"Guidoriccio da Fogliano" di Simone Martini

Simone Martini

Guidoriccio da Fogliano
Guidoriccio da Fogliano, cm. 340 x 968, Palazzo Pubblico, Siena

        Sull’opera: “Guidoriccio da Fogliano” è un affresco autografo di Simone Martini, realizzato 1328, misura 340 x 968 cm. ed è custodito nel Palazzo Pubblico di Siena.

Il dipinto si estende per tutta la parte adiacente al soffitto – molto distante in altezza dal pavimento – nella parete di fondo della sala detta “del Mappamondo”, di fronte alla “Parete della Balestra” dove è rappresentata la Maestà (cm. 763 x 970). L’affresco riporta sulla parte bassa della cornice la scritta “ANO. DNI. M. CCC. XX. VIII” indicante l’anno di esecuzione. L’autografia di Simone Martini, ricavata da documentazioni esistenti (tra le più autorevoli ricordiamo i libri della Biccherna), non ha mai dato adito a discussioni.

L’affresco fu commissionato intorno all’ottobre-dicembre del 1328 e assegnato – come appartenenza – al ciclo dei “Castelli conquistati dalla repubblica di Siena”, dovendo proseguire lungo le altre due pareti maggiori della sala. L’intero ciclo fu iniziato nel 1314 con la rappresentazione del Castello di Giuncarico, quindi continuato con la presente opera e portato a termine dallo stesso artista nel 1331 con la raffigurazione dei Castelli di Arcidosso e di Casteldelpiano (ormai andati perduti).

In questa composizione rimane intatto anche il suo idealizzato modulo formale, dove la favola persevera incontrastata in un elegante ed aristocratico tono che intende celebrare, con un’astrazione umanistica, non più l’essere divino ma l’uomo, nella figura di Guidoriccio da Fogliano, il grande condottiero vincente su Castruccio Castracani e conquistatore di Montemassi. In un paesaggio bigio, spoglio delle cose più naturali, irto di castelli e torri con bandiere sventolanti, con lunghi steccati, sguarnite montagne e con un tetro accampamento nella vallata, il protagonista, più che essere celebrato, è semplicemente raffigurato. Ma questa figura solitaria, viene rappresentata dall’artista come una apparizione di un personaggio nel suo superbo e rigido profilo, inserito in un ampio ambiente irreale dove incombe la sua supremazia.




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