Eredità di Sandro Botticelli

Articoli correlati all’artista: Biografia e stile di Botticelli Le opere – L’elenco delle opere – Il periodo artistico – La critica – L’artista dalle Vite di Giorgio Vasari (pdf) – Bibliografia.

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Autoritratto di Filippino Lippi
Autoritratto di Filippino Lippi

Dalla bottega di Sandro Botticelli, ove sono passati molti allievi, esce un solo maestro degno di questo nome: Filippino Lippi, che continuerà sviluppando in modo del tutto personale – e non può essere diversamente – il linguaggio pittorico del Botticelli; infatti, a prescindere da questo episodio, abbastanza singolo, l’arte di Sandro è troppo personalizzata per poter essere continuata integramente da altri artisti, anche se a lui molto vicini.

Le composizioni a soggetto mitologico, abbastanza importanti per gli studiosi di storia dell’arte, nel corso di tutto il periodo rinascimentale avranno invece uno stile più vicino alla pittura di Michelangelo e Raffaello.

Botticelli: cappella Sistina
Botticelli: cappella Sistina – Punizione dei Ribelli

Trascurando le lodi di Giorgio Vasari –tuttavia poche, a causa del sospetto di contatti di Botticelli con il partito di Savonarola – che lo stesso storico d’arte, allora alle dipendenze de’ Medici, non poteva perdonare, non si conoscono giudizi di studiosi di rilievo sull’artista in esame; infatti fino al tardo Settecento, il pittore è noto soltanto per i riquadri realizzati nella Cappella Sistina.

Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, in concomitanza del periodo romantico e decadente l’artista diventerà un mito.

I Preraffaelliti studieranno il Botticelli per giocare sulla sua caratteristica linearità, con figure dal volto trasognato ed estatico che esprimono quella femminilità, cupa e passionale, mai riscontrata nello spirito umanistico. Questa analisi, alquanto fuorviante, incide molto – e per un lunghissimo periodo – sulla comprensione di tutta l’opera botticelliana.

Letture iconografiche ed analisi sullo stile dell’artista, che si integrano nei lavori della sua maturità, possono darci un quadro più completo e fedele di Botticelli. Le analisi tecniche che sono state realizzate in occasione dei restauri delle sue opere evidenziano anche una notevole perizia tecnica.




Danae di Klimt

Klimt

Klimt: Danae
Klimt: Danae, olio su tela, 77 x 83 cm. collezione privata, Graz.

Danaë è un’opera di Gustav Klimt realizzata con tecnica ad olio su tela nel 1907-08, misura 77 x 83 cm. ed è conservata in una collezione privata a Graz (altre fonti indicano Vienna).

Il soggetto rappresentato da Klimt nella presente composizione è tratto dalla mitologia degli antichi greci, dove un brano racconta che Zeus, trasformatosi in una pioggia dorata, fecondò Danae mentre ella dormiva.

Nel dipinto manca – cosa non consueta a Klimt – la struttura verticale a favore di un impianto compositivo a risoluzione ellittica: Danae, infatti, viene raffigurata in primo piano tutta raccolta e rannicchiata entro una forma ovale, che ricorda la posizione del feto nel ventre materno e quindi la fertilità universale.

Il viso di Danae comunica un sentimento di serenità e allo stesso tempo di estasi, con il corpo nella posizione fetale che esprime le stesse sensazioni del volto.

Nel dipinto pare che Danae dimentichi se stessa e che viva in una magica dimensione onirica che la porta ad identificarsi con la propria sessualità.

La figura della donna, in totale abbandono ai propri istinti, è circondata e riccamente ricoperta dai lunghissimi capelli, da un velo con ricami orientaleggianti e, sulla sinistra, dal simbolo dell’amplesso con Zeus: una pioggia d’oro. L’intero scroscio di pioggia pare guidato nella penetrazione della donna all’altezza del suo sesso. A ridosso di esso, sulla sinistra, spicca infatti il rettangolo eretto a bordi bianchi simboleggiante la maschilità.




Pallade Atena di Gustav Klimt

Gustave Klimt

Klimt: Pallade Atena, anno 1898, olio su tela, 75 × 75 cm. Wien Museum (Vienna).
Klimt: Pallade Atena, anno 1898, olio su tela, 75 × 75 cm. Wien Museum (Vienna).

Pallade Atena è un’opera autografa di Gustav Klimt realizzata con tecnica ad olio su tela nel 1898, misura 75 × 75 cm. ed è custodita nel Wien Museum di Vienna.

