Ragazzo che conduce un cavallo di Pablo Picasso

Pablo Picasso

Picasso: Ragazzo che conduce un cavallo
Picasso: Ragazzo che conduce un cavallo, anno 1906, 220,3 x 130,6 cm., Museum of Modern Art, New York. La foto è a bassa risoluzione e, quindi, inserita a solo scopo didattico.

“Ragazzo che conduce un cavallo” è un dipinto autografo di Pablo Picasso realizzato nel 1906 con tecnica a olio su tela, misura 220,3 x 130,6 cm. ed è custodito nel Museo di Arte Moderna a New York (Museum of Modern Art of New York).

Della presente composizione, appartenente al periodo classico dell’artista, ne scrisse Alfred Barr: “…una semplicità semplice e naturale di ordine e di atteggiamento, che fa apparire grossolani e sbiaditi i custodi ufficiali della tradizione greca come Ingres e Puvis de Chavannes”.

Dal dipinto non traspare alcuna volontà narrativa dell’autore, né un minimo dettaglio che potrebbe portarci a pensare diversamente. A questo si deve aggiungere il fatto della totale mancanza di animazione sul fondo. Tutto questo parrebbe strano sull’opera di un grandissimo pittore come Picasso, ma l’evocazione della semplicità allo stato puro è sicuramente una scelta mirata: la rappresentazione archetipo di un ragazzo in piena armonia con il cavallo, entrambi privi di vesti e/o accessori in un paesaggio scarno, primitivo e senza tempo dove non si susseguono le stagioni.

Il grigio cromatismo di questo dipinto, tendente alle ocre rossastre e verdi, che fortemente si distacca dai colori violenti delle tele dei fauves – affiancate nello stesso anno al Salon des Indèpendants – indicano quanto Picasso avesse prontamente rifiutato quel forte linguaggio espressivo da essi propostogli.

L’artista preferisce, in questa fase – e come vedremo, anche in altri periodi futuri – la tonalità monocromatica alle ricche variazioni tonali.




Ragazzo con pipa di Pablo Picasso

Pablo Picasso

Picasso: Ragazzo con Pipa
Picasso: Ragazzo con Pipa, 1905, olio su tela, 100 × 81 cm., collezione privata, Parigi. La foto è a bassa risoluzione e, quindi, inserita a solo scopo didattico.

“Ragazzo con Pipa” è un dipinto autografo di Pablo Picasso realizzato nel 1905 con tecnica a olio su tela, misura 100 x 81 cm. ed appartiene ad una collezione privata di Parigi.

Descrizione

La composizione in esame (in francese il titolo diventa “Garçon à la pipe“) fu realizzata nel periodo in cui l’artista si sistemò nella sua residenza a Montmartre. L’effigiato è un adolescente (Petit Louis) che frequentava l’atelier di Picasso.

La tonalità del volto e della mano sinistra, derivata da pochissime variazioni cromatiche e tutte tendenti al grigio, fanno apparire malaticcio il ragazzino contribuendo, altresì, a conferire all’ambiente una squallida atmosfera.

Il rosso acceso delle rose che gli coronano il capo contrastano sfacciatamente non solo con il volto ma anche con lo sfondo, alquanto smorzato.

Storia del quadro

L’opera appartenne alla famiglia dei Whitney, celebri collezionisti d’arte che la acquistarono nel 1950 ad un prezzo allora paragonabile a trentamila dollari.

Gli stessi Whitney nel corso dei decenni riuscirono a rendere prestigiosa la loro collezione riuscendo ad accumulare numerosissimi dipinti di grandi artisti, tra i quali ricordiamo – oltre che Picasso – Sargent, Manet e Braque. Attualmente molte di queste opere si possono ammirare in alcuni fra i più rinomati musei statunitensi.

