Pittori contemporanei

Novecento: Pittori contemporanei del primo cinquantennio

Pagine correlate: Arte Contemporanea – L’Impegno sociale dell’arte ed il Divisionismo – L’Espressionismo.

È questo il periodo in cui il mondo dell’arte, soprattutto quello della pittura, è profondamente impegnato in una durissima polemica con un pubblico che non riesce a comprendere i grandi stravolgimenti dei nuovi linguaggi, perché costretto a risolvere quotidianamente sostanziali problemi, derivati da lotte sociali e da una devastante guerra.

Con il rinnovamento del linguaggio, la pittura, più di tutti gli altri campi artistici, subisce profondi cambiamenti che si riscontrano sia nella forma che nel cromatismo, allontanandosi dalle apparenze fenomeniche.

Umberto Boccioni: Dinamismo di un corpo
Umberto Boccioni: Dinamismo di un corpo

Gli artisti sono spinti dalla necessità di staccarsi dai canoni della cultura neoclassica per inseguire un programma multifunzionale, atto ad integrare le nascenti maniere fantastiche ed artistiche e le complicate e cervellotiche strutture. Il Futurismo offre a questi pittori l’opportunità di confrontarsi nel mondo dell’arte, impiegando un linguaggio sovversivo e provocando polemiche che molto spesso portano al paradosso.

Ma questa esperienza è una via di accesso ad una condizione di profonda sincerità e ad un chiaro impegno sociale, alla meditazione ed al ragionamento.

Umberto Boccioni è uno di quegli artisti che avrebbe potuto offrirci, a prescindere dai suoi astrattismi, grandi cose, con la portata delle sue potenzialità, se non fosse morto prematuramente.

De Chirico: Canto d'amore
De Chirico: Canto d’amore

Rimangono tuttavia pittori che dopo la dura esperienza futurista passano alla visione surrealista o metafisica, appoggiati dalla rivista d’arte “Valori Plastici”. Siamo nel periodo 1919-1922 quando la pittura metafisica propone come soggetti gli oggetti più impensabili, tra i quali il “manichino meccanico”, lanciando forti richiami simbolici carichi di ironia con una ricercata trasfigurazione della realtà nella suggestiva fantasia. Trattasi più che di una vera e propria ricerca, di un’astrazione intellettuale con forti richiami romantici come già avvenuto con il futurismo, sebbene più accettata e compresa dal pubblico: un linguaggio acquisito attraverso lo studio di questa nuova arte che per diversi artisti diventa definitivo.

Cenni biografici e vita artistica di alcuni pittori

  • Il primo artista a conquistare questo definitivo linguaggio è Carlo Carrà (Quarniento 1881-Milano 1966) che nelle sue profonde e controllate composizioni sembra voler integrare Cézanne con Giotto e Masaccio, rievocando in maniera del tutto personale, ma con grandiosa italianità, un’umanità remota: nelle sue composizioni paesaggistiche, con la semplificazione della natura ridotta all’essenziale, egli sviluppa tematiche che richiamano la primordialità.

  • Ardengo Soffici (Rignano sull’Arno, 1879 – Forte dei Marmi 1964) poeta e pittore approdato al futurismo dopo un’esperienza francese, si trova costretto ad abbandonare i suoi legami con la pittura di un grande arco di storia che va dal Primo Rinascimento ai Macchiaioli. Nelle sue opere paesaggistiche egli raffigura un naturalismo di stampo popolano che si riscontra anche negli interni (“Toeletta del bambino” nella Galleria d’Arte Moderna, Roma). Al suo sentito senso plastico e spaziale in chiave moderna succede un linguaggio appassito e privo di coloristica vitalità.

