"La cena in casa di Simone" del Veronese

Il Veronese

Il Veronese: La cena in casa di Simone
La cena in casa di Simone, cm. 315 x 451, Galleria Sabauda di Torino

        Sull’opera: “La cena in casa di Simone” è un dipinto autografo di Paolo Caliari detto il Veronese, realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1560, misura 315 x 451 cm. ed è custodito nella Galleria Sabauda di Torino.

La grande tela fu commissionata dai monaci benedettini di San Nazzaro e Gelso per essere esposta nel refettorio del loro convento a Verona, dove rimase per quasi un secolo, quando, intorno al 1646, i frati stessi la vendettero per ottomila ducati alla famiglia Spinola di Genova. Più tardi quest’ultima la cedette ai genovesi Durazzo che, nel 1816, la fecero pervenire al re di Sardegna Carlo Felice di Savoia, il cui successore, Carlo Alberto di Savoia (Savoia-Carignano) – nel 1837 – la faceva trasferire nelle raccolte reali a Torino; infine il dipinto pervenne all’attuale sede.

L’opera viene citata e descritta sin dai primi anni dalla sua realizzazione, ad iniziare dalla seconda edizione de “Le Vite ” del Vasari (1568) dove viene dettagliatamente descritta: “in un gran quadro di tela la cena che fece Simon lebbroso al Signore: quando la peccatrice se gli gettò ai piedi, con molte figure. ritratti di naturale e prospettive rarissime, e sotto la mensa sono due cani tanto belli, che paiono vivi e naturali, e più lontano certi storpiati, ottimamente lavorati”. Anche Carlo Ridolfi (“Meraviglie dell’arte” 1648), descrivendo certamente la tela in esame, parla di due Satire che non sono più presenti nella composizione, che il Pallucchini (1939) ipotizza nascoste da ridipintura, localizzate ai lati della parte alta della tela: “sopra a’ cantonali della istoria finse due Satire nella difformità loro bellissime”.

Il dipinto in esame viene considerato come uno dei più grandi capolavori del Veronese, ed in esso vi è la risoluzione relativa alla composizione di tutta la sua esperienza giovanile e, principalmente, delle tematiche bibliche ad iniziare dalla “Conversione della Maddalena” (olio su tela, 116 x 162, National Gallery di Londra).

Anche il Pallucchini (1939) parla della monumentalità del dipinto: “mentre il senso del monumentale e del grandioso rende frammentarie tante altre cene veronesiane, dipinte dopo, in questa la saldatura di ogni elemento stilistico è così coerente e la vena pittorica cosi di getto e spontanea, da porre l’opera tra le più intime creazioni di Paolo”.




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