La tela in esame fu venduta all’asta nel 2004 da Sotheby’s a New York, aggiudicata con 104,1 milioni di dollari. Fu un record a livello planetario sul prezzo di vendita di opere d’arte, fino a quando, nel 2010, fu superato di poche migliaia di dollari dall’Homme Qui Marche I, una scultura di Alberto Giacometti, aggiudicata a Londra per 104,3 milioni di dollari.




Famiglia di acrobati con scimmia di Pablo Picasso

Pablo Picasso

Famiglia di acrobati con scimmia
Famiglia di acrobati con scimmia, 1905, tecnica mista su cartoncino (Gouache e acquerello, inchiostro di china e pastello), 104 X 75 cm., Kunstmuseum, Goteborg. La foto è a bassa risoluzione e, quindi, inserita a solo scopo didattico.

La “Famiglia di acrobati con scimmia” è un dipinto autografo di Pablo Picasso realizzato nel 1905 con tecnica mista (Gouache e acquerello, inchiostro di china e pastello) su cartoncino, misura 104 x 75 cm. ed è custodito nel Konstmuseum di Goteborg.

L’anno in cui Picasso realizzò la presente composizione, che come già sopra accennato corrisponde al 1905, fu il periodo in cui l’artista incominciò ad inserire strati di colore rosa nei propri lavori.

Picasso si trovava a Parigi, ormai in modo continuativo, già dall’inverno del 1904 sulla collina di Montmartre alloggiato presso il Bateau Lavour.

Il “periodo rosa” seguì a quello blu ma, a differenza di quest’ultimo –rappresentante tristezza, solitudine, dolore … – l’artista vi associò tematiche più vitali, come ad esempio personaggi da circo. Tuttavia anche questi acrobati, clown ed arlecchini, che con la loro dinamica vitalità portano allegria a chi li osserva, tradiscono dai loro volti ed atteggiamenti un’espressione di evidente malinconia che, per un certo aspetto, li accosta ai soggetti del periodo precedente.

Numerose opere appartenenti a questo periodo furono realizzate con tecniche miste (gouache, acquerello, pastello e inchiostro) che, secondo gli studiosi, il pittore praticava a causa delle forti difficoltà economiche. Probabilmente Picasso in quel periodo non poteva permettersi l’acquisto di materiale più costoso come colori a olio e tele. Tuttavia questa non era l’unica ragione, poiché era volontà dell’artista riprendere uno stile più classico, che per ottenerlo doveva utilizzare le tecniche che gli insegnarono all’Accademia.

Nell’opera in esame il nuovo stile, assai più classicheggiante di quello del precedente periodo, Picasso lo raggiunse attraverso un ordine geometrico compositivo, con il corretto utilizzo delle zone vuote e quelle piene, un tratto armonico ed elegante e meno tristezza, anche se talvolta – come nella Famiglia di acrobati con scimmia – questa traspare dalle figure facendoci percepire un senso di malinconia.




Alcune opere di Picasso con relativa descrizione

Pagine correlate all’artista: La critica a Picasso – Il Cubismo – Biografia e vita artistica

Le foto in questi articoli, corredate della rispettiva storia e breve descrizione, sono a bassa risoluzione e, quindi, inserite al solo scopo didattico.

Il Moulin de la Galette
Il Moulin de la Galette, anno 1900, olio su tela, Museo Guggenheim, New York.

Il dipinto, eseguito da Picasso a soli 19 anni durante il suo primo soggiorno parigino, ricorda la pittura impressionista, soprattutto quella di Edouard Manet e Edgar Degas … (si veda la descrizione)

Poveri in riva al mare
Poveri in riva al mare, anno 1903, olio su tela, 105 × 69 cm. Cleveland Museum of Art di Cleveland.

L’opera fu realizzata dall’artista durante il “periodo blu”, mentre era a Parigi, dove conobbe gli artisti che più tardi avrebbero fondato i Fauves, a cui Picasso non volle mai aderire, distaccandosi presto.

le due sorelle - Picasso
LE DUE SORELLE – l’INCONTRO – 1902, olio su tela, 152×100 cm., Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo.

