Annunciazione e santi (Capodimonte) di Filippino Lippi

Filippino Lippi: Annunciazione e santi (Capodimonte)

Filippino Lippi: Annunciazione e santi (Capodimonte)
Filippino Lippi: Annunciazione e santi, anno 1485 circa, tecnica a tempera su tavola, 114 x 124 cm., Museo di Capodimonte, Napoli.

Sull’opera: “Annunciazione e santi” è un dipinto attribuito a Filippino Lippi realizzato con tecnica a tempera su tavola intorno al 1485, misura 114 x 124 cm. ed è custodito nel Museo di Capodimonte a Napoli.

In precedenza il dipinto si trovava a Roma presso il deposito allestito dalle truppe repubblicane francesi nella chiesa di San Luigi dei Francesi, dopodiché, nel 1801, pervenne a Napoli nelle Galleria Francavilla, per poi approdare nell’odierna sede.

Inizialmente la tavola veniva assegnata a Domenico Ghirlandaio (Firenze, 1449 – Firenze, 1494), ma ben presto la maggior parte degli studiosi la riferirono al periodo giovanile di Filippino Lippi, datandola intorno al 1485.

La scena dell’Annunciazione è ambientata in un luogo aperto, il giardino adiacente alla casa della Vergine, di cui viene accennato il portico e il recinto sullo sfondo.

In primo piano, oltre ai due personaggi principali – l’Angelo Gabriele inginocchiato di fronte a Maria che le porge il giglio bianco, simbolo della purezza – giganteggiano le figure di san Giovanni Battista e sant’Andrea, che presenziano l’evento senza prendere attivamente parte alla scena.

Sullo sfondo appare, in lontananza, una rara veduta di Firenze, che lega la presente composizione a una committenza locale – ma non necessariamente fiorentina – come testimonierebbe la presenza di san Giovanni, patrono della città rappresentata dal giglio.

Nella veduta si riconoscono il campanile di Giotto, Santa Maria del Fiore, la Badia e il Bargello.

La stesura pittorica evidenzia l’influenza del padre Filippo (soprattutto nella scena centrale, tema frequente nelle opere paterne) e del suo maestro, Sandro Botticelli.

La resa minuziosa ed efficace della vegetazione, come nel prato fiorito in primo piano, è una costante nella pittura fiorentina di questo periodo, da sempre legata a un interesse naturalistico, derivante dal Gotico internazionale ed integrato da elementi fiamminghi.




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