"La lettera", o "Fantesca e signora che scrive una lettera"di Jan Vermeer

Jan Vermeer

Jan Vermeer: La lettera
La lettera, cm. 71,1 x 60,5, Collezione Beit, Blessington

Sull’opera: “La lettera”, o “Fantesca e signora che scrive una lettera”, è un dipinto autografo di Jan Vermeer, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1667, misura 71,1 x 60,5 cm. ed è custodito nella Collezione Beit, Blessington.

La firma dell’artista è riportata sul tavolo, sotto il braccio sinistro della signora che sta scrivendo. Le vesti della fantesca sono simili a quelle di altri dipinti vermeeriani, con particolare riferimento alla “Signora e fantesca che fanno i conti”.

Per alcuni studiosi, il grande quadro appeso alla parete di fondo – raffigurane Mosè salvato dalle acque – viene identificato come opera di Jacob van Loo (1614, Sluis – 1670, Parigi), o di artista vicino al suo stile italianizzante.

Per quanto riguarda la storia esterna del dipinto in esame, assieme alla “Suonatrice di chitarra”, dopo la morte di Vermeer, rimase presso la moglie Catharina, la quale li cedette entrambi al loro fornaio H. van Buyten per saldare un debito di 617 fiorini e 6 stuyvers. Nel 1730 il dipinto, ormai separato dall’altro, si trovava alla vendita J. van Belle di Rotterdam con la dicitura “Giovane seduta che scrive una lettera, mentre, dietro, la domestica sta attendendo”, dove fu acquistato per 155 fiorini. Più tardi si trovava da F. van Bieiswijk di Delft (menzionato nell’inventario del 1734 di H. van Slingelandt, suo diretto erede, con valutazione pari a 30 fiorini). In seguito – probabilmente – passò attraverso la vendita di Bl. de Gagny, svoltasi a Parigi nel 1776 sotto il nome di Terborch (“Donna che scrive e fantesca che aspetta”); poi, attraverso la vendita di Poulain, svoltasi nel 1780 nella stessa città. Sempre verosimile, ma certamente più sicuro, è il fatto che la tela passasse per la vendita di M. von Aichholz a Vienna. Nel 1889 venne acquistata per 62-000 franchi all’asta parigina di Secrétan. Nel 1892 risultava presso l’antiquario Sedelmeyer; quindi, nella collezione Marinoni, e — ancora a Parigi — sul mercato. Infine pervenne alla casa Kleinberger che la cedette a Sir A. Beit.




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