La composizione fu realizzata a Barcellona nel periodo estivo del 1902, in seguito alle ricerche tecniche effettuate nel carcere femminile di Saint-Lazare. Picasso raggiunse questa città nel periodo del suo soggiorno parigino.

La famiglia Soler, 1903
La famiglia Soler, 1903, olio su tela 150 x 200, Musèe d’Art Moderne ed d’Art Contemporain, Liegi.

L’opera con la raffigurazione della Famiglia Soler fu commissionata da un sarto di Barcellona, che in passato aveva già ricevuto altri dipinti da Picasso in cambio della realizzazione di nuovi vestiti.

Madre con bambino malato, anno 1903, tecnica a pastello
Madre con bambino malato, anno 1903, tecnica a pastello su carta, 47,5 X 41 cm., Museu Picasso, Barcellona.

Il dipinto venne realizzato da Picasso mentre si trovava a Barcellona, nell’estate del 1902, in seguito alle ricerche tecniche nel carcere femminile di Saint-Lazare.

picasso - il vecchio chitarrista cieco
Il vecchio chitarrista cieco, 1903, olio su tela, 121 × 92 cm., Art Institute of Chicago, Chicago.

L’opera sopra raffigurata, come molte altre dell’artista, appartiene al periodo blu, dato che all’epoca egli impiegasse esclusivamente, tranne sporadiche eccezioni, gamme tendenti a quella tonalità.

La Celestina di Picasso
La Celestina, 1904, olio su tela, 81 × 60 cm., Musée National Picasso,Parigi

Secondo alcuni esperti la donna effigiata nel dipinto sarebbe Carlotta Valdivia, una mezzana (definizione dell’epoca di ruffiana) con il nomignolo, per l’appunto, di “Celestina”.

Famiglia di acrobati con scimmia
Famiglia di acrobati con scimmia, 1905, tecnica mista su cartoncino (Gouache e acquerello, inchiostro di china e pastello), 104 X 75 cm., Konstmuseum, Goteborg.

L’anno in cui il pittore eseguì questa composizione (1905) fu il periodo in cui incominciò ad inserire il rosa nei propri lavori. Numerose opere appartenenti a questo periodo le realizzò con tecniche miste (gouache, acquerello, pastello e inchiostro).

Picasso: Ragazzo con Pipa
Ragazzo con Pipa, 1905, olio su tela, 100 × 81 cm., collezione privata, Parigi.

La composizione (in francese il titolo diventa “Garçon à la pipe”) fu eseguita quando Picasso si era appena sistemato nella sua residenza a Montmartre. L’effigiato nella tela è Petit Louis, un ragazzino che frequentava l’atelier dell’artista.

Picasso: Ragazzo che conduce un cavallo
Ragazzo che conduce un cavallo, anno 1906, 220,3 x 130,6 cm., Museum of Modern Art, New York.

Dal dipinto sopra rappresentato non traspare alcun riferimento narrativo dell’autore, né un minimo particolare che potrebbe far pensare diversamente. A ciò si aggiunge il fatto della totale mancanza di animazione sul fondo. Perché? (continua nella descrizione)

picasso-les-demoiselles-di-Avignon
Picasso: Les demoiselles di Avignon, olio su tela, 243,9 x 233,7, Museo MoMA, New York.

Il pittore per quest’opera creò moltissimi studi preparatori (si parla addirittura di un centinaio) che, secondo alcuni studiosi, corrispondono ad una fra le ricerche più significative di Picasso per un iniziale sviluppo del Cubismo. Opinione non del tutto condivisa con altri critici …


La Celestina di Picasso

Pablo Picasso

La Celestina, 1904, olio su tela, 81 × 60 cm., Musée National Picasso,Parigi
La Celestina, 1904, olio su tela, 81 × 60 cm., Musée National Picasso, Parigi. La foto è a bassa risoluzione e, quindi, inserita a solo scopo didattico.

La Celestina” è un dipinto autografo di Pablo Picasso realizzato nel 1904 con tecnica a olio su tela, misura 81 x 60 cm. ed è custodito nel Musée National Picasso a Parigi.