  • Gino Severini (Cortona, 1883 – Parigi 1966) approdato prima al Neoimpressionismo insieme ad altri artisti italiani (Mario Tozzi, Massimo Campigli, Filippo De Pisis, Renato Paresce) nella capitale francese, si dirige con determinazione verso un classico equilibrio, integrato con un suo personalizzato linguaggio. Prima di raggiungere definitivamente la piena originalità nel suo stile, viene attratto dai moderni ritmi ornamentali di cui lascia traccia negli affreschi di Notre Dame du Valentin a Losanna ed in alcune nature morte, dove prevalgono nitide, chiare e fredde gamme cromatiche (nelle opere della collezione Agnelli e nelle sue piccole composizioni musive). Egli ha saputo legare l’arte alla scienza,e la fantasia al rigore compositivo.

  • Amedeo Modigliani (Paul Marino Modigliani, Livorno 1884 – Parigi 1920), conosciuto anche come Dedo, diventa famoso per i suoi originali volti femminili caratterizzati da colli smisuratamente affusolati.

    La Bella droghiera, cm. 100 x 65, Proprietà privata, Parigi.
    La Bella droghiera, cm. 100 x 65, Proprietà privata, Parigi.

    Egli mantiene i suoi contatti con la pittura parigina del periodo, ma rimane fermamente ancorato alla stilizzazione dell’arte negra, molto apprezzata dai colleghi cubisti. Anche nel suo cromatismo, ispirato a quel tipo d’arte, predominano toni cupi e foschi che richiamano le opere di Gauguin del periodo Tahitiano. Questo artista, che per alcuni decenni viene considerato (a torto) dagli studiosi della Storia dell’arte lontano dalla nostra pittura tradizionale, mantiene vivi nonostante il suo caratteristico linguaggio rarefatto, gli importanti riferimenti con questa, soprattutto nel disegno dal tratto elegante e sottile, privo di ombre e di chiaroscuro, e conferisce alle figure una leggerezza “smaterializzata”, del tutto libera dal peso corporeo, che richiama il linearismo di Simone Martini (Ritratto di Zboroswscki e Maternità, ambedue a Parigi nella Collezione Zborowscki).

  • Giorgio De Chirico (Volos, 1888 – Roma, 1978), nato in Grecia e formatosi in Germania ed in Francia, ha una propria energica personalità. Riesce a conferire alle sue opere, con la sua alta tecnica, diversi aspetti che vanno da una controllata asciuttezza arcaica ad un superficiale ma opulento naturalismo come nel barocco. La pittura di questo artista, nella sua prima visione, è altamente creativa, con forti tendenze surrealistiche e metafisiche e non priva di richiami simbolisti. Il suo linguaggio fantastico, influenzato da Picasso e dal classicismo, si fa ancora più fantasioso nelle sue caratteristiche rappresentazioni dei miti ellenici, dove il cromatismo, fatto di toni chiari con tendenze al grigio, diviene materia pregiata per astratti effetti di luminosità. De Chirico è anche un ottimo scenografo che riesce ad integrare il prodotto della fantasia con il mondo del reale, dove antiche rovine si affiancano a fabbriche moderne.

  • Giorgio Morandi (Bologna, giugno 1890 – Bologna, giugno 1964), pittore ed incisore, è certamente un protagonista della pittura italiana del Novecento. Le sue tematiche preferite ruotano intorno alla povertà, descritta con ostinata sintesi. Dipinge prevalentemente bottiglie, e quando realizza temi paesaggistici ci presenta una costruttività fatta di ampi spazi riassuntivi. Il cromatismo è leggero, morbido e povero come i suoi soggetti, e l’armonia delle gamme cromatiche, oltre alla delicatezza, conferisce alle sue opere un’atmosfera da sogno.

  • Gino Bonichi (Macerata 1904 – Arco di Trento 1933), meglio conosciuto come Scipione, si forma attraverso ricerche sulla pittura antica alla quale aggiunge la sua burrascosa fantasia. Il suo cromatismo è fosco ma deciso e fluido e, talvolta tocca il paradossale raggiungendo l’irrazionalità con forti accenti espressionistici, amari e turbolenti (Piazza Navona e Ritratto del Cardinale Vannutelli). Scipione è anche abile nel disegno dove riporta, di riflesso e con la stessa intensità, i suoi inquieti stati d’animo.

