"Il battesimo di Cristo" del Perugino

Il Perugino: Dipinti della Cappella Sistina

Il Perugino: Dipinti della Cappella Sistina - Il battesimo di Cristo
Dipinti della Cappella Sistina: Il battesimo di Cristo, cm. 335 x 540, Città del Vaticano, Roma.

 Sull’opera: “Il battesimo di Cristo” è un affresco assegnato al Perugino, realizzato (con interventi di altri artisti) nel 1482,  misura 335 x 540 cm. ed è custodito nella Cappella Sistina a Città del Vaticano, Roma.

L’episodio del “Battesimo di Cristo”, dal quale la composizione prende il nome, si svolge in primo piano, al centro. Nei piani successivi si scorge, sulla sinistra,  la scena di una predica del Battista; sulla destra, un’altra scenda di predica con Gesù Cristo stesso. Nel fondo, in lontananza, appaiono alture collinari, mentre nei piani intermedi sono chiaramente visibili edifici romani, che richiamano l’antica basilica di San Pietro, il Colosseo e  l’arco di Settimio Severo. Il fiume, se abbinato a tale contesto, può essere chiaramente identificato nel Tevere, oppure – non considerando le strutture – nel Giordano.

L’affresco venne attribuito al Perugino sin dai primi periodi: l’assegnazione avanzata dal Vasari all’artista venne accolta da tutta la critica del periodo e dei secoli a venire, fino a che Burckhardt non ipotizzò un pieno intervento esecutivo del Pintoricchio, riconosciuto in parte anche dal Cavalcaselle (pur appoggiando la negazione al Perugino e l’esecuzione al Pintoricchio, non escludeva Bartolomeo della Gatta) e, più tardi, da altri studiosi. Per gran parte del Novecento, perciò, l’opera non veniva affatto attribuita al Vannucci, neanche per quanto riguardava l’ideazione, tanto da arrivare a presupporre un deciso condizionamento del Pintoricchio sull’intera opera (sostenitore fra tanti, anche il Santi nel 1963). Nonostante tutto, gran parte degli studiosi ammetteva, sia pure con vario grado, la partecipazione del Perugino almeno nelle figure principali. Nel 1955, già prima del Santi, il Grassi – a cui seguì il Carli nel 1960 – si era pronunciato a favore dell’assegnazione al Vannucci, lasciando al Pintoricchio la sola stesura pittorica dei “ritratti” antistanti e quella raffigurante il gruppo dell’Eterno.




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