Secondo alcuni studiosi della Storia dell’arte la donna effigiata nella presente composizione sarebbe una certa Carlotta Valdivia, una mezzana (definizione dell’epoca di ruffiana) con il nomignolo, per l’appunto, di “Celestina”. Il soprannome, nonostante il richiamo ad un particolare colore, non ha nessun legame con il periodo “blu” di Picasso ma fa riferimento all’attività praticata dalla donna: quella della protettrice. In lingua spagnola, infatti, celestina significa “protettrice”.

Altra significativa associazione al quadro, è il fatto che all’epoca in molti paesi spagnoli le donne anziane rappresentavano, tra l’altro, anche la morte, poiché era generalmente loro compito portare tale notizia ai congiunti di un morto quando questo avveniva.

Il quadro fu realizzato mentre l’artista si trovava a Barcellona, nel periodo precedente al soggiorno di Parigi, meta tanto ambita da tutti gli artisti di ogni epoca, non solo francesi ma provenienti da ogni parte del mondo.

Picasso: Il Pasto del cieco, 1903
Picasso: Il Pasto del cieco, 1903

In questo breve periodo, che dura diversi mesi (inverno 1903 – primavera 1904), Picasso realizzò molte opere che, secondo gli studiosi della Storia dell’arte, la maggior parte di esse rappresentano i capolavori più significativi dell’intero “Periodo blu”. Tra capolavori è difficile non ricordare “Il pasto del cieco”,  “Vecchio cieco e ragazzo“, “La vita” e “Il vecchio chitarrista“.

Semplicemente osservando il dipinto in esame si nota in modo evidente che l’effigiata è abbastanza anziana e che ha un occhio malformato, completamente cieco o forse con una cataratta in stato molto avanzato. Il volto, chiaro e luminoso, avvolto da un velo a tinta scura, spicca mettendo in risalto i segni del tempo.

Il colore della Celestina e del fondo è pressoché a tonalità monocromatica, cioè ogni variazione è ancorata e tendente al colore blu, nonostante quei deboli e sottili strati di rosa che compaiono sul volto.

Il dipinto, con la donna che già esprime un’enigmatica malinconia, lancia un messaggio di inquietudine, rafforzata dalle freddissime gamme cromatiche che lo compongono.


Il vecchio chitarrista cieco di Pablo Picasso

Pablo Picasso

picasso - il vecchio chitarrista cieco
Il vecchio chitarrista cieco, 1903, olio su tela, 121 × 92 cm., Art Institute of Chicago, Chicago.  La foto è a bassa risoluzione e, quindi, inserita a solo scopo didattico.

“Il vecchio chitarrista cieco” è un dipinto autografo di Pablo Picasso realizzato nel 1903 con tecnica a olio su tavola, misura 121 x 92 cm., ed è custodito nell’Art Institute of Chicago, U.S.A.

La presente composizione, come tante altre di Picasso, appartiene al cosiddetto periodo blu, dato che l’artista impiegasse esclusivamente, tranne qualche eccezione (si osservi in questa occasione la tavola della chitarra), gamme tendenti a quella tonalità.

Nel dipinto appare un vecchio mendicante, con atteggiamento triste e sofferente, vestito con abiti sdruciti e – pare anche – sporchi. Seduto sui gradini con gambe leggermente accavallate e appoggiato ad un angolo di una strada, suona con evidente fatica la sua chitarra.

Se, come sopra accennato, si esclude la chitarra (tavola color ocra e manico a tinta bruna) le rimanenti zone sono tutte dominate da toni freddi che, per l’artista, simboleggiano solitudine, sofferenza e grande miseria.

Il vecchio mendicante, infatti, pare che non riesca a suonare con disinvoltura il suo strumento, appesantito da un lungo periodo passato per combattere la sua miserevole condizione, che non può certamente essere paragonata a quella di un essere umano.

