Il gruppo Die Brücke

Kirchner: Coppia di ballerini russi
Kirchner: Coppia di ballerini russi

Come abbiamo già visto nelle pagine relative all’Espressionismo, la nascita della Brücke di Dresda (7 giugno 1905) coincide con l’origine di quel movimento: quattro giovani sconosciuti, studenti di architettura, costituirono il gruppo che di lì a poco sarebbe diventato celebre nell’intero continente europeo: Ernst Ludwig Kirchner (Aschaffenburg, 6 maggio 1880 – Davos, 15 giugno 1938), Erich Heckel (Döbeln, 31 luglio 1883 – Radolfzell, 27 gennaio 1970), Karl Schmidt (più tardi noto come Schmidt-Rottluff, nato a Rottluff il 1º dicembre 1884 e morto a Berlino il 10 agosto 1976) e Fritz Bleyl (Zwickau, Kingdom of Saxony, 1 dicembre 1880 – Bad Iburg, 19 August 1966).

Karl Schmidt: Ragazza che si pettina
Karl Schmidt: Ragazza che si pettina

In un primo periodo alla Brücke aderì anche Emil Nolde (Nolde, presso Burkhall, 7 agosto 1867 – Seebüll, 13 aprile 1956) il cui profilo risultò, però, essere meno importante ed innovativo di quello dei quattro fondatori.

Il lessico formale e le intenzioni artistiche di questi ultimi erano assai più vasti ed ambiziosi di quello del Nolde, tanto che il loro comune lavoro, mirato principalmente alla rappresentazione dell’essenza, venne intensificato già nei primi momenti che seguirono la fondazione del gruppo.

Emil Nolde: Danzatrice
Emil Nolde: Danzatrice

Inizialmente l’obiettivo, anche se non completamente chiaro agli stessi fondatori (come più tardi asserì lo stesso Heckel), era innanzitutto lo staccarsi da un mondo fin troppo conosciuto e mirare all’essenziale, semplificando la forma ed accentuando l’espressività con una coloristica fuori dall’ordinario. Gli stati d’animo dell’artista dovevano così penetrare nell’opera essenzialmente attraverso i colori: l’armonia sensibile del mondo esterno doveva diventare tutt’uno con quella emotiva dell’autore dell’opera.

A meno di un anno dalla nascita della Brücke venne pubblicato l’ambizioso programma, inciso da Kirchner in un supporto ligneo, che fu fatto circolare anche con una capillare distribuzione di volantini.

Il testo, assai conciso, era semplicemente costituito da tre frasi: “Con la fede nello sviluppo, in una nuova generazione di creatori e di fruitori noi convochiamo l’intera gioventù; e in quanto giovani portatori del futuro intendiamo conquistare la libertà di vivere e di operare opponendoci ai vecchi poteri costituiti. E dei nostri chiunque sappia dar forma direttamente e senza falsificazioni a ciò che lo spinge a creare”.

Con esso si voleva evidenziare una volontà creativa fuori dalle regole ordinarie. Gli artisti, nei loro intenti a combattere la tradizione ed attenti a non mirare a sviluppi creativi in termini puramente teorici, mettevano in risalto l’essenzialità della componente vitalistica.

L’arte della Brücke, che va dal 1905 al 1914 (nel 1913 il gruppo si sciolse), viene suddivisa in due fasi evolutive che comprendono due ben distinti linguaggi: quello degli anni di Dresda (1905 – 1911) e quello del periodo berlinese fino allo scoppio della “Grande guerra”. Gli esperimenti mirati verso un unico obiettivo affascinavano i giovani artisti orientandoli verso uno stile espressivo comune ma di forte impatto emotivo: il cosiddetto “stile collettivo della Brücke”.

Strada di villaggio a Auvers (1890)
Strada di villaggio a Auvers (1890)

Due esperienze che lasciarono il segno in tutti gli artisti della Brücke (primo e secondo periodo) furono l’incontro ripetuto con la pittura di Vincent van Gogh, in occasione delle mostre del 1905 e 1908 a Dresda, e il contatto con le opere di Edvard Munch (Løten, 12 dicembre 1863 – Ekely, 23 gennaio 1944). Anche l’integrazione con lo stile dei fauves francesi, con cui entrarono in contatto negli anni 1908-09 grazie a Max Pechstein (Zwickau, 31 dicembre 1881 – Berlino, 26 giugno 1955), contribuì allo sviluppo ed all’orientamento della Brücke.

