"Salvator Mundi" di Fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo

Fra' Bartolomeo: Salvator Mundi
Salvator Mundi, cm. 203,5 x 282,  Galleria Palatina di Palazzo Pitti. Firenze.

Sull’opera: “Salvator Mundi” è un dipinto di Fra’ Bartolomeo realizzato con tecnica ad olio su tavola (attualmente si presenta su tela) nel 1516, misura 203,5 x 282 cm. ed è custodito nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze.

Iscrizioni: si presenta con la scritta, compresa di data, “F. BARTO… P. 1516”.

Spostamenti: Santissima Annunziata, Collezione del cardinale Carlo de Medici, Casino Mediceo, Firenze; Collezioni Granducali, palazzo Pitti Firenze; Galleria Palatina, di Palazzo Pitti, Firenze.

Restauro: 1991-96, Stefano Scarpelli, coadiuvato da Elisabetta Grilli e Silvia Alterini, con il contributo di “World President’s Organization”.

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: BMLF; San Marco 903, Ricordanze B, p. 127 ff. (3 dicembre 1516); ASF, Cartapec. segn. n° 487, Diplomatico (15 dicembre 1520); ASF, Conv. Soppr. 119; Santissima Annunziata, Ricordi segn. AA. f. 31r (15 dicembre 1520); ASF, Conv. soppr. 119; Santissima Annunziata, Compendio di Bolli e Privilegij… f. 23v (15 dicembre 1520); ASV, Conv. soppr. 119; Santissima Annunciata, Libro di memorie “obblighi” (s.a.), pagine 59, 119; ASF, Guardaroba 758, f, 4v (1666); AGF, ms. 279 (1799); Parigi, Louvre, Archives- Comptabilité 2,4 (9.8.1801); Parigi, Louvre, Archives, C.om’ptabilité, an x. 5 Germinal (26 marzo 1802); Parigi, Louvre, Archives. Comptabilitè 1806; Parigi, Archives Nationale 02 818, ler trim. 1807; Inghirami, 1828, pag. 38; Id, 1834, p. 32; Chiavacci, 1859, pagine, 78 e 79; Rusconi, 1937, pagine 56 e 57; Chiarelli, 1956, p. 817; Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 114, Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

Dalle “Vite” del Vasari si ricava che Salvatore Billi, un noto mercante di Firenze commissionò a Fra’ Bartolomeo una “tavola, nella quale vi fosse raffigurato il Salvatore attorniato dagli evangelisti con “due putti che tengono la palla del mondo”, e altri due quadri rappresentanti i profeti. Le tre composizioni vennero sistemate sotto l’organo nella chiesa di Santa Maria dei Servi di Firenze, l’attuale Santissima Annunziata.

Da documentazioni più tarde appare chiaro che il “Salvator Mundi” era ubicato al centro ed affiancato dalle due composizioni dei profeti Isaia e Giobbe, di minori dimensioni. Quella con il Redentore viene anche ricordata nell’elenco delle opere del frate pittore redatto dal confratello Fra’ Bartolomeo Cavalcanti nel 1516. Nulla si sa sulla modalità e sui tempi di consegna dei due profeti, anche se si è propensi a pensare che le  tre tavole fossero state consegnate in un periodo abbastanza ristretto, ma possiamo evincere che l’intero ciclo pittorico fu portato a termine entro il Capodanno fiorentino, intorno al marzo 1516, perché tale è la data che si legge sotto la firma di Fra’ Bartolomeo, sullo scalino di sinistra del Salvator Mundi.

Salvatore di Bartolomeo di Antonio Billi (questo è il vero nome del committente a differenza di quello, erroneamente detto, di Salvatore di Giuliano di Bartolomeo Cavalcanti), aveva lavorato come dirigente in una filiale della banca degli Strozzi di Napoli. Quando questa famiglia interruppe l’attività in quella città Salvatore Billi, diventato indipendente, iniziò un lavoro del tutto diverso, commerciando vari tipi di vino, stoffe, pietre dure e allume. Poco più tardi lo stesso Billi, ritornando in proprio – e con l’aiuto economico degli Strozzi – all’attività bancaria finì in un clamoroso fallimento e dovette fare ritorno a Firenze, dove vi morì senza prole nel periodo compreso tra il 1524 e il 1530 (fonte: Dizionario biografico degli italiani, Roma 1960, vol. 10, p. 469). I suoi rimanenti beni andarono ai figli del cugino Antonio di Francesco, di cui si pensa fosse l’autore, o probabilmente soltanto il possessore, del Libro di Antonio Billi, in cui però non viene menzionata la cappella della Santissima Annunziata (Magliabechiano Frey, 1892).