Il dipinto in esame apparve nel periodo della seconda Secessione viennese [Patrick Bade, Gustav Klimt, Parkstone International, 2011, pagina 76], dove fu oggetto di forti polemiche ed accesi dibattiti, sia da parte del pubblico che dalla critica. Tuttavia venne elogiato da Ludwig Hevesi [Otto Breicha, Gustav Klimt, Mazzotta, 1981, pagine 50 e 52]:

” … quanto è bella!… la striscia color oro, tagliando il pallore della carnagione è una soluzione artistica notevole… Klimt… ha creato la sua Pallas chiaramente pensando alla donna tipica della Secessione. O almeno immaginando una dea o demonessa secessionista … “

Pallade Atena viene rappresentata frontalmente e decentrata verso sinistra. Indossa un’armatura fatta a scaglie ed un elmo con paranaso. Sulla parte alta dell’armatura, all’altezza del petto, appare il volto della gorgone Medusa.

La mano sinistra di Pallade Atena tiene una lancia mentre la destra reca una piccola Nike.

Le gamme cromatiche della composizione, non proprio abbondanti, si giocano soprattutto con toni abbastanza scuri, tra cui risalta l’oro dell’elmo e dell’armatura, quest’ultima sfumata di violetti e di azzurri. All’incarnato del volto della dea, che appare vagamente androgino, si contrappongono armoniosamente i toni rossastri e dorati dell’elmo, staccando la figura dal fondo scuro.

Le decorazioni che appaiono sullo sfondo furono tratte da antichi vasi greci realizzati a figure nere, mentre la Medusa deriva da una metopa.

Il dipinto esprime cupezza e si concentra sul viso della dea, reso inquietante dallo sguardo che pare fissare nel vuoto.

La cornice del quadro fu realizzata da George, il fratello di Klimt, su progetto dello stesso artista [Patrick Bade, Gustav Klimt, Parkstone International, 2011, pagina 76].




Il bacio di Klimt

Gustave Klimt

klimt - il bacio
Il bacio. Anno 1907-1908, olio su tela, 180 × 180 cm., Österreichische

Il bacio è un’opera di Gustave Klimt realizzata con tecnica ad olio su tela, misura 180 x 180 cm. ed è custodita nell’Österreichische Galerie Belvedere di Vienna.

Secondo gli studiosi di Storia dell’arte Il bacio è il dipinto più celebre dell’artista e quello che meglio sintetizza la sua pittura.

Come altri dipinti dello stesso periodo, quello in esame, è stato realizzato su una tela a formato quadrato. In esso appaiono le due, maschile e femminile, inginocchiate nell’atto di un appassionato abbraccio.

La composizione, eseguita intorno al 1907-08, si presenta con un intenso impiego di oro, il cui pigmento, inserito a foglie sulla tela, si materializza elegantemente nelle decorazioni. Tale tecnica si collega a quella del mosaico bizantino, che l’artista poté ammirare nel soggiorno del 1903 a  Ravenna[ Flaminia Giorgi Rossi, Klimt, Gustav, in Enciclopedia dei ragazzi, Treccani, 2006].

Per quanto riguarda lo stile, il dipinto può essere tranquillamente attribuito al «periodo aureo» dell’opera klimtiana, così definito per l’abbondante impiego dell’oro i cui riverberi sullo sfondo azzerano la dimensione di profondità.

Un prato fiorito, che funge da un indefinibile piano, circonda i due personaggi, mentre l’oro di fondo elimina la dilatazione spaziale, dando un aspetto generale di bidimensionalità.

Delle due figure, le parti realizzate in modo  tradizionale sono i volti, le mani e gli arti della donna (braccio sinistro e le due gambe). Per il resto, sia la donna che l’uomo sono completamente coperti da vesti ridondanti di decorazioni.

Il panneggio della figura maschile è realizzato con forme geometriche rettangolari in verticale, mentre quello dell’altra figura ha decorazioni curvilinee concentriche. La differente linearità decorativa (rettangoli eretti in verticale e cerchi)  dei due panneggi è espressione simbolica della differenza di sesso.

Dell’uomo appare la testa, il collo e soltanto un parziale parziale scorcio del profilo del volto, mentre la donna mostra l’intero viso, dall’incarnato esangue, piegato fino a raggiungere un’innaturale giacitura orizzontale. Gli occhi chiusi in un’espressione di intensa estasi, insieme al pieno abbandono della donna nell’amplesso, conferiscono al dipinto un aspetto di grande sensualità.


