"Dal ciarlatano" di William Hogarth

William Hogarth

William Hogarth: Il matrimonio alla moda - Dal ciarlatano
Dal ciarlatano, cm. cm. 68,5 x 89, National Gallery di Londra.

Ritorna al ciclo de “Il matrimonio alla moda”

Sull’opera: “Dal ciarlatano” è un dipinto autografo di William Hogarth, appartenente al ciclo “Matrimonio alla moda”, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1744, misura 68,5 x 89 cm. ed è custodito nella National Gallery di Londra. 

 L’episodio della presente composizione si svolge nella casa del dottor Misaubin, allora famoso negli ambienti londinesi per le sue specifiche cure antiveneree e per le caratteristiche pillole, che gli valsero l’appellativo di Mr. Pilule (Sig. Pillola).

Il guaritore qui raffigurato non è però l’emaciato e smunto ciarlatano francese, di cui già l’artista ne fece satira nella “Carriera della cortigiana”. Qui, probabilmente per una “beffarda contrapposizione” trattasi invece d’un figuro basso e tarchiato. Accanto a lui, una donna abbastanza alta, con in mano un coltello, che osserva con attenta ironia il conte: si pensa sia da identificarsi nella moglie irlandese del dottor Misaubin, che J. T. Smith (“Nollekens and his Times, 1828) volle descrivere, per l’appunto, di statura eccezionalmente alta.

Il visconte, innalzando la rossa canna, porge al ciarlatano una scatoletta contenente delle pillole; vicino a lui appare una giovane donna dall’aria abbattute con in mano un simile contenitore di pillole; in testa ha una piccola cuffia bianca in tutto analoga a quella descritta nella pagina precedente.

L’artista nell’arredamento ha voluto inserire moltissime allusioni: nella zona a sinistra appare un armadio con alcuni vasi per prodotti farmaceutici, sovrastato da una testa imbalsama di un indefinibile ma orrendo animale; nei pressi, due sarcofaghi di antichi egizi e, sulla parete, le figure di un antropofago e di un ermafrodito; sulla parete verso destra, un grosso armadio con un’anta completamente aperta dove appare uno scheletro nell’atto di baciare una figura anatomica (Trusler ipotizza un significato simbolico per cui, le ossa mettono in guardia la carne a non avere fiducia nei ciarlatani), e un’altra testa imbalsamata.

Sopra l’armadio, un coccodrillo imbalsamato (o semplicemente essiccato), uno scudo e una lancia (che alludono – si pensa a don Chisciotte – a Hudibras) un uovo di struzzo, indefinite raffigurazioni anatomiche, una testa pubblicitaria, un femore, un tripode per alambicco (assai probabile il riferimento alle forche di Tyburn, da cui proverrebbe lo scheletro sottostante), un vaso da notte di vetro, un bacile e un corno di narvalo, che pende sulla parete come un’insegna di barbiere. Il tutto a testimoniare il basso profilo dell’attività di cerusico, già praticata dal padrone macchinoso dottore.

Da un uscio appena aperto si riesce ad intravedere l’officina, rigonfia di storte e alambicchi. In primo piano, sulla estrema destra, su due macchine assai complicate, appaiono due volumi, di cui uno aperto dove si legge: “Explication / de deux / machines superbes / l’un pour remettre l’epaules / l’autre pour servir de / tire bouchon / inventes par monsr / de la Pillule / Vues et aprouveès par / l’Academie Royal / des sciences / a Paris”).

Sul significato della presente composizione, alquanto ingarbugliato oscuro, gli studiosi hanno fornito varie spiegazioni, molte delle quali assai discordanti, ma comunque con comuni riferimenti alle illecite avventure amorose del visconte e ad una conseguente malattia venerea.




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