All’inizio del XVII secolo la generazione dei Billi si estinse e, nel 1603, i padri di quella chiesa passarono la cappella in patronato a Lorenzo de’ Soldani (Tonnini, 1876, p. 208). Probabilmente nel 1631, anno in cui il San Rocco di Veit Stoss (Horb am Neckar, 1447 – Norimberga, 1533) venne sistemato nella cappella, le tre opere del frate pittore furono vendute al cardinale Carlo de’ Medici (fonti: Lafenester e Richtenberger, 1894, pag. 141, riferiscono, senza indicare alcuna documentazione, che le tavole pervennero al cardinale nel 1618, dopo la loro rimozione per il trasferimento del San Rocco (Paatz, I, 1940-54, pag. 168 n° 329)).

Al posto del “Salvator Mundi” fu sistemata una riproduzione che, secondo alcuni studiosi, sarebbe da attribuire a Jacopo da Empoli (Firenze 1551 – 1640) (fonti: Moreni, 1761, pag. 27; Baldinucci-RanaIli, III, 1845, pag. 10; De Vries, 1933, p. 338), mentre per altri a Domenico Pugliani (Vaglia, presso Firenze, 1589; Firenze, 1658) (fonte: Del Migliore, 1684, pag. 273; Rica, 1759, VIII, pag. 32). A tali contrasti di assegnazione della copia si è aggiunto altro impedimento dovuto al forte danneggiamento dell’alluvione del 1966, che ha scoraggiato ogni altra ricerca relativa all’autografia.

Nel 1666 tutte e tre tavole del frate pittore si trovavano presso il Casino Mediceo: il Salvator Mundi nella cappella, mentre i profeti Isaia e Giobbe nella galleria (fonte: ASF, Guardaroba 1666, 758, f. 4v, 21v e 22v). Del Migliore in “Firenze città nobilissima illustrata” (Firenze, 1684) ci informa  che nel 1684 la tavola grande si trovava ancora nella cappella. Nel 1728 i Richardson la indicavano nella residenza, a palazzo Pitti, del Gran Principe Ferdinando, ceduta dalla chiesa di Pescia nel 1697. Tali date risultano perciò assai pertinenti e sono valide anche per il collocamento a Pitti del Salvator Mundi, le cui dimensioni furono modificate per generare un pendant adattato alla “Madonna del Baldacchino” di Raffaello. Infatti attualmente le due opere sono comprese in cornici uguali – e per di più – con tutte le peculiarità della raccolta del principe Ferdinando.

Nel 1799 il Salvator Mundi, come bottino di guerra delle truppe napoleoniche, fu trasferito Musée Central des Arts di Parigi. Nonostante il difficile trasporto attraverso le Alpi l’opera non subì danneggiamenti ma risulta che subito dopo il lungo viaggio, nel 1802, venne sottoposta ad un leggerissimo restauro. Il grande trauma la stesura pittorica lo subì tra l’ottobre del 1806 ed il marzo del 1807, quando il restauratore Hoogstoel la trasportò dal supporto ligneo alla tela. In tale operazione Hoogstoel non si curò di trasferire anche il sottostante strato di gesso con il relativo disegno preliminare, che fu completamente distrutto e gettato insieme ad altri rifiuti.

Con la fine delle guerre napoleoniche il Salvator Mundi fu riportato a Firenze (Inghirami, 1828) ed è oggi si trova esposto nella Galleria Palatina. Le tavole con i due profeti furono trasferite nella Tribuna degli Uffizi (Montalvo, I, 1817-27, pag. 119), finché vennero definitivamente portati all’Accademia alla fine della seconda guerra mondiale.




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