"La giustizia" di Antonio (o Piero)  del Pollaiolo

La giustizia

Antonio del Pollaiolo: La giustizia
La giustizia, cm. 157 x 77, Galleria degli Uffizi di Firenze. Galleria degli Uffizi

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Sull’opera: “La giustizia” è un dipinto attribuito a Antonio (più verosimilmente a Piero) del Pollaiolo, realizzato con tecnica a olio su tavola intorno al 1470, misura 157 x 77 cm. (altre fonti indicano 167 x 88 cm.) ed è custodito nella Galleria degli Uffizi di Firenze. 

Anche questo dipinto fa parte del ciclo delle scene de “Le Virtù” assegnate al fratello Piero.

Il complesso pittorico delle Sette Virtù venne in verità commissionato  a Piero del Pollaiolo il 18 agosto 1469 dal Tribunale della Mercanzia (l’organo di soprintendenza delle corporazioni di arti e mestieri di Firenze).

Le composizioni dovevano essere realizzate per la decorazione delle spalliere degli stalli che si trovavano nella sala delle Udienze dello stesso Tribunale, in piazza della Signoria.

Esiste anche un altro documento, una successiva delibera, che confermava l’importante incarico, al quale – si pensa – dovette partecipare anche il fratello Antonio. Dalla bottega del Pollaiolo uscirono sei dei sette dipinti preventivati; il settimo, la Fortezza fu realizzato dal giovane Botticelli.

Come per la “Carità”, anche per la composizione in esame è assai controversa è l’attribuzione a Antonio o Piero, con argomentazioni che, tra l’altro, si riferiscono quasi del tutto all’intero catalogo delle opere dei due fratelli. Billi, Albertini, Cruttwell ed altri studiosi, dopo un’accurata ricerca sulle documentazioni esistenti, assegnano interamente le sei opere a Piero; Ullman, sostenuto da altri critici, le riferiscono invece ad Antonio, basandosi su similitudini stilistiche con i pochi dipinti unanimemente considerati di sua autografia (come, peraltro, alcune incisioni); altri, infine, attribuiscono la parte grafica dei cartoni ad Antonio e la realizzazione pittorica a Piero.

Della composizione in esame l’Ortolani scrisse: ” …… il complesso che fu citato spesso quale paradigma della pittura fiorentina del pieno Quattrocento, s’è ridotto a ben mediocre valore e, soprattutto, rappresentativo”.




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