L’unica consolazione in questo straziante contesto è portata dalla chitarra, la cui struttura nasconde parte dell’esile corpo emaciato e curvo, con le sue tonde curve che contrastano con i tratti duri e scavati del viso e del corpo.


Madre con bambino malato di Pablo Picasso

Pablo Picasso

Madre con bambino malato, anno 1903, tecnica a pastello
Madre con bambino malato, anno 1903, tecnica a pastello su carta, 47,5 X 41 cm., Museu Picasso, Barcellona. La foto è a bassa risoluzione e, quindi, inserita a solo scopo didattico.

La “Madre con bambino malato” è un dipinto autografo di Pablo Picasso realizzato nel 1903 con tecnica a pastello su carta, misura 47,5 x 41 cm. ed è custodito nel Museo Picasso a Barcellona.

Nella composizione in esame, appartenente al periodo blu, tra i tratti a pastello, l’artista inserisce un leggerissimo strato rosa in alcune zone, colore che diventerà dominante nel successivo periodo di Picasso.

Nel dipinto si evidenziano influssi della pittura francese e spagnola. A tal proposito si riporta uno scritto dello studioso Felicien Fagus: “… ogni influenza è transitoria. Si vede come la foga di Picasso non gli abbia ancora lasciato il tempo di forgiarsi uno stile personale, ma la sua personalità è in questa foga, questo giovane impeto spontaneo“.

Anche in questa fase della sua carriera artistica Picasso è alla ricerca di nuovi linguaggi. Questo si evidenzia in alcuni personaggi rappresentati nel periodo in cui l’artista effettuava delle visite tecniche nell’ospedale di Saint Lazare a Parigi: figure femminili abbandonate nella solitudine e nella sofferenza, prostitute turbate da malattie veneree che tengono in braccio i loro piccoli, altrettanto malati, avvolte in un mantello che esprime soltanto disagio e desolazione.


La Famiglia Soler di Pablo Picasso

Pablo Picasso

La famiglia Soler, 1903
La famiglia Soler, 1903, olio su tela 150 x 200, Musèe d’Art Moderne ed d’Art Contemporain, Liegi. La foto è a bassa risoluzione e, quindi, inserita a solo scopo didattico.

La famiglia Soler” è un dipinto autografo di Pablo Picasso realizzato nel 1903 con tecnica a olio su tela, misura 150 x 200 cm. ed è custodito nel Musèe d’Art Moderne e d’Art Contemporain a Liegi.

L’opera in esame fu commissionata da un sarto di Barcellona per la rappresentazione su tela del proprio gruppo famigliare: “La Famiglia Soler”. Il sarto aveva già ricevuto altri dipinti dall’artista in cambio di nuovi vestiti.

Nella composizione appare la famiglia Soler ed il loro cane, ripresi durante un pic-nic su un prato.  Sopra un telo che fa da tovaglia ci sono alcuni frutti, una bottiglia vuota, che si presume abbia contenuto il vino, e una lepre appena cacciata (visibile il fucile sulla destra).

La tonalità del fondo, di un blu monocromatico come un fondale di ribalta, non piacque al sarto, che convinse l’artista di permetterne la modifica al pittore Sebastiá Junyer Vidal, ambientandolo con un sfondo paesaggistico.

Nel 1913, quando la composizione venne acquistata da Daniel-Henri Kahnweiler, un noto mercante d’arte parigino, Picasso la ritoccò riportandola così all’originale tonalità del fondo.

Il dipinto pervenne più tardi al Wallraf-Richartz-Museum di Colonia ma ai tempi del nazismo fu considerato espressione di arte degenerata.

Infine fu comperato nel 1939 nella Galleria Fischer di Lucerna dall’attuale proprietario.


Le due sorelle – L’incontro – di Picasso

Pablo Picasso

le due sorelle - Picasso
LE DUE SORELLE – l’INCONTRO – 1902, olio su tela, 152×100 cm., Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo. La foto è a bassa risoluzione e, quindi, inserita a solo scopo didattico.

