Cappella Tornabuoni: "Apparizione dell’angelo a Zaccaria" di Domenico Ghirlandaio

Domenico Ghirlandaio nella Cappella Tornabuoni

Domenico Ghirlandaio: Apparizione dell'angelo a Zaccaria
Affreschi della Cappella Tornabuoni: “Apparizione dell’angelo a Zaccaria”, Santa Maria Novella, Firenze.

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Sull’opera: “Apparizione dell’angelo a Zaccaria” è un dipinto di Domenico Ghirlandaio, appartenente al ciclo degli “Affreschi della Cappella Tornabuoni” in Santa Maria Novella a Firenze, realizzato intorno al 1485-90.

Primo affresco a partire da destra sulla fascia bassa della parete di destra.

Questa scena, che corrisponde al primo riquadro della parete destra, insieme alle altre tre del registro più basso – e quindi a diretto contatto con l’osservatore – è una fra le più belle dell’intero ciclo pittorico. Anche in questo dipinto come nei precedenti, il chiaroscuro e il cromatismo, che sono di grande effetto, conferiscono a tutto l’insieme una naturalistica luminosità, proveniente dall’alto (e da sinistra).

L’episodio dell’ “Annuncio dell’angelo a Zaccaria”, tratto dalla Bibbia, si svolge in un’elegante architettura rinascimentale di una chiesa, inserita in un ambiente e esterno, nella cui abside si trova Zaccaria intento a spargere incenso (figura sulla destra) mentre gli appare l’arcangelo Gabriele che gli annuncia l’arrivo di un figlio. Dalla sacra narrazione sappiamo che Zaccaria non credette  all’angelo e diventò muto per tutto il resto della durata della gravidanza della moglie Elisabetta.

Secondo Razeto [cit. pag. 93] l’altare richiama l’ara classicheggiante della scuola del Verrocchio, raffigurata anche nell’Annunciazione (qui ripresa dall’alto ma pur sempre frontalmente) di Leonardo da Vinci. La scena dell’Apparizione è articolata con sei gruppi di personaggi disposti piani diversi: a parte quello con le giovani donne sulla destra, tutte poco curate, in ogni personaggio viene identificato un celebre fiorentino dell’epoca, raffigurato con ammirevole intimo rilievo. All’affresco, che secondo il relativo bozzetto doveva apparire molto meno affollato, furono aggiunti – su richiesta dello stesso Tornabuoni – altri noti personaggi. In primo piano a sinistra si riconoscono gli umanisti dell’Accademia neoplatonica. A partire da sinistra: Marsilio Ficino, Cristoforo Landino, Agnolo Poliziano e Demetrio Greco (citato dal Vasari, mentre per altri trattasi del vescovo aretino Gentile de’ Becchi, accademico e già maestro di Lorenzo il Magnifico [Micheletti, cit., pag. 55]).

Sopra di essi, con il gruppo di personaggi ripresi a figura intera, viene rappresentato il “gotha” dell’economia di Firenze [Razeto, cit., pag. 93]. A destra sono stati identificati i familiari del committente: Giuliano, Giovanni Tornaquinci e Giovan Francesco Tornabuoni. Altre identificazioni portano alle famiglie dei Sassetti, de’ Medici e dei Ridolfi.

Secondo Razeto [cit. pag. 93] lo sfondo, solenne ma artificioso, serve principalmente ad enfatizzare la dignità dei personaggi con quel “solenne” stile, tipico nell’arte del Ghirlandaio.

Sull’arco appare una scritta relativa ad una citazione di Agnolo Poliziano ed una data (1490). Quest’ultima è certamente riferita al completamento della cappella.




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