La pittura di Klimt (secondo periodo)

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La propensione alla reciproca fusione dei fini artistici, integrata con quella relativa ai processi industriali, che già si evidenziava in Inghilterra intorno alla fine dell’Ottocento con il lavoro artistico-artigianale di William Morris, si diffonde a macchia d’olio in tutto il continente europeo, facendo così nascere l’Art Nouveau (sintesi dell’Arte Nouveau).

Il nuovo modo di sentire l’arte fa scatenare conflitti ed accesi dibattiti, dei quali A. Loos ed O. Wagner sono i rappresentanti più spietati.

È questo, comunque, un periodo abbastanza favorevole per gli artisti di ogni genere, a cui sono permesse le conclusioni più audaci e rivoluzionarie nel campo delle forme: Klimt non coglie queste occasioni e, data la sua ideologia ottimistica ed estatica, si colloca semplicemente come “rivoluzionario conservatore”.

L’artista vede la cultura, l’arte e la società come valori integrativi in perfetta armonia tra loro. Klimt da vero viennese adora lo stile di vita e le caratteristiche della sua città.

Klimt: Il bacio
Klimt: Il bacio, Österreichische Galerie Belvedere, Vienna.

Conoscendo bene la propria personalità egli non si manifesta aderendo a gruppi artistici troppo radicali ma si limita, tra l’altro, a rappresentare lo storico tramonto dell’impero austro-ungarico, meritandosi una particolare collocazione rispetto agli artisti a lui contemporanei.

Il suo linguaggio pittorico, tuttavia, rientra a pieno titolo nel Jugendstil (termine con cui sono indicate le espressioni artistiche dell’Art Nouveau in Germania) e prescinde dalle tendenze dei gruppi contemporanei rivelando la sua vera natura, quella cioè di pittore simbolista.

Klimt: il fregio di Beethoven
Klimt: il fregio di Beethoven, Palazzo della Secessione, Vienna.

Nelle grandi opere del “periodo d’oro”, eseguite nel primo decennio del nuovo secolo, tra cui ricordiamo Il bacio ( Österreichische Galerie Belvedere, Vienna), Il Fregio Beethoven (Palazzo della Secessione di Vienna), dedicato al gruppo scultoreo di Max Klinger, il Ritratto di Adele Bloch Bauer (Museo del Belvedere di Vienna), Erfüllung (acquerello, MAK, Vienna), si evidenzia questa chiara ambivalenza. I dipinti, trattati con il colore oro – lo stesso che si usava nel periodo gotico – tendono all’astrazione, mentre gli elementi figurativi in essi contenuti li associano ad una percezione più naturalistica.

Adele Bloch Bauer
Adele Bloch Bauer, Museo Belvedere, Vienna

Negli ultimi anni della sua carriera artistica Klimt incomincia a risentire gli influssi dei contemporanei “moderni”, soprattutto della pittura di Matisse e dei pittori espressionisti. Infatti nel Ritratto di Barbara Floge, nella Vergine (1913, Praga, Galleria Nazionale) e nel Parco di Schónbrunn la stesura cromatica si presenta come una gaia esplosione, soprattutto nella paesaggistica e negli elementi naturali rappresentati negli armoniosi giardini. Le figure carnose, inserite ad arte su sfondi, bene si armonizzano con integrazioni di elementi derivati dall’arte cinese.

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Klimt: Missionnaire

L’ultimo periodo di Klimt è ricco di lavori grafici su finissima carta di riso. È con il disegno che si conclude l’evoluzione del linguaggio pittorico dell’artista che si distacca definitivamente dai dipinti monumentali ricchi di forme decorative: il tratto della grafica diventa importante ed assume un’eccezionale vigore illusionistico.

(Ricerche effettuate nei “Secoli dell’arte”, Orsa Maggiore editrice, Editoriale Del Drago, Milano).


La pittura di Klimt

La rivoluzione conservatrice di Klimt

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II talento artistico di Klimt si rivela all’età di ventiquattro anni, quando viene chiamato per l’importante decorazione al Burgtheatre (teatro di corte).

L’opera, che secondo gli studiosi risulta ancora un po’ accademica ma di buon livello artistico, gli valse alti riconoscimenti ed un successo a livello europeo.

È questo il periodo in cui avvengono le grandi manifestazioni, ove pullulano le fiere e le esposizioni mondiali a favore dello sviluppo industriale, che aprono le porte a fama e mondanità a pittori, scultori ed architetti ad una condizione: purché la loro arte non costituisca problema.

