"Sacra Conversazione" , o "Matrimonio mistico di Santa Caterina", di Fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo

Fra' Bartolomeo: Sacra Conversazione, o Matrimonio mistico di Santa Caterina (Pala Pitti)
Sacra Conversazione, o Matrimonio mistico di Santa Caterina, cm. 356 x 270, Galleria Palatina, Palazzo Pitti, Firenze.

Sull’opera: “Sacra Conversazione”, o “Matrimonio mistico di Santa Caterina”, è un dipinto di Fra’ Bartolomeo realizzato con tecnica ad olio su tavola nel 1512, misura 356 x 270 cm. ed è custodito nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze. 

Iscrizioni: “1512 ORATE PRO PICTORE”

Spostamenti: Chiesa di San Marco a Firenze; dal 1690 al 1919 a Palazzo Pitti; dal 1919 al 1951 alla Galleria degli Uffizi; dal 1951 al 1990 nella Galleria dell’Accademia.

Restauri: Dal 1990 al 1995 su esecuzione di Alessandra Ramat presso l’Opificio delle Pietre Dure a Firenze.

Inventari e fonti manoscritte: BMLF, S, Marco 570, Cronica Conventus S. Marci, dal 1509, e. 33r; BMLF, S, Marco 903, Libro di Ricordanze B, (1516), cc. 127r, 128v: BNCF ms. ii.rv.324, Cronaca, (1598′ 1608), e. 78r; ACSMF, Ricordanze della Sagrestia, (1588-1750), cc. 6v., 7r; BMLF, S. Marco 906, Rimrdawe D, (1637-1780), e. 75v; ASF, Guardaroba, 1067 (1692), c.2v; ASF, Guardaroba, 1222 (1713), e. 31v; AGF, n. 79 (1716-1723), cc. 107-108; ACSMF, Loddi, (1736), cc. 141, 177; ASF, Guardaroba, Appendice 94 (1761), cc. 537v-538r; ASF, Imperiale Rea! Corte 4682, (1791), r, cc, 222v-223r.

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: Inghirami, 1828 pag. 44 e 1834 pag. 40; Masselli, in Bardi, 4° 1842; Chiavacci, 1859, pag. 102; R. Galleria degli Uffizi, 1926, pag. 31; R. Galleria degli Uffizi, 1929, pag. 15; Giglioli, 1932, pasgine 7 e 63; Bonsanti, 1987, pagine 11 e12; Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 95, Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

La scena si svolge entro una vasta edicola: nella zona alta appare un baldacchino sorretto da quattro piccoli angeli, nella parte bassa sono schierati a semicerchio dodici santi, mentre al centro troviamo la Madonna col Bambino in trono e Santa Caterina da Siena nell’atto di ricevere l’anello nuziale dal Piccoletto. Seduti sul primo gradino, due angioletti suonatori con liuto e viella (cfr. Iconografia musicale in Umbria nel XV sec., 1987, pag.106)

I sei santi nella zona di sinistra sono: San Maurizio o San Giorgio (santo con armatura e stendardo, identificato da altre fonti minori in San Michele, o San Vittore), San Paolo, San Pietro, un giovane Santo preso di profilo, Santo Stefano, altro Santo non identificato. I santi nella zona destra, partendo da sinistra, vengono identificati in:  San Bartolomeo, San Francesco (per altri studiosi, San Tommaso), San Domenico, San Pietro Martire e due giovani santi non identificabili.

 La tavola si presenta oggi con un vasto ampliamento nella zona alta – si parla di una fascia in pioppo, in vena,  di 35,5 x 270 cm. e di una fascia di pioppo, in controvena, di 8,5 x 270 cm. – ove viene raffigurata la continuazione a pagoda del baldacchino e la palla d’oro sopra di esso.

Senza le sopracitate aggiunte, la tavola misurerebbe 308 x 267 cm.: 50 cm. in più rispetto alla “Sacra Conversazione” attualmente custodita nel Museo del Louvre (cm 257 x 228) che Fra’ Bartolomeo realizzò poco tempo prima per lo stesso altare della chiesa di San Marco, dedicato a Santa Caterina. Subito dopo il suo trasferimento nella chiesa, la versione del Louvre, firmata e datata dal frate pittore con la scritta “ORATE PRO PICTORE MDXI BARTHOLOME FLOREN.OR.PRAE”, fu acquistata dal governo repubblicano della città di Firenze (1512) per farne dono all’ambasciatore francese Jacques Hurault che, di li a poco, sarebbe dovuto rimpatriare (Fischer, 1982). In sostituzione di quella “Sacra Conversazione”, i frati di San Marco optarono per una nuova versione, di dimensioni più grandi e con una raffigurazione assai più articolata, tanto che nelle “Dipinture delle quali non s’è cavato danari” presenti nell’elenco scritto nel 1516 dal priore, essa viene citata con un valore “di circa due, quattrocento e più doro in oro”, pari al doppio della somma pagata dalla Signoria di Firenze per la versione di Parigi.

La presente versione risulta in fase di realizzazione in un documento (stile fiorentino) datato 5 gennaio 1512. Esiste anche un’altro documento, anch’esso datato 5 gennaio 1512, dal quale si ricava la fine del rapporto di collaborazione con l’Albertinelli e l’elenco relativo alla divisione dei dipinti eseguiti in collaborazione: fra questi non viene menzionata la presente “Sacra Conversazione”. Ciò ci da la certezza che fu realizzata dal frate durante l’anno 1512. Secondo il Borgo (1976, pp. 445-46) non si potrebbe escludere un compimento del lavoro nel marzo dell’anno successivo.

Lo scritto più antico riguardo la pala risale al Vasari, che ne enfatizza l’eccellente disegno e la forza cromatica del rilievo, ottenuto  soprattutto con il prezioso gioco del chiaroscuro: “Sono molte figure in essa intorno a una Nostra Donna, tutte lodatissime, e con una grazia ed affetto e pronta fierezza, vivaci; ma colorite poi con una gagliarda maniera, che paion di rilievo; perché volse mostrare, che, oltre al disegno, sapeva dar forza, e far venire con lo scuro delle ombre innanzi le figure; come appare intorno a un padiglione, ove sono alcuni putti che lo tengono, che volando in aria si spiccano dalla tavola; oltre che v’è un Cristo fanciullo che sposa Santa Caterina monaca, che non è possibile in quella oscurità di colorito che ha tenuto, far più viva cosa”.




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