Scritto su Rembrandt di  Joachim von Sandrart

 (citazioni tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore)

Pagine correlate all’artista: Il periodo artistico – Le opere – La biografia.

Scritto su Rembrandt di  Joachim von Sandrart (autorevole voce della Storia dell’arte), Teutsche Academie, Norimberga e Francoforte,

1675-1679: È motivo di meraviglia che il grande Rembrand Von Ryn pur essendo uscito da una famiglia di semplici mugnai di campagna, sia stato spinto dalla natura verso la nobile carnei dell’arte in modo tale da raggiungere le maggiori vette, attraverso una grande operosità, e non solo grazie all’inclinazione e alla tendenza innata.

 Fece le sue prime prove ad Amsterdam presso il celebre Lastman e, in virtù dei suoi doni naturali, fatiche senza risparmio e di continui esercizi, giunse al punto che non gli mancò più nulla, salvo una visita dell’Italia e di altri paesi in cui è possibile studiare l’antico e la teoria dell’arte deficienza tanto più grave, in quanto egli era in grado di leggere soltanto l’olandese, e perciò poco profitto poteva trarre dai libri. Di conseguenza, rimase sempre legato alle proprie convenzioni, e non esitò ad avversare e a contraddire le nostre leggi dell’arte — come il rispetto dell’anatomia e delle proporzioni del corpo umano —, la prospettiva, lo studio delle sculture classiche, il disegno e la giudiziosa composizione pittorica Raffaello, nonché le accademie, tanto particolarmente necessarie per la nostra professione. E nel far ciò, egli asseriva che occorre lasciarsi guidare soltanto dalla Natura, e non da altre leggi; talché, a seconda delle circostanze, giudicava favorevolmente, in un quadro, le luci, le ombre e i contorni degli oggetti, anche se erano in contrasto con le regole elementari della prospettiva, purché, a suo parere, fossero appropriate ed efficaci. Perciò, dato che i contorni precisi avrebbero dovuto trovarsi al giusto posto, egli, per non correre pericoli, li copriva di un nero catramoso, non chiedendo loro, in tal modo, altro che il contribuire all’effetto generale. Sotto questo aspetto era abilissimo, e sapeva non solo ritrarre con cura la semplicità del vero, ma anche conferirgli il naturale vigore o una potente esaltazione, particolarmente nei ritratti a mezzo busto e nelle teste di vecchi, ma anche, in quanto ai quadri di piccole dimensioni, negli abiti eleganti e in altre piacevoli bagattelle.

Oltre a ciò, egli incise in rame numerosissimi e svariati soggetti, che poi pubblicava a stampa. Da tutte queste opere si può vedere che egli era attivissimo e instancabile: perciò la fortuna gli concesse larghi mezzi pecuniari riempì la sua casa di Amsterdam con una innumerevole quantità di giovani di buona famiglia, che vi si recavano per ricevere da lui istruzione e insegnamento. Ciascuno di loro gli pagava annualmente cento fiorini; e a questa somma vanno aggiunti i guadagni che egli traeva dai dipinti e dalle incisioni di tali suoi allievi, ammontanti dai duemila ai duemilacinquecento fiorini, nonché il ricavato delle proprie opere. Certo è che  se fosse stato capace di mantenere buone relazioni e di badare come si deve ai propri affari, avrebbe considerevolmente accresciuto la aia ricchezza; invece, pur non essendo uno spendaccione, non aveva alcuna idea  ……….. e frequentava sempre le classi inferiori, ciò che ostacolava anche il suo lavoro. Torna a sua lode il fatto che sapesse mescolare con molta intelligenza e con molta arte i colori conformemente alle loro caratteristiche peculiari, cosicché nei suoi quadri l’autentica e vivida naturalezza era ritratta nella piena armonia della vita. E con questo aprì gli occhi di tutti coloro che, per seguire le norme abituali, sono più coloristi che pittori, poiché, ponendo l’uno accanto all’altro, senza nessun ritegno e senza nessuna sensibilità, i colori in tutta la loro durezza e violenza, fanno sì che le loro opere non abbiano niente in comune con la natura, e sembrino scatole di colori come se ne vedono nelle botteghe, o vestiti appena ritornati dal tintore.

Egli era, inoltre, un grande appassionato di ogni manifesta­zione delle arti, come quadri, disegni e incisioni, nonché di ogni genere di curiosità esotiche, che possedeva in gran numero, fa­cendo prova di grande perspicacia in ogni campo. Per questo motivo molte persone ne avevano una grande opinione e ne facevano grandi lodi.

Nelle sue opere il nostro pittore faceva scarso uso di luci, salvo che nei punti a cui voleva dare speciale rilievo: in tutto il resto, metteva insieme artisticamente luce e ombra. Faceva anche un uso giudizioso dei riflessi mediante cui la luce pene­trava appropriatamente nell’ombra; i suoi colori sono vigoro­samente luminosi; e in ogni cosa egli dimostrò ponderatezza di giudizio. Nel ritrarre persone anziane, la loro pelle e i loro ca­pelli, diede prova di grande abilità, pazienza ed esperienza, avvicinandosi notevolmente alla vita. Dipinse pochi soggetti ispirati dalla poesia classica, o allegorie e scene storielle, ma piuttosto temi quotidiani e privi di significato speciale, temi che gli piacevano e che erano ‘schilderachtig’, pittoreschi, come si dice nei Paesi Bassi, e insieme, pieni di fascino, attinti alla Natura.

Morì ad Amsterdam e lasciò un figlio, anch’egli, a quanto si dice, con buona disposizione per le cose d’arte.  joachim von sandrart, Teutsche Academie, Norimberga e Francoforte, 1675-1679

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