Fine dell’Espressionismo

Wassily Kandinski: Arciere, anno intorno al 1910
Wassily Kandinski: Arciere, anno intorno al 1910, xilografia a colori (dall’almanacco del “Der Blaue Reiter”), 16 x 4 x 15,2 cm., Museum am Ostwall, Dortmund.

L’Espressionismo perse la sua forza con lo scoppio della Grande Guerra, quando si spezzò improvvisamente quella fase che gli studiosi definiscono “classica”. Kandinsky e Jawlensky, che erano di origine russa, furono costretti a lasciare la Germania, mentre Marc e Macke morirono in guerra.

Heckel, Schmidt-Rottluff e Pechstein (tutti e tre appartenenti alla Brücke), furono richiamati alle armi. Kirchner, colpito da una grave malattia, si trasferì in Svizzera e non fece più ritorno in Germania.

Alla fine del conflitto l’Espressionismo era già considerato patrimonio artistico universale.

Gli esponenti radicali del movimento, che avevano decisamente rivoluzionato gli schemi classici della pittura, ebbero pubblico riconoscimento e, di conseguenza, le loro opere entrarono nei più importanti musei. Quelli invece considerati “classici” dovettero, dopo la guerra, orientarsi verso nuove mete in un mondo profondamente mutato. Occorreva quindi ridefinire il linguaggio espressivo, sia nella forma che nel contenuto: già i dipinti di Schmidt-Rottluff ed Heckel realizzati nel periodo del conflitto evidenziano forti cambiamenti di rotta.

Schmidt: Cristo
Schmidt: Cristo

Affiorarono così temi religiosi (“Cartella su Cristo” di Schmidt-Rottluff, 918) e commosse esortazioni a un più alto senso di umanità, come quelle contenute nelle opere di Heckel.

Gli artisti della nuova generazione perseguivano personalmente una linea critica verso i comportamenti della società che doveva affrontare i mali della guerra e la strutturazione di un nuovo spirito morale. Essi si avvalsero quindi delle conquiste stilistiche della Brücke, soprattutto quelle della fase berlinese, da cui nacquero opere cariche di agguerriti ed apocalittici messaggi.

Quel linguaggio espressivo, già incisivo per sua natura, veniva allora esacerbato allo scopo di amplificarne ulteriormente il messaggio emozionale, ciò che effettivamente interessava di mediare con i fruitori delle opere: la funzione del linguaggio stilistico diventava così un mezzo subordinato, ovvero strumentale. Ne conseguì che l’Espressionismo, già privo di contenuti politici, subì una forte trasformazione orientandosi verso una forma di realismo espressivo con nuovi mezzi compositivi, e soprattutto con inediti principi relativi a forme e contenuti.

Otto Dix: Ragazza e morte, anno 1919
Otto Dix: Ragazza e morte, anno 1919, olio su cartone, 68 x 48 cm., Collezione privata, Milano.

Tra i principali esponenti di queste nuove dinamiche figurano Otto Dix (Gera, 2 dicembre 1891 – Singen, 25 luglio 1969) e George Grosz (nome d’arte di Georg Ehrenfried Groß; Berlino, 26 luglio 1893 – Berlino, 6 luglio 1959).

Questa arte, che entrò prepotentemente in gioco come un’arma morale occupandosi quasi esclusivamente di problemi al di là delle motivazioni artistiche, non poteva durare a lungo. Anche il Post-Espressionismo politico, dunque, dovette inevitabilmente sfociare in altre forme di linguaggi: dadaismo e arte della nuova oggettività.




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