Arte moderna e contemporanea

 Riflessioni sull’arte del Novecento

Wassily Kandinsky: Tre cavalieri in rosso blu e nero
Wassily Kandinsky: Tre cavalieri in rosso blu e nero

Per comprendere come l’arte moderna e contemporanea abbiano sviluppato tematiche di aperta frattura con il pregresso, giova fare un breve excursus nell’arte antica, partendo un po’ arbitrariamente dal periodo gotico: un punto di avvio scelto perché escogita stilemi nuovi, tra i più originali ed eleganti del mondo occidentale.

A grandi linee si succedono la fondamentale scoperta della terza dimensione, cioè la prospettiva (Giotto, Cavallini), la riscoperta del mondo classico all’epoca del Rinascimento (fiorentino in primis), il ‘600 con il chiarore che va a colpire anatomie avvolte dalle tenebre, mentre in architettura si appesantiscono gli ordini puri, quindi l’approdo alla quiete gentile del ‘700 che conduce, dritto dritto, ai levigati motivi del Neoclassicismo.

Tempi lunghi, di secoli, botteghe e maestri che fanno fatica ad introdurre novità, sottomessi come sono alla committenza nobile ed ecclesiastica.

Ernst Ludwig Kkirchner: Villaggio con strade blu
Ernst Ludwig Kkirchner: Villaggio con strade blu

L’arte moderna, invece, prende subito a camminare spedita, a correre quindi sempre più velocemente e così nel volgere di poco più di un secolo e mezzo, vengono bruciate conoscenze e linguaggi che forse avrebbero meritato un’elaborazione più lenta e meditata.

Tutto è cominciato con le esperienze del “en plein air” della Scuola di Parigi e con la Macchia toscana che, a torto o a ragione, è relegata a movimento regionale e lì è ancora.

Gli impressionisti parigini, grandi maestri del colore, di fede figurativa, hanno lasciato il posto al fauve, al cubismo, al futurismo, all’astrattismo, al dada e al surrealismo. Movimenti concatenati, consequenziali con momenti cruciali che hanno proiettato lontano il percorso artistico.

Intanto l’Astrattismo kandinskyano, “germizzato” dai movimenti precedenti, è riuscito a spezzare il dogma atavico della supremazia del disegno sul colore, dal momento che le situazioni potevano essere documentate bene dalla macchina fotografica. Il cromatismo da solo, quindi, si svincola da antichi retaggi e conquista la piena dignità e poco importa che non sia immediatamente comprensibile, anzi lo sforzo interpretativo coinvolge e consacra.

Marcel Duchamp: Fountain
Marcel Duchamp: Fountain

Di seguito la sfida provocatoria e dissacrante del Dadaismo, la voglia matta e anarchica di sovvertire il senso delle cose (il banale che diventa importante, il semplice che diventa complesso, il religioso che diventa blasfemo e così via). I lavori di Duchamp non hanno neppure bisogno di perizia tecnica perché quel che conta è l’idea, non l’esecuzione. Così sono proposte opere belle e pronte (Ready made) come l’orinatoio maschile seriale rovesciato, chiamato “Fontana”, e gli oggetti trovati (lo scolabottiglie, la ruota di bicicletta).

Allo sviluppo dell’arte successiva, mi sembra ingrato non riconoscere l’opera di Picasso che, nella sua lunga vita, ha sperimentato in prima persona un po’ tutte le esperienze in modo alquanto originale, pur rimanendo fedele ad un suo particolare stile ancora leggibile in senso figurativo.

La famiglia Soler, 1903
La famiglia Soler, 1903, olio su tela 150 x 200, Musèe d’Art Moderne ed d’Art Contemporain, Liegi

A questo punto l’esperienza artistica sembra aver percorso quasi tutte le strade possibili. Parte ora la caccia a riempire i pochi spazi ancora percorribili, pena la ripetizione del “vecchiume”. E qui scoppia il dramma di molti addetti che, pur avendo avuto il dono della facilità del segno, se vogliono conquistare un posto al sole devono adeguarsi al nuovo. Di certo un aiuto all’arte più recente, detta contemporanea, lo ha fornito la rampante tecnologia con i nuovi prodotti dell’industria chimica, elettronica e metallurgica, messi talvolta al servizio degli accadimenti che si consumano in tempo reale, portati dal vento della globalizzazione.

Oggi, visitando le biennali o le gallerie, di fronte ad un lavoro esposto, anche se sei grande e vaccinato, ti chiedi se quello che i tuoi occhi vedono e la tua sensibilità analizza è un’opera d’arte o il nulla. Il dubbio ti viene pensando anche ad un settore culturale incerto e inflazionato, dove un po’ tutti possono aspirare a diventare artisti, non essendo strettamente necessario avere talento, anzi talvolta è addirittura più determinante cavalcare la giusta ribalta al momento opportuno.

Pare evidente che l’arte di oggi, seguita ed esaltata dagli addetti ai lavori e dai collezionisti, non riesca a far breccia tra la gente comune, sconcertata da tante “stranezze” (che devono comunque scandalizzare e stupire per suscitare interesse) che non riesce a fare proprie.

Piero Manzoni: Merda d'artista
Piero Manzoni: Merda d’artista

Non per questo mancano autentici maestri che- come abbiamo visto- muovendosi in ambiti sempre più ristretti, riescono a dare caratura alla loro creatività: il difficile è riconoscere il legittimo valore dell’autore e le motivazioni che sottintendono le sue opere.
Solo il tempo – giusto giudice – dirà se gli impacchettamenti di edifici, le istallazioni, le performance, la “merda di artista” in scatola di latta, la rana crocifissa, per fare qualche esempio, avranno raggiunto l’Olimpo dell’arte o rimarranno soltanto provocazioni.

18 novembre 2009 Cosmo Milano




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