Il tardo periodo della pittura di Tiziano Vecellio

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Il martirio di San Lorenzo, cm. 280, Chiesa dei Gesuiti, Venezia.
Il martirio di San Lorenzo, cm. 280, Chiesa dei Gesuiti, Venezia.

Il talento e la vena  creativa di Tiziano concepiscono nel suo tardo periodo dipinti ricchi di decise pennellate e ben evidenziati accostamenti di macchie di colore. A proposito di questo, il Vasari (1511 – 1574) riconosce un sentimento di gioia nell’istinto coloristico del Maestro, che lo porta spesso a delle significative rappresentazioni liriche, puramente cromatiche, attraverso gradevoli effetti di luminosità.

Il Martirio di San Lorenzo (Chiesa dei Gesuiti a Venezia), oltre agli echi del Mantegna ed alla iconografia di Michelangelo, evidenzia la forza e l’efficacia nella trasfigurazione, attraverso potenti effetti cromatici di bagliori notturni riverberanti con magici giochi di chiaroscuro, seguendo l’esempio del suo coevo Tintoretto (1518 -1594).

L’incoronazione di spine, cm. 303 x 180, Louvre, Parigi.
L’incoronazione di spine, cm. 303 x 180, Louvre, Parigi.

Così il colorismo di Tiziano diventa anche più profondamente appassionato come testimonia L’Annunciazione della Chiesa di San Salvatore a Venezia, dove la fantastica manifestazione del Mistero è affidata soprattutto ai toni intensi ed infuocati. Un’altra opera che possiamo considerare vicina all’Annunciazione per effetti coloristici, è Tarquinio e Lucrezia dell’Akademie der Bildenden Kunst di Vienna, dove repentini contrasti di luci filiformi ed ombre creano gradevoli effetti di movimento e plasticità. Nella “Incoronazione di spine (Bayerische Staatsgemaldesammlungen, Monaco), Tiziano ricorre di nuovo alle variazioni cromatiche attraverso amabili accostamenti di macchie più o meno grandi per creare insoliti effetti vibranti, che certamente non si percepiscono nella “Incoronazione di spine del Louvre.

Pietà, cm. 389, Gallerie dell'Accademia, Venezia.
Tiziano – Palma il Giovane: Pietà, cm. 389, Gallerie dell’Accademia, Venezia.

La Pietà, ultima opera di Tiziano, viene preparata dall’artista per la propria sepoltura ai Frari di Venezia. Ma non riuscirà a portarla a termine perché morirà, all’età di 86 anni (non per vecchiaia ma di peste); la tela verrà finita da Palma il Giovane che già collabora in quest’ultima opera con il Maestro ancora in vita. Qui l’energica vitalità di Tiziano appare con tutta la sua forza, ancor più profonda di quella manifestata nei vari periodi della propria vita artistica. L’intenso e drammatico fervore che si evidenzia nella conturbata Maddalena, contrasta con quel raccolto gruppo mediano (Cristo, la Vergine ed il costernato Nicodemo) in una dignitosa sofferenza, illuminato da una pacata luce; sullo sfondo della scena sta una grossa nicchia manierista incorniciata da corpose colonne.

Tiziano, nel corso della sua lunga attività artistica, varia più volte il proprio stile e segna l’affermazione del colore pieno e sonoro, l’unità della luminosità ottenuta con una indiscussa variazione di toni, ed una spontaneità di impressione indispensabili nella pittura. A paragone di un riservato e timido Giorgione, nella ricerca di effetti coloristici, Tiziano si manifesta un deciso “creatore”, e la sua pittura assumerà un valore universale.




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