Klimt però – artista colto, sensibile e raffinato – non si sottomette alle direttive delle grandi organizzazioni e non ha intenzione di diventare pittore di corte.

I suoi successivi lavori infatti, soprattutto quelli riguardanti i pannelli realizzati per la sala dell’Università di Vienna, scateneranno grandi proteste negli ambienti degli organizzatori e degli stessi mecenati.

Gustav Klimt: Manifesto realizzato per la rivista Ver Sacrum
Gustav Klimt: Manifesto realizzato per la rivista Ver Sacrum

Klimt si allontana repentinamente dalla cultura accademica nel corso del 1897, anno in cui fonda la Secessione viennese. Con il termine Secessione (preso da solo) si intendono quei movimenti artistici, creatisi tra Germania ed Austria intorno alla fine dell’Ottocento, che attraverso un nuovo e rivoluzionario stile intendevano rompere con il passato. Le Secessioni introducono in Germania e Austria lo stile dell’Art Nouveau (sintsei dell’Art Nouveau) che ormai dilaga in Italia e in tutto il continente europeo.

La prima Secessione partì dalla Germania nel 1892 (Monaco di Baviera seguì quella di Berlino del 1898).

Klimt: Danae
Klimt: Danae

Klimt è il primo presidente della Secessione viennese, alla quale aderisce un gruppo di artisti tra cui si ricordano Oibrich e Hoffman (allievi di Otto Wagner), Moser, Bóhm, Kónig, Stolba, Bahr, Kurzweil. Animati da forte spirito riformatore, questi artisti intendono intervenire in modo diretto con la loro arte sulle condizioni di vita della società. Le loro ricerche convergono in un linguaggio che impronti di sé tutto l’ambiente e che impegni ogni tipo di arte: “l’arte è destinata a operare per gli uomini, non gli uomini per l’arte”[Otto Wagner stesso].

Klimt: Il bacio
Klimt: Il bacio

La Vienna con cui questo gruppo di artisti si deve confrontare è in questo momento una fra le città europee più colte e raffinate. La presenza di personaggi di alto intelletto come Freud e Wittegenstein, di scrittori quali Musil, di musicisti quali Schönberg e Mahler, la rendono una fra le più affascinanti capitali d’Europa.

L’aura “biedermeier” (movimento artistico ornamentale che andava alla grande nella prima metà dell’Ottocento e che coinvolse anche Vienna) è ormai considerata l’apoteosi di un mondo destinato a dissolversi, consapevole dell’imminente fine, che sarà accelerata con lo scoppio della Grande Guerra e la conseguente scomparsa dell’Impero Austro-Ungarico.

Questa consapevolezza dell’imminente fine, tratto ormai comune a gran parte della cultura decadentista di fine Ottocento, pone anche il gruppo di Klimt nell’alveo del Simbolismo.  Infatti tale caratteristica si evidenzia anche nell’opera di Klimt che rimane l’artista più dinamico e rappresentativo della Secessione viennese.

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Vita artistica e la pittura di Renoir dopo il 1880

Articoli correlati a Renoir: Prima serie di opere di Renoir – Seconda serie di opere di Renoir –  Biografia di Renoir – La critica Otto-Novecento – La critica del Novecento – Il suo periodo artistico (Impressionismo) – Tra l’Impressionismo e il Post Impressionismo.

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Renoir riesce già a presentare dipinti del primo periodo della sua maturità come istantanee di vita quotidiana, luminose e ricche di gamme cromatiche, che possono tranquillamente essere riassunte in una sola parola: “impressioniste”.

Bagnante che si asciuga un piede
Bagnante che si asciuga un piede, 1883 65 x 55 Orangerie (Walter) Parigi

Intorno alla metà del decennio, tuttavia, l’artista si allontana dall’Impressionismo per dedicarsi alla ritrattistica – e alle figure in genere – adottando una tecnica un po’ meno libera e più convenzionale, soprattutto nelle configurazioni femminili, come ad esempio già si evidenzia dalla composizione della Bagnante che si asciuga un piede del 1883 (65 x 55 cm., Orangerie-Walter, Parigi).

“Ecco quello che voglio dipingere”, è una frase che l’artista ripete spesso a se stesso e agli altri; una percezione idilliaca, caratterizzata soprattutto dalla profonda sensualità delle donne che sceglie come modelle e dall’intensa ricchezza cromatica e completezza delle forme.

In questi soggetti Renoir è impegnato in una continua ricerca che non finirà mai di rincorrere (ritornando ancora alle maniere impressioniste), e che si rafforzerà a partire dal secondo decennio del Novecento nella rappresentazione di nudi su tele di “grande formato”, realizzate in toto “en plein air”.

