"La Visione di San Bernardo" di Fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo

Fra' Bartolomeo: La Visione di San Bernardo
La Visione di San Bernardo, cm. 213 x 220 (altre fonti indicano 215 x 231 cm.), Galleria degli Uffizi, Firenze.

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Sull’opera: “La Visione di San Bernardo” è un dipinto di Fra’ Bartolomeo realizzato con tecnica a olio su tavola intorno al 1504-07, misura 213 x 220 cm. ed è custodito nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

Spostamenti: fino al 1810, chiesa della Badia a Firenze; dal 1810 al 1945, Galleria dell’Accademia.

Restauro: 1989-90 presso lo Studio Schorscher-Alzeni a Firenze.

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: Colzi, pag. 44, ed. 1817; Description de l’I. et R. Académie des Beaux Arts…, pag. 42, ed 1836; Descrizione degli oggetti della Reale Accademia…, pag. 15, ed. 1864: Pieraccini, pagine 71 e 72, ed.1884; Procacci, pagine 14 e 52, 1936; Bertani, in “Gli Uffizi”, pag. 147, ed.1979; Cecchi, in “Caneva-Cecchi-NataIi”, pag. 117, ed.1986; Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 90, Marsilio Editori, 1996.

Esistono vari antichi documenti che convergono nella piena attribuzione dell’opera a Fra’ Bartolomeo. Tra questi spicca un contratto redatto dal monaco della Badia fiorentina, don Sebastiano, datato 18 novembre 1504, attestante che la tavola venne commissionata al frate pittore da Bernardo del Bianco per la decorazione della cappella avuta in patronato nella chiesa della Badia a Firenze. Quando il dipinto fu portato a compimento non venne subito ubicato nel punto di destinazione ma si attese che venisse conclusa una vertenza relativa al compenso.

La presenza della tavola su quello specifico altare, decorato anche con affreschi del frate, è ricordata dal manoscritto “Anonimo Gaddiano” (conosciuto anche come “Anonimo Magiabechiano”), dal Vasari, dal Borghini e dal Bocchi. Nella prima metà del Seicento, a seguito di un radicale rinnovamento della chiesa con la distruzione della cappella e degli affreschi che coronavano l’altare, la “Visione di San Bernardo” fu trasferita nella nuova sagrestia. Più tardi fu ubicata sul monumento funebre di Giannozzo Pandolfini (morto nel 1525) a destra dell’entrata – rimasta, come punto di ubicazione, inalterata – dove la vide il Richa nel 1745.

Dalla guida Cambiagi (Gaetano Cambiagi, n. 1721 o 1725 – m. Firenze 1795) del 1765 si ricava che poco più tardi l’opera fu riportata in sagrestia, da dove fu sottratta, nel 1810 come bottino di guerra, dalle truppe napoleoniche. Dopo brevissime vicende la tavola fu esposta all’Accademia, ove vi rimase fino al 1945, anno in cui pervenne Galleria degli Uffizi.




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