"Ragazza con turbante" di Jan Vermeer

Jan Vermeer

Jan Vermeer: Ragazza con turbante
Ragazza con turbante, cm. 46,5 x 40, Mauritshuis, l’Aia

Sull’opera: “Ragazza con turbante”, o “Mezzo busto di ragazza con turbante”, o “(mezzo busto di..) Ragazza con perla all’orecchino” è un dipinto autografo di Jan Vermeer, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1660-65, misura 46,5 x 40 cm. ed è custodito nel Museo Mauritshuis a L’Aia

Il Malraux identificò l’effigiata del dipinto in esame  nella figlia più piccola di Vermeer. Tale ipotesi ebbe però scarsissimo sostegno da parte di altri studiosi, anche perché la presunta cronologia del dipinto non lo permetteva.

Il turbante poteva essere appartenuto all’artista, insieme alla scorta di costumi turchi effettivamente risultanti fra i i sui beni.

L’opera apparve nel 1882 alla modesta “vendita Braam” di Amsterdam, dove venne acquistata  da A. A. des Tombe (nome che, nonostante la chiara registrazione della Braam, non pare essere quello esatto) al misero prezzo di 2 fiorini e 30 stuyvers. La stessa persona, nel 1903, la donò al Museo Muritshuis, l’odierna sede.

Secondo Goldscheider, la “Ragazza col turbante” sarebbe stata una delle più grandi opere di Vermeer, e la sua notorietà, altissima. A sostegno dello studioso sta il fatto che la composizione venne chiamata “La Gioconda del Nord”, dando spazio ad interminabili dibattiti. Nel 1938 Jan Veth scrisse in “MBK” che il dipinto veniva celebrato in una “fusione di perle macinate” e che la ragazza era come una “stella consolatrice che si libra nel gran cielo notturno”, mentre H. Gerson evidenziò – tra l’atro – che “il bianco degli occhi riflette la luce come la perla appesa all’orecchio”

Il Bloch fece presente che il richiamo a Leonardo era fra i meno opportuni, indicando invece alcune “Vergini” del Bellini, la “Madonna di Senigallia” di Piero della Francesca (custodita nella Galleria Nazionale di Urbino) e la celebre “Donna” di Petrus Christus a Berlino, proseguendo con questa osservazione: “….. non è da stupire che di recente si siano addotte a più riprese affinità intercorrenti fra la visione di Vermeer e quella di Jan van Eyck; vista ravvicinata, colore chiaro e ‘positivo’, raccoglimento dinanzi a corpi silenziosi: sono altrettanti caratteri in comune”.

Per quanto riguarda la cronologia del dipinto, la maggior parte degli studiosi tendeva a collocarlo verso il 1665; il Malraux, in appoggio a quanto da lui sopra riportato, lo ritardava al 1672, ma altri critici – tra i quali il Tolnay – ipotizzarono il 1960, o tutt’al più un periodo compreso tra il 1960 ed il 1965.




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