L’opera de “Le due sorelle”, conosciuta anche come “L’incontro” è un dipinto autografo di Pablo Picasso realizzato nel 1902 con tecnica a olio su tela, misura 152 x 100 cm. ed è custodito nel Museo dell’Ermitage a San Pietroburgo.

Il dipinto in esame fu eseguito a Barcellona nell’estate del 1902, in seguito alle ricerche presso il carcere femminile di Saint-Lazare. L’artista si spostò in questa città nel periodo del suo soggiorno a Parigi.

Molti furono i disegni preparatori realizzati dall’artista prima dell’esecuzione di quest’opera.

Secondo le intenzioni di Picasso nel dipinto vengono raffigurate due donne, un madre con la figlia di facili costumi. Il titolo “Le due sorelle” deriva, però, da un errore di Sabartès, amico dell’artista, che trascrisse “soeur” (dal francese sorella) invece che “mère” (madre).

La donna a destra ha un bambino in braccio, particolare che ricorda le Visitazioni, soprattutto quella di El Greco.

Alcuni studiosi di Storia dell’arte interpretano la presente composizione come l’allegoria di amore sacro e amore profano.

Le due sorelle è uno dei dipinti più significativi eseguiti nel periodo “periodo blu” dell’artista, la fase in cui egli amava dipingere soltanto con variazioni cromatiche intorno al blu, tonalità che considerava assai preziosa ed espressiva.


Le navate del duomo di Siena

Cattedrale Metropolitana di Santa Maria Assunta (navata centrale e navate laterali)

Continua dalla pagina precedente con la struttura interna e controfacciata

Navata centrale del duomo di Siena

Navata centrale e cupola del duomo di Siena
Navata centrale e cupola del duomo di Siena (foto di Tango7174)

Sopra la navata centrale e sopra il coro spicca un maestoso davanzale che sovrasta un’interminabile fila di busti di papi (171 per l’esattezza e tutti, secondo gli esperti, di mediocre rappresentazione), realizzati nel periodo a cavallo tra il Quattrocento e Cinquecento da artisti anonimi [Gabriele Fattorini, in Le sculture del Duomo di Siena, Silvana Editoriale, 2009, alle pagine 47-51].

Il primo busto che si incontra (visibile subito sulla destra) è quello raffigurante S. Pietro.

Proseguendo verso il coro e poi girando in senso orario appaiono tutti gli altri pontefici succedutisi cronologicamente.

Presso la parete di fondo del coro appare il busto di Cristo e quindi papa Lucio III (1181-1185), il centosettantunesimo pontefice.

La lista avrebbe dovuto concludersi Alessandro III (1159-1181), centosettantesimo papa (di origine senese che consacrò il duomo nel 1179) ma si rese necessaria l’esclusione del busto di papa Giovanni VIII (pontefice dal 14 dicembre 872 al 16 dicembre 882), poiché poteva confondersi con la leggendaria ed imbarazzante papessa Giovanna con lo stesso nominativo (papa, si presume, nel biennio 853-855), che fece slittare, di una unità  in anticipo, tutti i papi che la succedettero. L’esclusione della papessa dalle registrazioni storiche fu voluta dal suo successore Benedetto III (855-858).

Sotto la lunga fila dei pontefici – negli sguanci degli archi, a intervalli regolari – appaiono le trentasei sculture di busti di imperatori, non identificati da didascalie, realizzati nel Cinquecento in due periodi diversi: quelli visibili nella navata centrale e cupola furono scolpiti tra il 1503 ed il 1506, mentre quelli nel coro  tra il 1568 e il 1571 [Gabriele Fattorini, in Le sculture del Duomo di Siena, Silvana Editoriale, 2009, pagine 47-51].

Il motivo per cui l’opera del duomo fosse stata spinta ad inserire busti in un edificio religioso, che nulla avevano a che vedere con le altre figure ecclesiastiche, è ancora oggetto di accesi dibattiti ma alcuni studiosi pensano ad un omaggio alla tradizione ghibellina di Siena [Gabriele Fattorini, in Le sculture del Duomo di Siena, Silvana Editoriale, 2009, pagine 47-51].