Durante i soggiorno italiano del 1881, con l’entrare a diretto contatto della pittura dei nostri maestri del Rinascimento, soprattutto con quella di Raffaello, Renoir incomincia a pensare di trovarsi in una strada non troppo buona; negli anni che seguono, infatti, l’artista adotta una tecnica più accademica, nel tentativo di migliorare il realismo giovanile e quindi arrivare al vero e proprio classicismo.

Ingres: Edipo e la sfinge
Ingres: Edipo e la sfinge

L’attuale periodo viene così denominato da alcuni studiosi della storia dell’arte come “il suo periodo di Ingres“, proprio per la nuova importanza che esso dà alla linearità e ai contorni delle immagini e, soprattutto, alle figure.

È, per l’appunto, proprio durante il viaggio nella nostra penisola che, secondo alcuni studiosi contemporanei – altri invece sostengono tesi diverse – Renoir soggiorna a Capistrano, un piccolo paese della Calabria, come ospite di un religioso, che per ricompensarlo del vitto e alloggio coglie l’occasione di restaurare Il Battesimo di Gesù sul fiume Giordano, un affresco della chiesa matrice[Jean Renoir, Renoir mio padre, traduzione di Roberto Ortolani, prefazione di Agosti, Ed. Garzani, Milano, 1963].

Renoir: Junes al Piano
Renoir Jeunes Filles au piano, olio su tela, probabilmente 1892, 80 x 65 cm. Museo d’Orsay Parigi.

Entrato nel nuovo decennio, 1890-1900,  tuttavia, il pittore ha dei ripensamenti riguardo il suo linguaggio pittorico e quindi cambia di nuovo, indirizzandosi verso l’uso di un cromatismo più delicato e tratteggiato, tanto da dissolvere i profili come nei lavori agli esordi della sua carriera artistica; quindi, già prima della metà dell’ultimo decennio del secolo, il pittore si concentra nella cura delle figure, soprattutto sui nudi monumentali.

In tale periodo subisce gli influssi della pittura di Alfred Dehodencq, che si evidenziano sulle opere di genere con scene domestiche, tra cui si ricorda Jeunes Filles au piano (1892).

Naturalmente con quest’opera Renoir non resiste alla tentazione di dipingere altre tele avendo come modella la bellissima figlia Julie di Berthe Morisot, di cui è ospite in tale periodo. In questa composizione l’artista riesce a creare una profonda intimità, soprattutto con le delicate  e morbide variazioni delle due eleganti figure in primo piano, che, nonostante uno sfondo abbastanza netto e dettagliato – ma fatto di veloci e decise pennellate – sembrano staccarsi dalla tela.

Gli ultimi nudi realizzati da Renoir sono i più tipici e meglio riusciti del suo periodo maturo, abbastanza noto per la propensione alla scelta di modelle ben in carne.

Renoir: Le Bagnanti 60 x 110 cm.
Renoir: Le Bagnanti 60 x 110 cm., 1919, Museo d’Orsay di Parigi.

Renoir, nel corso di tutta la sua carriera artistica, realizza oltre un migliaio di dipinti. Il suo caldo e sensuale linguaggio pittorico ha fatto sì che sue opere possano considerarsi, tra l’altro – di cui abbiamo già abbondantemente parlato in questa pagina e in quelle precedenti – tra le più celebri dell’Impressionismo e fra le più riprodotte nelle pagine della storia dell’arte.

L’artista muore il 3 dicembre del 1919 a causa di una gravissima infezione ai polmoni.

Le Bagnanti (60 x 110 cm., 1919, Museo d’Orsay di Parigi.) sono il suo ultimo lavoro, realizzato con i pennelli legati alle dita ormai incapaci di muoversi autonomamente perché rattrappite.

La composizione si presenta con due gruppi di donne nude: due in primo piano e tre nei piani successivi (si osservi lo sfondo sulla destra). Tutto il contesto è ripreso nel giardino di Renoir, situato a Cagnes-sur-Mer.


Vita artistica e la pittura di Renoir

Articoli correlati a Renoir: Prima serie di opere di Renoir – Seconda serie di opere di Renoir –  Biografia di Renoir – La critica Otto-Novecento – La critica del Novecento – Il suo periodo artistico (Impressionismo) – Tra l’Impressionismo e il Post Impressionismo.

