Fra Bartolomeo: Cristo Benedicente.

Fra’ Bartolomeo

Fra Bartolomeo: Cristo Benedicente
Cristo Benedicente, cm. 57,5 x 47, Collezione privata, Firenze.

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Sull’opera: “Cristo Benedicente” è un dipinto di Fra’ Bartolomeo realizzato su tavola, misura 57,5 x 47 cm. ed è custodito in una collezione privata a Firenze.

 Spostamenti: “Collezione Vendeghini Baldi” (fine Ottocento), Ferrara.

Restauro: 1990 a Firenze eseguito da Alfio Del Serra.

La composizione in esame è ben conservata, sia nella stesura pittorica (nonostante risulti punteggiata da molteplici fori d’uscita di tarli), appena alterata nelle gamme cromatiche del panneggio, che nel supporto ligneo.

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 72, Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

Anche il carnato del volto e delle mani risente il peso dei cinque secoli passati. Grazie al restauro del 1990, eseguito da Alfio Del Serra, e ad un accurato processo di disinfestazione, l’opera è tornata pressoché all’antico splendore.

Sul verso la tavola si presenta ricoperta da una pittura astratta con motivi simulanti il marmo, stesa – non si sa quando – su una preparazione a superficie ben levigata, con un esito finale di eccellente qualità.

L’opera, fino ad inoltrata seconda metà del Novecento, veniva presentata con assegnazione all’Albertinelli. Infatti alla vendita Finarte, svoltasi a Milano nell’aprile 1986, il Cristo Benedicente – catalogato insieme a moltissimi dipinti della raccolta Enea Vendeghini di Ferrara – veniva attribuito a Mariotto. Tale collezione iniziò a formarsi intorno agli ultimi decenni dell’Ottocento per via dell’omonimo pittore-restauratore Enea Vendeghini (1841, 1900), attivo soprattutto a Ferrara, Firenze e Torino, in gran parte acquisendo opere provenienti dalla raccolta Barbi Cinti di Ferrara.

La presenza di questo “Cristo Benedicente” nelle raccolte ferraresi appare assai verosimile, almeno per quanto riguarda il periodo dall’Ottocento in poi. L’autografia al collega strettissimo del frate era suffragata dalle molteplici similitudini con il Cristo della Galleria Borghese (pagina successiva). Una volta riconsegnata al Baccio l’opera in esame, diventò automatica l’assegnazione dell’altro Cristo. Tale riconsegna fu proposta per la prima volta da Mikiòs Boskovits dalla Everett Fahy.




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