"Geografo" di Jan Vermeer

Jan Vermeer

Jan Vermeer: Geografo
Geografo, cm. 53 x 46,5, Städelsches Kunstinstitut, Francoforte.

Sull’opera: “Geografo” è un dipinto autografo di Jan Vermeer, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1669 (?), misura 53 x 46,5 cm. ed è custodito nello Städelsches Kunstinstitut, Francoforte.

La firma e la data si trovano sulla parete frontale, nella zona alta a destra, ma la scrittura che le comprende viene considerata apocrifa dalla maggior parte degli studiosi; su un’anta dell’armadio c’é un’altra firma, anch’essa ritenuta falsa. Occorre però segnalare che questa seconda firma fu riconosciuta autografa dall’autorevole studioso Thoré-Bùrger nel 1886. Questo potrebbe far presupporre che tale scritta – alquanto indebolita ed in via di dissolvimento – sia stata più tardi rafforzata con altra pittura.

Nel personaggio del geografo, Huyghe ritenne probabile l’identificazione di un figlio di Vermeer, mentre il Malraux vi riconobbe lo stesso artista: ipotesi, questa, che ormai nessuno potrà mai più convalidare.

La storia esterna della tela in esame è abbastanza movimentata e segue quella dell’ “Astronomo” fino alle tre “vendite” nella città di Amsterdam, poi – e questo è dubbio – apparve disaccoppiata all’asta Crammer (Amsterdam, 1778) dove fu aggiudicata a 172 fiorini, e a quella D. Nijman (Amsterdam, 1797), aggiudicata a 133 fiorini. Sempre nella stessa città, l’opera appartenne, poi, al mercante C. Josi, quindi partecipò all’asta De Lange (1803), dove venne aggiudicata per 720 fiorini, e all’asta Goll van Frankenstein (1833), nella quale fu assegnata a 195 fiorini. Più tardi passò alla collezione Dumont di Cambrai che la rimise sul mercato. Passò poi per l’asta Pereire di Parigi (1872), dove fu acquistata per 7.200 franchi; più tardi, faceva parte della collezione parigina M. Kahn che la cedette a quella del principe Demidoff a San Donato (presso Firenze). Nel 1880 ricomparve ad un’asta a Firenze e, nel 1885, in quella di A. J. Bosch a Vienna. Sempre nello stesso anno, l’opera apparteneva al mercante parigino Sedelmeye che la vendette al  Kunstverein di Francoforte.




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