Il "Polittico di Boston" di Simone Martini

Simone Martini

Simone Martini - Polittico di Boston
Polittico di Boston, cm. 235 x 405, Isabella Stewart Gardner Museum, Boston.

        Sull’opera: Il “Polittico di Boston” è una serie di dipinti eseguiti (con collaboratori) da Simone Martini, con tecnica a tempera su tavola nel 1321-25. Le quattro tavole ai lati misurano ciascuna 116 x 76 cm, mentre quella centrale è 137 x 102 cm. Il complesso è conservato nello Stewart Gardner Museum di Boston.

Il polittico, in precedenza era esposto nel convento di San Francesco a Orvieto, dal quale pervenne all’odierna sede come deposito dei signori Mazzocchi. Ad inizio Novecento l’opera venne acquistata dalla “Collezione Gardner”, e quindi considerata a tutti gli effetti proprietà dell’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston. Ognuna delle cinque tavole ha una cornice ad ogiva a tre lobi, che poggia su colonnine tortili, nelle cui cuspidi stanno le figure degli angeli e di un Cristo, oltre quelle principali, identificate (da sinistra) in:

  • San Paolo (116 x 76 cm. nella cui cuspide è raffigurato l’angelo suonatore di tuba).

  • Santa Lucia ((116 x 76 cm. nella cui cuspide sta l’angelo con emblemi della Passione (colonna e scudiscio della flagellazione).

  • Madonna col Bambino (137 x 102 cm. nella cui cuspide è rappresentato il Redentore.

  • Santa Caterina(116 x 76 cm. nella cui cuspide sta l’angelo con emblemi della Passione, ovvero, chiodi, corona di spine, spugna, lancia).

  • San Giovanni Battista(116 x 76 cm. nella cui cuspide sta l’angelo che suona la tuba.

La raffigurazione del Cristo Redentore e dei quattro Angeli nelle cuspidi allude certamente alla tematica del Giudizio universale. L’autografia di questo complesso, altresì privo di firma e data, è sempre stata occasione di accesi dibattiti: a favore si pronunciarono il Berenson (1918, Essays in the Study of Sienese Painting, New York), Lionello Venturi (Pitture italiane in America, ed. 1931) e Toesca (1951); contro l’autografia, Paccagnini (1955), assegnandolo con molta franchezza a Lippo Memmi come una delle sue migliori opere, e Carli (1959), che ne considerava la paternità alla bottega od acollaboratori esterni. Per per una collaborazione parziale propendevano il Cavalcaselle (1885) e Mason Perkins (“RA” 1905), i quali vi intravedevano anche la mano di Lippo Memmi, confermata più tardi, nel 1920, da Van Marte nelle immagini della Vergine e del San Giovanni (con pentimento nel 1934, quando, dopo aver riscontrato una miglior stesura nelle figure maschili e in quelle nelle cuspidi, arrivò a concludere che Simone Martini avesse realizzato interamente il San Paolo ed il San Giovanni Battista, abbozzando le rimanenti ed affidandole Lippo Memmi per il completamento.

Il complesso pittorico fu realizzato probabilmente dopo gli altri polittici di Orvieto ed è databile nel periodo compreso tra gli anni 1321 e 1325 circa..




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