Max Pechstein: Il mattino presto
Max Pechstein: Il mattino presto

Sempre negli anni di Dresda, nel museo etnografico della stessa città, il gruppo scoprì l’arte dei Mari del Sud e quella africana. Non stupisce per niente il fatto che tutti i componenti della Brücke reagissero con grande empatia all’arte primitiva: in essa percepivano un’istanza fortemente espressiva, nonché una vigorosa vitalità e cioè l’originario e l’immediato nella forma più pura, da essi costantemente ricercata nella loro arte. Infatti dal 1910 la forma risulta ancor più semplificata e intensificata allo stesso tempo, tanto da supporre che senza lo studio dell’arte extraeuropea non sarebbe stata possibile tale trasformazione. È innegabile, dunque, che la Brücke fosse aperta alle influenze esterne e ciò non sminuiva assolutamente il risultato di questi cambiamenti, che contribuivano a dare forma ed integrarne il linguaggio, anche se talvolta, quando l’istanza espressiva tendeva ad impoverirsi, gli artisti ricorrevano a grossolani mezzi stilistici.

Come già accennato in precedenza, veniva rifiutato ogni specie di canone tradizionale e le opere erano pregne di un cromatismo sensuale e traboccante.

Altri importanti contributi alla Brücke sono i soggiorni nei pressi di Moritzburg (a nord di Dresda), i cui caratteristici stagni davano agli artisti occasione di immergersi nella natura e riportare sulla tela l’essenza emotiva della paesaggistica insieme al nudo delle loro amiche, sempre integrata da stati d’animo in continua trasformazione per la variabile caratteristica dei luoghi. In quei soggiorni, dunque, lo studio del nudo non solo si alternava con quello della paesistica ma si fondeva con essa in libera naturalezza. Sotto un certo punto di vista le opere create in tali circostanze si riannodavano all’arte delle colonie artistiche tedesche, le cui intenzioni erano quelle di lavorare lontano da ogni cosa, coniugando arte e vita.

Nel disegno della figura – che si delinea abbreviato, rapido, sicuro e talvolta anche spigoloso – si evidenzia la spontaneità espressiva delle scene, certamente influenzata dagli intagli dell’arte primitiva. La disinvolta e, spesso, briosa struttura compositiva della figura si presenta, soprattutto sin dai primi anni della trasformazione (1910-11), con contorni duri e ruvidi, che caratterizzarono la Brücke del periodo di Dresda.

Periodo Die Brücke di Berlino

Più tardi, con il trasferimento del gruppo a Berlino, i mezzi espressivi cambiarono. In questa metropoli culturale si evidenziava uno spirito più agitato da quello della tranquilla e residenziale Dresda.

La serenità e la spensieratezza, nonché l’enfasi ottimistica dell’esistenza del primo periodo lasciano il posto ad un linguaggio più netto e deciso nella forma e ad una sempre più presente consistenza assertiva. Si evidenziano concitate deformazioni e nervose distorsioni, soprattutto nella rappresentazione della figura umana. Lo stato d’animo riportato sulle tele, che negli anni precedenti era fortemente variabile, adesso diventa una costante malinconica ed angosciante.

Nella fase berlinese l’espressionismo letterario, che già si era sviluppato e diventato ormai dominante nella capitale tedesca, influì in modo decisivo sui nuovi orientamenti della Brücke, la quale era altresì minata dalle nuove correnti internazionali quali cubismo, futurismo e orfismo (una forma di cubismo nata in Francia). Le varie influenze furono accolte in modo assai differenziato dai componenti del gruppo.

Nella complessità, nonostante le svariate ascendenze, la nuova costante che si presenta nelle opere della seconda fase è la chiarezza e la solidità della struttura compositiva, la quale prende il posto degli elementi grossolani e dell’intensa spontaneità formale del periodo di Dresda. Anche la luminosità e la vivacità cromatica degli anni precedenti si assopisce allineandosi ai nuovi ed angosciosi contenuti.

La nuova caratteristica dello stile della Brücke berlinese è una tavolozza più scura ma pur sempre riccamente varia nella coloristica.




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