Biografia di Vincenzo Foppa (intorno al 1427 – intorno al 1515)

(Bagnolo Mella, intorno al 1427 – intorno al 1515)

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Cristo crocifisso, dal 1470-1480, chiesa di Santa Maria del Carmine, Cappella Averoldi, Brescia.
Vincenzo Foppa: Cristo crocifisso, dal 1470-1480, chiesa di Santa Maria del Carmine, Cappella Averoldi, Brescia.

A Brescia, nella chiesa del Carmine, decorò la volta della cappella Averoldi con robuste immagini di Evangelisti attorniate da cherubini, i cui volti plasmati da solido cromatismo, ricco di chiaroscuro, sembrano staccarsi dal proprio supporto con una efficacissima resa plastica.

Attribuito al pittore è anche il Cristo crocifisso, un affresco staccato e riportato su tela, impiegato come pala d’altare [fonte: Prestini, schede di Pier Virgilio Begni Redona, rif. pp. 145-151].

Poco più tardi, intorno al 1500, eseguì un’opera di gusto arcaizzante – per molto tempo, infatti fu erroneamente riferita al 1476 anziché a fine-inizio secolo – di Santa Maria delle Grazie di Bergamo, attualmente custodita nella Pinacoteca di Brera a Milano. In questi grandi dipinti, molti dei quali sono vere e proprie pale d’altare, si evidenzia da parte dell’autore l’amore per gli ori di gusto lombardo e ligure: una parata araldica di forme libere nelle nicchie dorate che si confronta con una paesistica di sorprendente freschezza cromatica.

Madonna del Tappeto, 1485, Pinacoteca di Brera, Milano.
Madonna del Tappeto, 1485, Pinacoteca di Brera, Milano.

Dopo la Madonna di piccolo formato, riconducibile al polittico bergamasco e attualmente appartenente alla collezione Contini-Bonacossi di Firenze, alla corte ducale si evidenziano nell’artista chiari sviluppi, orientati in una più rigorosa volumetria e in una più morbida vibrazione cromatica, soprattutto attraverso l’impiego più personalizzato del chiaroscuro. Sulla base dell’ordine prospettico bramantesco, le strutture compositive del Foppa conferirono all’aspetto globale delle opere una più razionale monumentalità, dove i fondamentali dell’artista, luminosità e cromatismo, hanno tuttavia il compito della dilatazione spaziale graduando le distanze e i volumi nei vari piani: gli accenti, talvolta enfatizzati, vengono posti nella raffigurazione.

San Sebastiano, 1489 circa, Pinacoteca di Brera, Milano.
San Sebastiano, 1489 circa, Pinacoteca di Brera, Milano.

L’influenza del Bramante appare evidente nella decorazione della Chiesa di Santa Maria in Brera (affreschi staccati, riferibili intorno al 1468 e attualmente custoditi nella stessa Pinacoteca di Brera), con la Madonna del Tappeto e il San Sebastiano.

Più tardi soggiornò a Savona dove realizzò un polittico per Manfredo Fornari (1489) ed uno per per Giuliano della Rovere, il futuro papa Giulio II, in collaborazione con altri artisti tra cui ricordiamo Ludovico Brea. L’intera equipe, fra l’altro, si occupò anche della pregiata cornice rinascimentale.

In questo particolare periodo, svolgendo la sua attività presso ambienti più colti del Ducato, il pittore s’impegnò in un’opera peculiare, oggi conosciuta come Pala Bottigella (1480-1484), attualmente custodita nella Pinacoteca Malaspina di Pavia, commissionata da consigliere ducale Giovanni Matteo Bottigella (Pavia, 1410 – 1486).

Pala Bottigella, 1480-1484, Pinacoteca Malaspina, Pavia.
Pala Bottigella, 1480-1484, Pinacoteca Malaspina, Pavia.