Di grande valore artistico sono i numerosissimi capitelli istoriati che si trovano in tutta la cattedrale al termine di ogni pilastro. Molti fra quelli ubicati nella navata centrale (1263-1280 circa) vengono attribuiti a Nicola Pisano o alla sua scuola. Gli altri, di più antica realizzazione e quindi di più dubbia assegnazione, appaiono di minore valore artistico. Molti di quelli in corrispondenza del coro (1340-1357 circa), invece, sono ritenuti opera di Giovanni di Agostino [Silvia Colucci in M. Lorenzoni (2009), pagine 42-46]

Sugli ultimi due pilastri appaiono due antenne, probabilmente provenienti dal carroccio senese della battaglia di Montaperti nel 1260 [ TCI, p. 520]. Data la loro importante lunghezza, superiore ai sedici metri, alcuni studiosi ritengono invece che si tratti di elementi di un solo pennone di una nave cristiana, o ottomana, attiva nella Battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571.

Navata sinistra

Registro della Maestà di Duccio
Registro della Maestà di Duccio

In tempi remoti negli altari laterali della cattedrale si poteva ammirare un eccezionale ciclo di episodi mariani che facevano parte integrante della grandiosa pala d’altare di Duccio di Buoninsegna (la Maestà del duomo di Siena).

Si trattava di capolavori realizzati da celebri artisti locali del Trecento (i Lorenzetti, il Sassetta, Simone Martini), che dopo la loro rimozione, avvenuta nel Seicento per far posto ad altre opere, si perdettero le tracce nel XVIII secolo.

Sul primo e secondo altare si possono ammirare le pale di Francesco Trevigiani raffiguranti rispettivamente i Quattro Santi coronati e il Cristo coi santi Giacomo e Filippo (1688). Sul terzo altare appare una Epifania realizzata nel 1588 da Pietro Sorri.

Per quanto riguarda il grande complesso pittorico di Duccio di Buoninsegna,  la stesura pittorica della pala, realizzata a tempera su tavola, copriva entrambi i lati (recto e verso), compresi predella e coronamento. Attualmente l’impianto è smembrato e gran parte dei riquadri è conservata nel Museo dell’Opera del Duomo. Altri comparti, appartenenti alla predella e al coronamento, furono trasferiti all’estero e si trovano attualmente in diversi musei e collezioni (sia pubbliche che private), mentre altri ancora sono dispersi.

Navata destra

Negli altari della navata destra del duomo (dal primo al quarto) si possono ammirare in successione ordinata le seguenti opere:

  • 1° altare: La pala di Domenico Maria Canuti con il San Gaetano.
  • 2° altare: La pala di Annibale Mazzuoli con l’Estasi di san Girolamo.
  • 3° altare: La pala di Raffaello Vanni (1654) con l’Estasi di san Francesco di Sales.
  • 4° altare: La pala di Pier Danidini con lo Sposalizio mistico di santa Caterina.

Proseguendo per lo stesso verso, quasi sul termine della navata, si trova la piccola porta attraverso la quale si accede all’interno del campanile. Sopra di essa appaiono frammenti ricomposti della Tomba di Tommaso del Testa Piccolomini, vescovo di Pienza, opera scolpita nel 1485 in tempo record (soli sei mesi) da Neroccio di Bartolomeo de’ Landi.

Ai lati si possono ammirare sei episodi del ciclo di 22 riquadri di Urbano da Cortona, realizzati intorno al decennio 1450-1460, provenienti dalla cappella delle Grazie, demolita nel XVII secolo. Dalla stessa cappella altre opere furono trasferite sulla facciata del duomo ed in controfacciata.

Nei pressi spicca la meravigliosa un’acquasantiera in stile gotico realizzata intorno alla prima metà del XIV secolo da un ignoto artista.