  • Un altro artista, Felice Carena (1879?/80-1966), con un’indole del tutto opposta a Scipione, subisce vari influssi dalla pittura europea, ma approda ad uno stile piuttosto classicheggiante. I suoi colori, generalmente chiari, sono morbidi sensuali e la struttura compositiva, sempre razionale e vigilata, conferisce alle sue opere forti evidenze plastiche come testimoniano gli “Apostoli” (Galleria d’Arte Moderna a Firenze) e la “Scuola” (Galleria d’Arte Moderna a Pittsburg).

  • Felice Casorati (Novara, 1883 – Torino, 1963), discendente da una famiglia di matematici, si sofferma, dopo sofferte meditazioni, in una pittura nella quale la luminosità conferisce ai soggetti un senso irreale di atmosfera, il cromatismo risulta essere solido, liscio e disadorno e le forme tendenti al geometrico (Ritratto della sorella nel Museo Civico a Torino). Più tardi passerà ad una tecnica più morbida. Egli è anche un ottimo creatore di scene e costumi, molto richiesto dalla Scala di Milano, dal Teatro dell’Opera di Roma e dal Maggio Fiorentino.

  • Si potrebbero riempire numerosissime pagine anche semplicemente rammentando nomi e date di nascita della grande schiera di pittori italiani di questo periodo. Si ricordano soltanto alcuni pittori: Ferruccio Ferrazzi (Roma 1891 – Roma 1978), figlio di uno scultore, si volge ad una pittura classicheggiante con chiare tendenze al decorativo; Arturo Tosi (Busto Arsizio 1871 – Milano 1956) è un paesaggista che integra con gusto la tradizione della pittura lombarda con le maniere post-impressioniste; Filippo de Pisis (Ferrara, 11 maggio 1896 – Milano, 2 aprile 1956), anche scrittore oltre che pittore, dopo aver aderito ai movimenti del Cubismo e del Surrealismo, approda ad una pittura spezzettata e rarefatta, costituita di una poetica frammentarietà; il fiorentino Ottone Rosai (Firenze, 1895 – Ivrea 1957) percorre la sua tendenza surrealistica con un greve e fosco cromatismo; il viareggino Lorenzo Viani (Viareggio 1882 – Lido di Ostia 1936), in stretto contatto con i Fauves di Parigi, ha una pittura nella quale è presente un triste umorismo; Mario Sironi (Sassari 1885 – Milano 1961) percorre un surrealismo alquanto rozzo, ma fresco e spontaneo.

Altre considerazioni

Le devastanti vicende della seconda guerra mondiale contribuiscono negativamente ad orientare i giovani pittori verso una strada sicura. Questi non riescono a seguire una sensualistica cifra, sempre e comunque insufficientemente impegnativa, sia nella trasfigurazione della realtà che nell’arte astratta. Con la prima si cerca di raggiungere una lirica, che poi risulta fatta di inconsistenti e lacunose note pittoriche, talvolta prive di significato e paragonabili in alcuni aspetti alla letteratura ermetica, con la seconda si cerca di seguire il linguaggio astratto, ormai imperante in Europa, che porta ad una inaspettata rottura tra  l’individuale e l’universale.

Nel secolo precedente abbiamo assistito al passaggio dal freddo e schematico idealismo neoclassico alle varie forme di generica religiosità per quanto riguarda il mondo naturale. I turbamenti spirituali che tempestano il primo cinquantennio del Novecento, insieme alle lotte sociali ed alle due grandi guerre, contribuiscono a condurre una vita intensamente vissuta nella sofferenza e nell’insicurezza, riflettendosi nel mondo dell’arte, ridotto ormai alla rappresentazione di scarni ma vigorosi e strazianti messaggi dell’anima, volti a rafforzare e, talvolta superare la triste realtà.




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