In quest’opera, satura di figure, l’effetto prospettico foppesco perde vigore a vantaggio della luminosità, impiegata attraverso una più approfondita indagine sui dettagli, anche quelli relativamente piccoli. Qui l’artista si stacca letteralmente dalle strutture compositive del Bellini traendo dalle articolate pale lombarde. Tuttavia mantiene le proprie caratteristiche nel celebre dipinto della Madonna col Bambino ed in altre piccole tavole destinate alla devozione domestica, esemplari assai riusciti del “venezianismo” foppesco

 La produzione di questo periodo, integrata da nuove ricerche sui valori lombardi, è caratterizzata da un’ampiezza solenne. Tra le opere di maggior rilievo si ricordano l’Annunciazione (Isola Bella, raccolta Borromeo), dove è ravvivato l’effetto vibrante delle gamme cromatiche e rafforzato il contrasto chiaroscurale; l’Adorazione dei Magi (National Gallery di Londra ), di cui sono sconosciute cronologia e commissionari), nella quale il Foppa conferisce una solenne poetica ai Santi Bartolomeo e Gregorio; la Pala dei Mercanti , (1510 circa; Pinacoteca Tosio Martinengo (inv. n. 124, Brescia).

L’ultimo periodo della sua attività il Foppa lo svolse a Brescia. Si pensa che il suo ritorno in questa città, ove visse pressoché isolato fino alla morte fosse, dovuto ad una vera e propria fuga dal leonardismo e dal bramantismo, che ormai erano diventati dominanti. Qui continuò a dipingere e, con l’insegnamento ai giovani pittori, gettò le basi per lo sviluppo di una più rigogliosa scuola locale.

Natività di Gesù, 1492 circa, chiesa di Santa Maria Assunta, Brescia.
Vincenzo Foppa: Natività di Gesù, 1492 circa, chiesa di Santa Maria Assunta, Brescia.

Nel 1492, su commissione della collegiata dei Santi Nazaro e Celso a Brescia, realizzò un polittico la cui tavola centrale rappresentava la Natività di Gesù. Dell’opera, che fu rimossa trent’anni dopo per fare posto al Polittico Averoldi di Tiziano, rimangono la tavola centrale con la Natività (oggi nella chiesa di Santa Maria Assunta di Chiesanuova, Brescia) e due pannelli raffiguranti San Giovanni Battista e Santa Apollonia (Pinacoteca Tosio Martinengo) [Laura Giuffredi in AA. VV., pag. 57].

L’orgogliosa fuga dalle novità delle regioni centrali, era abbastanza evidente anche nell’ultimo suo lavoro milanese: la Deposizione, realizzata nel 1498 su commissione di Renato Trivulzio per la chiesa di San Pietro in Gessate. L’opera, che nello scorso secolo si trovava a Berlino, fu distrutta durante la seconda guerra mondiale.

Pala della Mercanzia, fine Quattrocento, Pinacoteca Tosio Martinengo, Brescia.
Vincenzo Foppa: Pala della Mercanzia, fine Quattrocento, Pinacoteca Tosio Martinengo, Brescia.

Riferibile a fine secolo è anche la Pala della Mercanzia realizzata per la chiesa di San Faustino in Riposo, attualmente custodita alla Tosio Martinengo. Il dipinto, secondo il Passamani (Passamani, p. 25), fu concepito senza elementi ridondanti in una forte assolutezza lineare e luminosa.

Nel 501 al Foppa venne commissionato, per la cappella del Santissimo Sacramento della basilica di San Pietro de Dom a Brescia, il Polittico del Santissimo Sacramento, che poco dopo funzionò come pala dell’altare maggiore e quindi (probabilmente nel 1604) smembrato in seguito alla demolizione della basilica per il nuovo Duomo. Dato per perduto per lungo periodo, nel 1939, sono stati ritrovati due pannelli laterali (già alla Banca San Paolo dal 1998, poi alla collezione della Ubi Banca dal 2007 [Begni Redona, p. 196 (nota 4 alla pagina 131)].




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