Stile di Renoir

Le tele di Renoir sono famose per la vigorosa e vibrante luminosità e per il cromatismo solido e corposo.

L’artista con la sua maestria riesce a mettere a fuoco lo stato emotivo dei suoi personaggi in situazioni di profonda intimità.

Inizia la sua attività sin dalla giovane età dipingendo su stoffe e decorando ventagli e porcellane. Frequenta l’atelier del pittore Gleyre dove conosce Monet e Sisley.

Renoir: Le Bagnanti 60 x 110 cm.
Renoir: Le Bagnanti 60 x 110 cm., 1919, Museo d’Orsay di Parigi.

Intorno al 1865 la sua pittura già si può considerare pienamente impressionista. La figura femminile, soprattutto quella nuda, è uno dei soggetti primari della sua produzione artistica.

Nel suo caratteristico linguaggio pittorico – fatto di libere, veloci e decise pennellate – Renoir cura anche i particolari senza però sminuire il risalto dei soggetti principali, che delicatamente si fondono nei vari piani secondo una armoniosa e progressiva dilatazione spaziale. In essi si evidenzia fluidità e morbidezza, che fanno dell’opera una piena e viva soddisfazione dell’animo.

I suoi primi dipinti, sempre e comunque luminosi  e vibranti, evidenziano influssi coloristici di Delacroix e Corot.

Renoir nei primi anni della sua carriera artistica è molto interessato alla pittura realistica di Courbet e Manet: anche dopo i suoi primi esordi, infatti, Renoir mantiene ancora per un certo periodo l’abitudine di integrare la propria coloristica con il nero, che adopera nelle zone in ombra o, comunque, sure.

Un altro artista assai ammirato da Renoir è François Boucher con la sua cultura accademica di origine romana (soggiorno a Roma) e veneziana (contatti con Sebastiano Ricci).

Renoir: Diana cacciatrice, 1867
Renoir: Diana cacciatrice, 1867

Un’evidente testimonianza del forte influsso realistico sul giovane artista è la Diana, realizzata nel 1867, una figura mitologica attentamente elaborata in studio e artificiosamente inserita in una paesaggistica immaginaria. Trattasi tuttavia di un lavoro studentesco ove già si intravede la forza espressiva nel conferire sensualità alla figura femminile.

Renoir è il pittore che, dopo Monet, riesce  meglio a rappresentare la poetica dell’Impressionismo.

Intorno alla fine del decennio 1860-1870, lavorando all’aria aperta (en plein air)  insieme al suo amico Monet, Renoir si rende conto che anche le parti in ombra hanno ricche gamme cromatiche, assai lontane dal quel convenzionale marrone annerito. Scopre anche che tali gradazioni derivavano pure dal colore riflesso dagli oggetti dell’ambiente in dipendenza della forza della luce solare.

La Grenouillère e Il Bal au Moulin de la Galette

Renoir Grenouillère
Renoir. Grenouillère,1869 tela cm. 66 x 81, Stoccolma, National Museum.

Lavorando spesso insieme all’amico, molte tele dei due artisti possono essere confuse come paternità autografica (si veda, per l’appunto, la Grenouillère di Monet).

Fra i capolavori di questo periodo non possiamo non ricordare la “Grenouillère” e il “Bal au Moulin de la Galette”. Qui, come in altre sue opere, le immagini vengono create direttamente dalla variazione cromatica che rappresenta la luce attraverso una miriade di rifrazioni e riflessi. Si compongono così immagini inconsuete ma di grande fascino e valore artistico.

Renoir Bal au Moulin
Renoir: Il Bal au Moulin de la Galette, 1876 olio su tela cm 131 x 175, Museo d’Orsay Parigi.

Quando Renoir dipinge coglie i naturali eventi quotidiani con passione e grande maestria. Nel Bal au Moulin de la Galette, capolavoro della pittura impressionista, l’artista riesce a centrare il bersaglio puntando in un momento di vita parigina nella creazione di un ambiente felice e spensierato.

Qui Renoir rende assai vibrante, dinamico e vivace il movimento che anima le figure nelle conversazioni di gruppo e nella danza. L’assenza di una struttura lineare è pressoché totale, per cui sono le variazioni cromatiche che rendono il movimento attraverso giustapposizioni ed accostamenti di vario colore. Non esiste in questa tela un soggetto principale, mentre le coppie danzanti, insieme ai vari gruppi di persone in conversazione, contribuiscono a creare quella dilatazione spaziale, rafforzata soprattutto dalla variazione del colore.

