La Maja desnuda e la Maja vestita del Goya

Francisco Goya

Goya - La Maja desnuda
La Maja desnuda, 97 x 190, Madrid, Prado. 

Sull’opera: “La Maja desnuda” o “la maja nuda” è un dipinto autografo di Francisco Goya realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1800 – 1803, misura 87 x 190 cm. ed è custodito a Madrid nel Museo del Prado.

Sull’opera: “La Maja vestida” o “la maja vestita” è un dipinto autografo di Francisco Goya realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1800 – 1803, misura 87 x 190 cm. ed è custodito a Madrid nel Museo del Prado

Goya - La Maja vestita
La Maja vestita 95 x 190 Madrid Prado.

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Le due “Maja” del Museo del Prado

La ‘”Maja’ desnuda” e la “Maja’ vestida” sono fra capolavori più famosi di Goya, soprattutto per quel senso di “proibitivo” che sprigiona la prima. Alcuni studiosi sostennero che la Maja si potesse identificare  nella duchessa de Alba, cosa che la maggioranza della critica escludeva a priori. Si sa invece con certezza che la Maja vestida fu realizzata dal Goya per celare la desnuda. Fatte queste premesse riguardo la “desnuda” e la “vestida”, resta da chiarire tutto il resto, e cioè: il loro concepimento, l’esatta cronologia ed il commissionario. La prima documentazione certa è l’inventario dei quadri (datato 1 gennaio 1803), appartenente al ministro Godoy, nel quale sono catalogate entrambe le “Maje” con la seguente dicitura: “Numero 122: Dos cuadros […] representa uno una Venus sobre el lecho, otro una maja vestida, autor Francisco Goya”. Ciò fece presupporre che fosse stato lo stesso ministro ad ordinarle al Goya, e quindi, la credenza, fu portata avanti per tradizione fino ai nostri giorni. Quello che più rafforzava tale ipotesi, era l’autorevole copertura per un’opera di così elevata audacia: avrebbe il Goya mai affrontato una tematica così scandalosa? Lo studioso d’arte Beruete nel 1916 scarta l’ipotesi della copertura, assicurando — ma senza nessuna documentazione — che il ministro era venuto in possesso delle due opere in data anteriore al 1803, probabilmente dalla famiglia della duchessa de Alba, scomparsa nel 1802. Ma non esiste – come già detto in precedenza – nessun documento che assegni alla duchessa la proprietà delle due opere. Ezquerra del Bayo, nel 1928, rilanciò l’ipotesi dell’identificazione della stessa dama, e che le opere fossero state realizzate nel periodo in cui il Goya soggiornava nella residenza estiva della duchessa de Alba a Sanlùcar. Si conosce per certo che, durante quel soggiorno, l’artista realizzò una serie di disegni in cui comparivano le immagini della duchessa, alcune tra le quali in atteggiamenti anche maliziosi. Una copia di questi disegni fu perduta, e secondo Salas, che nel 1970 la ritrovò e la rese nota, avrebbe molte affinità con i dipinti, che sarebbero stati realizzati per la duchessa nel periodo estivo del 1799 o poco più tardi.

Come già detto e ripetuto, non esistono altre documentazioni, perciò anche un argomento di scarso rilievo come quello sopra riportato poteva essere preso in seria considerazione per arrivare alla committenza. Ma una notizia di fonte anche troppo vicina al Goya venne a creare ancor più confusione: il figlio dell’artista assegnò l’originaria proprietà delle due “Maje” al Principe de la Paz. Più tardi il nipote di Goya rilasciò notizie ancora più discostanti.




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