"Compianto sul Cristo morto" di Luca Signorelli

Luca Signorelli

Compianto sul Cristo morto
Compianto sul Cristo morto, 1502, tempera su tavola, 270 × 240 cm., Museo diocesano, Cortona.

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Sull’opera: “Compianto sul Cristo morto” è un dipinto di Luca Signorelli realizzato con tecnica a tempera su tavola intorno al 1502, misura 270 x 240 cm. ed è custodito nel Museo diocesano a Cortona. 

 Dalle Vite di Giorgio Vasari (edizione del 1568) si ricava che nel 1502 all’artista morì il figlio Antonio a causa della peste che a quel tempo imperversava a Cortona. Intensamente turbato Signorelli si sarebbe recato sul luogo del triste evento per riconoscerne il corpo, che ritrasse, dopo averlo fatto completamente svestire: “con grandissima constanza d’animo, senza piangere o gettar lacrima […], per vedere sempre che volesse, mediante l’opera delle sue mani quella che la natura gli aveva dato e tolto la nimica fortuna”.

 L’episodio sopra descritto si adegua sufficientemente alla nobilitazione che il Vasari spesso riservava alle vite dei pittori. Alcuni studiosi hanno voluto identificare nella figura del Cristo delle due versioni del “Compianto sul Cristo morto” – quella della presente pagina e quella della Cappellina dei Corpi Santi nel Duomo di Orvieto – il ritratto del figlio morto.

È comunque comunque probabile che l’aneddoto sopra riportato non corrisponda al vero, specialmente nel quadro dell’enfatizzazione ideale della vita artistica dei soggetti nelle “Vite” vasariane, soprattutto nel caso di Signorelli che, secondo il disegno letterario del grande critico, avrebbe dovuto prefigurare la vicenda del “divino” Michelangelo Buonarroti.

La scena principale è ambientata sotto la croce, con un nutrito gruppo di personaggi attornianti il corpo di Cristo, appena deposto, mantenuto staccato dal terreno dal sostegno delle ginocchia della Madonna e delle gambe della Maddalena. Tutt’intorno appaiono le pie donne, Giovanni apostolo con le mani incrociate e due uomini che conversano. Uno di questi ultimi – quello con la barba –  reca la corona di spine ed i chiodi. In primissimo piano spiccano un teschio, tipico “memento mori” (“ricordati che devi morire”) del Calvario, e il martello impiegato per piantare i chiodi per la crocifissione di Gesù. Alcuni raccapriccianti particolari integrano la già intensa espressività della narrazione, come il fresco e fluente rivolo di sangue che ancora scende dalla croce. Sullo sfondo appare, al centro, la tipica veduta paesistica con costruzioni affacciate su un lago, e, ai lati, le scene della Crocifissione (a sinistra) e della Resurrezione (a destra).

L’opera mostra un “drammatico affollamento “[Paolucci, cit., pag. 310].

 Predella: L’opera è corredata della predella, nella quale vengono raffigurate quattro scene degli eventi avvenuti prima della Passione: Orazione nell’orto, Ultima cena, Cattura di Cristo e Flagellazione. Si evidenzia in questi piccoli riquadri uno stile più sbrigativo e poco fluente, realizzati probabilmente da aiuti bottega su disegno dell’artista.

Le raffigurazioni della predella:

L'orazione nell'orto
L’orazione nell’orto
L'ultima cena
L’ultima cena
La cattura di Cristo
La cattura di Cristo
La Flagellazione

La Flagellazione.




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