Fra’ Bartolomeo: Madonna col Bambino, Sant’Anna e i santi protettori di Firenze

Fra’ Bartolomeo: Pala della Signoria

Fra' Bartolomeo: Madonna col Bambino, Sant'Anna e i santi protettori di Firenze (Pala della Signoria)
Madonna col Bambino, Sant’Anna e i santi protettori di Firenze (Pala della Signoria), cm. 465 x 308, Museo di S. Marco, Firenze.

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Sull’opera: “Madonna col Bambino, Sant’Anna e i santi protettori di Firenze (Pala della Signoria)” è un dipinto di Fra’ Bartolomeo realizzato con tecnica a olio su tavola, misura 465 x 308 cm. (altre fonti indicano 444 x 308 cm.) ed è custodito nel Museo di S. Marco, Firenze. La composizione è conosciuta anche come “Pala del Gran Consiglio”.

Spostamenti: dal 1529 al 1540 (circa) a Palazzo Vecchio a Firenze; dal 1540 (circa) al 1690 nella Cappella Medici, San Lorenzo; dal 1690 al 1774 a Palazzo Pitti; dal 1774 al 1923 alla Galleria degli Uffizi.

Restauro: dal 1980 al 1983, presso Opificio delle Pietre Dure.

Mostre: Firenze 1980, “Il Primato del Disegno”.

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: ASF., “Signori e Collegi. Deliberazioni in forza di ordinaria autorità” 112 (1509 – 1510), c. 140; BMLF, San Marco 903, “Ricordanze B” (1513), c. 55 c. (1516); ASF, “Guardaroba” 1067 (1698), c. 22v; ASF, “Guardaroba” 1222 (1713), c. 31v; AGF, n. 79 (1716-23), cc. 108-109; BNCF, ms. Palatino 1177, (secoli XVII e XVIII), c. 8r; ASF, “Guardaroba, Appendice” 94 (1761), c. 538r; AGF, filza III (1774), 3; AGF 113 (1784), II, cc. 284-285; AGF, “Catalogo generale della Galleria di Firenze” (1825), n° 142; Lanzi, 1782, pp. 78-79, 82; “Descrizione della Reale Galleria…”, 1792, pp. 250-51; Fabbroni, 1798, p. 45; “Galerie Imperiale et Royale…”, ed. 1816, p. 93; (Ramirez de Montalvo) Reale Galleria…, 1824, n, pp. 141-48; “Catalogne de la R. Galerie…”, 1860, p. 137; “Catalogo della R Galleria”, 1881, p. 202; Pieraccini, 1910, pp. 176-77; “R. Museo di San Marco…”, 1923, p. 7; Sinibaldi, 1936, p. 23; Ruscelli, 1950, tav. 43; Bonsanti, 1985, pp. 54-55;  Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 100, Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

Dallo scritto del Ridolfi del 1878 si ricava che la pala fu commissionata al frate pittore dal gonfaloniere della Repubblica fiorentina, Pier Soderini, con la delibera datata 26 novembre 1510. Per l’opera, che era destinata a Palazzo Vecchio per adornare l”altare della sala del Consiglio Maggiore, Fra’ Bartolomeo dovette scrupolosamente attenersi alle dimensioni indicategli dalla committenza, perché sarebbe dovuta essere inserita in una cornice già preparata in precedenza da Baccio d’Agnolo, per una pala commissionata nel 1498 a Filippino Lippi, mai portata a termine a causa della sua morte, avvenuta nel 1504.

Da un documento del 5 gennaio 1512 (stile fiorentino, relativo alla fine della collaborazione con l’Albertinelli) si apprende che la composizione in esame in tale data era già stata iniziata: “…la tavola grande che andava in Consiglio in sulla sala, disegnata di spalto di mano di Fra’ Bartolomeo” viene perciò citata fra “i lavori cominciati e non finiti”, spettanti al frate nella divisione fra i due ex collaboratori.

La sala del Maggior Consiglio, simbolo del governo repubblicano, fu demolita nel 1512 con la caduta della Signoria ed il ritorno dei Medici, e la tavola – ancora in pieno svolgimento – aveva perduto la sua destinazione d’origine. Il governo de’ Medici stanziava quindi (documento datato 10 giugno 1513), 100 ducati, riportati nei “Ricordi del convento di San Marco” del 19 luglio, “per conto della tavola cominciata per la sala del Consiglio” (fonte: Marchese, n, 1846, p. 146), con la specifica che sarebbe dovuta essere ubicata non più in quella sala, ma “in quello loco pubblico dove sarà giudicato da nostri excelsi Signori et savi e amorevoli cittadini in la nostra città”.

Una notizia, sempre del Marchese ma di origine vasariana, rende noto che l’artista avrebbe interrotto la realizzazione della grande tavola per rimetterci mano soltanto nel 1517 (anno della sua morte), e che proprio lavorandoci avrebbe compromesso definitivamente la propria salute. Nell’elenco del 1516 in effetti l’opera risulta ancora allo stesso punto di esecuzione: la «Tavola che va nella sala della Signoria in palagio, per essere disegnata …..”. Tuttavia, si sa da fonti certe che dopo la morte del frate la pala, nello stato in cui attualmente appare, rimase nel convento di San Marco.

Nel 1529 il nuovo governo repubblicano, volle ripristinare la sala del Maggior Consiglio e volle la Pala di Fra’ Bartolomeo sull’altare. Quest’ultima operazione avvenne esattamente il 29 marzo.




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