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Rientro di Botticelli a Firenze e le Storie di Nastagio degli Onesti

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Segue dalla pagina precedente:”Botticelli e i lavori nella Cappella Sistina

Mentre si trovava a Roma ai lavori della Cappella Sistina (si veda la pagina precedente sul link in alto) il Botticelli fu informato dell’improvvisa morte del padre, per cui dovette ritornare d’urgenza a Firenze.

Appena rientrato decise di non partecipare alla continuazione dei lavori previsti nel nuovo contratto stipulato a Roma e, quindi, si impegnò con le locali pregiate committenze, che parevano ormai non mancargli più.

Il 5 ottobre 1482, infatti, all’artista fu chiesto di partecipare alla decorazione della Sala dei Gigli (Apoteosi di san Zanobi e ciclo di uomini illustri) di Palazzo Vecchio insieme a Piero del Pollaiolo, Domenico Ghirlandaio e Pietro Perugino. L’unico ad occuparsi della committenza fu però il Ghirlandaio.

Tuttavia i lavori alla Cappella Sistina influirono sensibilmente sulla pittura di Botticelli soprattutto su alcuni elementi figurativi, con una rinnovata visione verso i motivi classici, e su un più consapevole approccio con gli sfondi, impiegando elementi architettonici dell’antichità. A questo c’è da aggiungere gli influssi, se pur minimi, di altri artisti e la visione diretta di antichi sarcofaghi.

Nel 1483 la famiglia de’ Medici (forse proprio Lorenzo il Magnifico) commissionò all’artista le Storie di Nastagio degli Onesti (tratte dal Decameron), da dipingere su quattro pannelli per cassone. Si trattava di un regalo di nozze per Lucrezia Bini e Giannozzo Pucci che si sposarono in quell’anno.
Gli elementi tratti dalla novella del Decameron, soprattutto quelli soprannaturali, di cui le singole storie erano colme, consentirono all’artista di integrare la sua capacità di rappresentazione narrativa con un registro fantastico ancora inesplorato. Tutto ciò è testimoniato dagli elementi presenti nei pannelli in esame, nonostante risulti evidente che molte zone fossero state affidate agli aiuti di bottega. Tuttavia l’importantissimo ciclo, secondo gli studiosi di Storia dell’arte, risulta tra i più originali in tutta produzione artistica di Botticelli.

Le quattro storie raffigurate dal Botticelli:

Botticelli - Storie di Nastagio degli onesti - nastagio incontra la donna e il cavaliere nella pineta di Ravenna
Botticelli – Storie di Nastagio degli onesti – Nastagio incontra la donna e il cavaliere nella pineta di Ravenna, Prado, Madrid.

Primo episodio: Nastagio, dopo essere stato rifiutato dalla figlia di Paolo Traversari, si ritrova a vagare solo e pensieroso in una pineta di Ravenna.

Ad un tratto gli appare una donna che cerca di fuggire da un cavaliere e dai suoi cani: Questi ultimi alla fine riescono ad azzannarla nonostante i tentativi di Nastagio per evitare l’aggressione.

Secondo episodio: Nastagio (figura a sinistra) è sorpreso e inorridito dalla scena che gli si presenta davanti, con l’assalitore che estirpa il cuore della donna per poi darlo in pasto ai cani.

Botticelli: Storie di Nastagio degli Onesti - Uccisione della donna
Botticelli: Storie di Nastagio degli Onesti – Uccisione della donna, Prado, Madrid.

La donna miracolosamente si rialza e riprende la fuga richiamando cavaliere e cani ad un nuovo inseguimento (visibile al centro sul fondo). Nastagio riesce finalmente a chiedere al cavaliere spiegazioni sul suo comportamento, il quale lo informa di chiamarsi Guido e di essere un suo avo, suicidatosi perché respinto dalla donna amata; per tal motivo quindi egli è costretto per volere divino, insieme all’antica amata, a ripetere in quel luogo la stessa scena per un lunghissimo periodo: tanti anni per quanti mesi i sentimenti del cavaliere furono derisi dalla donna.

Botticelli - Storie di nastagio degli Onesti - Il banchetto nel bosco
Botticelli – Storie di Nastagio degli Onesti – Il banchetto nel bosco, Prado, Madrid..

Terzo episodio: Dopo l’orrenda apparizione, Nastagio decide di far conoscere alla figlia di Traversari la punizione a cui verrà sottoposta per averlo respinto, quindi la invita insieme al padre ed altre persone ad un banchetto, proprio nel luogo delle ripetute apparizioni. Alla solita ora appaiono le ripetute scene del cavaliere che insegue la donna, della sua aggressione e del cuore mangiato dai cani. Nastagio spiega i motivi di tale punizione alla donna che lo sta respingendo; finalmente lei, terrorizzata, acconsente di sposarlo.

