Pisanello: L’Annunciazione della basilica di S. Fermo

Pisanello

Pisanello: L'Annunciazione della basilica di S. Fermo
L’Annunciazione, cm. 850 x 550, Basilica di San Fermo Maggiore, Verona.  (due particolari)

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Sull’opera: “L’Annunciazione” è un dipinto autografo di Antonio Pisano detto il Pisanello, realizzato con tecnica a fresco su muro intorno al periodo 1424-26, misura 850 x 550 ed è custodito nella Basilica di San Fermo Maggiore a Verona. 

 Il complesso pittorico reca la scritta “PISANVS PINSIT”.

In alto, al centro, domina la figura dell’Eterno, mentre nelle edicole laterali sono raffigurati gli arcangeli Raffaele e Michele. Ubicato subito all’entrata nella chiesa superiore, sulla parete di sinistra, rappresenta il completamento pittorico del monumento funebre scolpito negli anni 1424-26 dal Rosso (Nanni di Bartolo di Firenze) per Niccolò Brenzoni, un ricco cittadino veronese morto nel 1422.

Le numerose aree consumate dal tempo e dagli agenti atmosferici vennero restaurate nel 1963 a cura dell’Istituto centrale del Restauro di Roma: la zona in basso, sulla destra, venne probabilmente distrutta intorno alla fine Settecento o nel primo decennio dell’Ottocento (fonte: Brenzoni, 1952). Poco più tardi, nel 1831, fu distrutto anche l’affresco dello stemma della famiglia Brenzoni, come riportato da Diego Zannandreis (1768-1836) ne “Le vite dei pittori, scultori e architetti veronesi”.

La documentazione globale dell’impianto pittorico sussiste in una incisione di Pietro Nanin, realizzata e pubblicata nel 1864. Tra gli studiosi si suppone che la parte pittorica dell’intero complesso sia stata realizzata in contemporanea con l’opera scultorea del Rosso, per l’appunto nel triennio 1424-26.

Ecco un passo della dettagliata descrizione dell’opera di cui il Vasari inserì con grande lode ne “Le Vite” (1568): “…. la Vergine Annunziata dall’Angelo: le quali due figure, che sono tocche d’oro, secondo l’uso di que’ tempi sono bellissime, sì come sor: ancora certi casamenti ben curati, & alcuni piccoli animali, et uccelli, sparsi per l’opera tanto proprii, e vivi, quanto è possibili immaginarsi”.




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