel pieno vigore dell’attività artistica e all’apice della notorietà, grazie anche alle ultime decorazioni nel duomo di Orvieto, si era perfettamente integrato nella società del nuovo secolo, con importanti investiture negli ambienti della politica cortonese, tessendo quindi utili relazioni di amichevole confidenza con celebri personalità: i Piccolomini di Siena, i Vitelli di Città di Castello, i Petrucci di Siena (soprattutto Pandolfo a cui, insieme a Pinturicchio, decorò il palazzo).

Amico di celebri pittori, come Perugino e Bramante, tenne a battesimo, nel 1509, il figlio del Pinturicchio (Perugia, 1452 circa – Siena, 1513). Si pensa anche che avesse avuto, almeno per un ben definito periodo, stretti rapporti con Michelangelo, perché da documentazione certa si ricava che Signorelli avesse avuto da lui un prestito che non fu poi onorato, tanto che i due dovettero risolvere una controversia legale, della quale sono sconosciuti gli sviluppi.

L’episodio getterebbe certamente cattiva luce sulla condotta dell’artista cortonese ma testimonierebbe che i due si conoscessero e si frequentassero. Dai documenti pare però prendere forza il ritratto dell’artista che fece il Vasari nelle Vite, che lo descrisse come persona brillante, espansiva e piacevole, con una larga cerchia di amici, incline alla vita agiata ed al “vestir bene” [Paolucci, cit., pag. 310].

Di sicuro non era un tipo provinciale ed i suoi numerosi contatti con altri artisti lo tenevano sempre  aggiornato sugli ultimi sviluppi dell’arte di inizio secolo, e la ricchezza di spunti che si evidenziano nelle sue opere ne è testimonianza.

Rimane il fatto che, insieme a molti altri importanti pittori coevi, per Signorelli iniziava un lento ma inarrestabile declino. Probabilmente tale involuzione, che incominciò a manifestarsi subito dopo gli affreschi nel duomo di Orvieto, fu generata dalla difficoltà a far fronte alle novità ed ai rapidi traguardi battuti in quel particolare momento dai più grandi nomi della pittura come Leonardo, Raffaello, Michelangelo, Giorgione e Tiziano [Paolucci, cit., pag. 310]. La stessa crisi la ebbero Perugino, Botticelli e Carpaccio. Signorelli non riusciva a trovare risposte di adeguata efficacia e quindi si ritirava in provincia accumulando incertezze  stilistiche che rendevano più confusi i suoi eclettismi e più ingiustificate le concitazioni nella sua pittura. Nonostante tutto non si evidenziano nelle opere tarde dell’artista stucchevoli ripetizioni dell’antico repertorio [Paolucci, cit., pag. 311], anzi non mancano in questo periodo lavori di grande rilievo (si pensi allo Stendardo della Crocifissione, del 1502-1505 circa, attualmente  a Sansepolcro, o al Crocifisso con la Maddalena, dello stesso periodo, oggi nella Galleria degli Uffizi), ma l’orientamento generale è comunque quello di un continuo perseverare nelle forme arcaicizzanti, come nel maestoso Polittico di Arcevia (1507), di sapore gotico e piatto, ove non mancano motivi di ripetitività [Paolucci, cit., pag. 316]. Per la stessa località realizzò nel 1508 il “Battesimo di Cristo” per la fraternità del Crocifisso, attualmente nella chiesa di San Medardo, e una Vergine e santi (oggi custodita nei depositi della Pinacoteca di Brera). Si pensa che nello stesso anno avresse eseguito, senza richiesta di denaro, una Crocifissione ed una composizione con San Medardo, delle quali però non rimane traccia.

Nel 1507, con Pinturicchio e Perugino,  fu richiamato a Roma da Giulio II per la realizzazione di alcuni affreschi nelle sale del Palazzo Apostolico.

L’ultimo dipinto noto che il pittore ha realizzato è la grandiosa pala con la “Madonna col Bambino e santi“, commissionata nel 1519 dalla Confraternita di San Girolamo ad Arezzo, attualmente custodita nel Museo statale d’arte Medievale e Moderna della stessa città. La composizione fu iniziata qualche anno dopo quando Signorelli aveva ormai raggiunto i settant’anni. In tale occasione l’artista, ospite dei Vasari, suoi lontani parenti, ebbe modo di conoscere un fanciullo di otto anni chiamato Giorgio, che molto tempo dopo ne descrisse la vita artistica. Il profilo che il grande storico dell’arte rappresentò dell’anziano artista è intenso e colmo di nostalgia: « Fu condotta quest’opera da Cortona in Arezzo, sopra le spalle degl’uomini di quella Compagnia; e Luca, così vecchio come era, volle venire a metterla su et in parte a rivedere gl’amici e parenti suoi. E perché alloggiò in casa de’ Vasari, dove io era piccolo fanciullo d’otto anni, mi ricorda che quel buon vecchio, il quale era tutto grazioso e pulito, avendo inteso dal maestro che m’insegnava le prime lettere, che io non attendeva ad altro in iscuola che a far figure, mi ricorda, dico, che voltosi ad Antonio mio padre gli disse: “Antonio, poi che Giorgino non traligna, fa ch’egli impari a disegnare in ogni modo, perché quando anco attendesse alle lettere, non gli può essere il disegno, sì come è a tutti i galantuomini, se non d’utile, d’onore e di giovamento”. Poi rivolto a me, che gli stava diritto inanzi, disse: “Impara parentino”.» (dalle Vite di Giorgio Vasari,1568).

Dopo il soggiorno aretino Signorelli rientrò a Cortona, dove poco più tardi vi morì in seguito ad una brutta caduta da un ponteggio mentre stava lavorando ad una commissione del cardinale Silvio Passerini. Secondo antiche fonti, essendo egli membro della Confraternita dei Laudesi di San Francesco, venne sepolto proprio nella sede di quella associazione religiosa.




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