Botticelli, Nozze di Nastagio degli Onesti
Botticelli, Storie di Nastagio degli Onesti – le nozze, Firenze, Palazzo Pucci.

Quarto episodio: Nastagio si sposa con la figlia di Traversari e la scena del riquadro raffigura il ricco banchetto nuziale. Sopra i tre capitelli in primo piano si possono identificare gli stemmi dei Pucci, dei Medici e dei Bini.

Nel 1483 l’artista fu chiamato da Lorenzo il Magnifico a partecipare, insieme ad altri famosi artisti locali (Domenico Ghirlandaio, Pietro Perugino e Filippino Lippi) alla decorazione della villa di Spedaletto, situata presso Volterra. Gli affreschi, tutti a carattere mitologico andarono purtroppo totalmente perduti[ Santi, citazione a pagina 86].

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Botticelli e i lavori nella Cappella Sistina

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Segue dalla pagina precedente:”Botticelli al servizio della famiglia de’ Medici

La rottura politica della Famiglia de’ Medici con gli alleati della Congiura dei Pazzi del 1478  fu intelligentemente risanata attraverso scambi culturali, soprattutto con Ferdinando I di Aragona e Sisto IV.

Si ricorda che tale congiura venne messa in atto da alcuni membri della famiglia di banchieri fiorentini, che con aiuti esterni congiurarono contro i governanti. Il complotto da cui scampò Lorenzo il Magnifico, che grazie alla sua destrezza subì guaribili ferite, si concluse con la morte di Giuliano de’ Medici.

Botticelli: Prove di Cristo
Botticelli: Prove di Cristo

I migliori artisti di Firenze e dintorni furono così inviati nelle varie corti della nostra penisola come portatori di bellezza e armonia della cultura fiorentina. Infatti il 27 ottobre del 1480 il Botticelli, insieme a Domenico Ghirlandaio, Pietro PeruginoCosimo Rosselli, tutti con i propri collaboratori a seguito, partirono per Roma per lavorare nella Cappella Sistina[Santi, citazione a pagina 86].

Il ciclo a cui erano chiamati a lavorare prevedeva l’esecuzione di dieci riquadri raffiguranti scene con le Storie della vita di Cristo e di Mosè.

Botticelli: Prove di Mosè
Botticelli: Prove di Mosè

Gli artisti nelle loro rappresentazioni dovevano attenersi scrupolosamente alle generali convenzioni, tanto da far risultare omogeneo il lavoro di insieme e cioè: una comune struttura compositiva, l’impiego di un’unica scala dimensionale, affini distribuzioni degli elementi ritmici, nonché conformità nella paesaggistica.

Inoltre si richiese l’utilizzo di una comune tonalità sulle rifiniture in oro, così da dare risalto agli affreschi con i bagliori delle illuminazioni interne.

Papa Sisto IV programmò l’iconografia disponendo simmetricamente le scene in modo da evidenziare il confronto concettuale tra le storie di Cristo e quelle di Mosè, con lo scopo di enfatizzare l’importanza del Nuovo Testamento, che attraverso la continuità della legge divina, stadio per stadio, si sarebbe tramutato nel messaggio cristiano, quindi tramandato da Gesù a san Pietro (primo pontefice) e a tutti i suoi successori.

Botticelli - Punizione dei ribelli
Botticelli – Punizione dei ribelli

Al Botticelli furono assegnate tre scene (Le Prove di Cristo, Le Prove di Mosè, La Punizione dei ribelli) e la raffigurazione di alcuni papi. Il 17 febbraio 1482 gli ampliarono il contratto per la realizzazione di nuovi affreschi, che mai videro la luce a causa di un improvviso richiamo dell’artista a Firenze per la morte del padre, da cui non ripartì. Ai tre affreschi, data la loro vastità, parteciparono alcuni collaboratori del Botticelli [Santi, citazione pagina 120].

In generale nella realizzazione dei riquadri il Botticelli non risultò ben determinato mostrando problematiche, sia nelle forme che nella narrazione, generando così un insieme alquanto frammentato.

Data la mole dell’artista ciò potrebbe essere dipeso dallo spaesamento nell’operare su soggetti non congeniali alle sue abitudini e nell’operare un ambiente a lui estraneo [Santi, citazione pagina 120].

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