"Ritrovamento delle tre croci e la verifica della vera Croce" di Piero della Francesca

Piero della Francesca – Storie della vera Croce

Ritrovamento delle tre croci e la verifica della vera Croce
Ritrovamento delle tre croci e la verifica della vera Croce, 356 x 747 cm. Chiesa di San Francesco, Arezzo. Particolari: sinistrodestro

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Sull’opera: “Ritrovamento delle tre croci e la verifica della vera Croce” è un dipinto di Piero della Francesca, appartenente al ciclo di affreschi delle “Storie della vera Croce”, realizzato nel 1460 (?) con aiuti (gruppo delle veneranti), misura 356 x 747 cm. ed è custodito nella basilica di San Francesco ad Arezzo.

La premessa alle storie raffigurate da Piero della Francesca viene così presentata nella “Legenda aurea”: Giunti nella zona indicata da Giuda si sentono fortissimi odori di spezie, talmente intensi da far convertire l’ebreo che inizia all’istante a collaborare “francamente” al ritrovamento delle croci. Si scava nel terreno e, al raggiungimento dei “venti passi”, le croci vengono riportate alla luce e quindi al cospetto di Sant’Elena che ne aveva fatta rischiesta. La scena del ritrovamento delle tre croci si svolge nella parte sinistra del dipinto, a cui viene integrata allo stesso tempo, anche la presentazione alla regina di Saba. L’Imperatrice attorniata dal suo seguito, tra cui anche un nano, segue attimo per attimo gli scavatori, dei quali su “Le Vite” del Vasari viene evidenziato quello alla destra del gruppo: “un villano che, appoggiato con le mani in su la vanga, sta con prontezza a udire parlare sant’Elena mentre le tre croci si dissotterrano, che non è possibile migliorarlo”. Sullo sfondo collinare, come un improvvisa apparizione, spicca la città di Gerusalemme con caratteristiche aretine, nella quale domina in alto la facciata rossa della chiesa di San Francesco.

L’episodio della verifica della vera Croce viene raffigurato nella parte destra del dipinto: “E, non sappiendo discernere la croce di Cristo da quelle due de’ ladroni, si (in riferimento all’Imperatrice Elena) le puose nel mezzo de la cittade aspettando ivi la gloria del Signore. Et eccoti ne l’ora de la terza, portandosi uno morto giovane a sotterrare. Giuda tenne mano al cataletto e puose la prima e la seconda croce sopra il capo del morto, ma neente risuscitoe; puosevi la terza croce: incontanente tornò a vita il morto”.

Nella scena, in una luce mattutina, la regina e le proprie dame sono inginocchiate per venerare il sacro legno (alla stessa maniera in cui viene raffigurata la scena dell’affresco de ‘”L’adorazione del legno“, ubicato frontalmente, dove invece le dame rimangono in piedi), osservate da tre personaggi con grandi e strani copricapi probabilmente di tipo orientale. Anche in questa composizione, come in quella de “L’incontro di Salomone con la regina di Saba” (stesso comparto de “L’adorazione del legno”), l’architettura con tutti i suoi elementi riveste un rilievo risolutivo nella semplicità costruttiva della composizione, qui ancora più libera e variata: un’architettura “di gusto albertiano che, da Rimini, trapasserà poco dopo a Venezia, quasi insieme con la pittura di Piero” (Longhi in “P” 1950).

 La scena è priva di ogni enfatizzazione di drammaticità e tutto viene svolto come in una rievocazione di episodi da sempre narrati, ma che si trasformano da spettacolo a vera e propria celebrazione di riti, ancor più suasivi per via della semplicità in cui appaiono le azioni dei personaggi. Riguardo all’autografia, l’ammissione di una estesa esecuzione di Piero della Francesca è universale, salvo sicuri interventi di collaboratori, da identificarsi probabilmente nel solo gruppo delle veneranti, compresa naturalmente Sant’Elena (fonte: Toesca).




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